lunedì 10 gennaio 2022
Dalla pandemia con le sue conseguenze sanitarie ed economiche alla crisi migratoria, dalla minaccia del “pensiero unico” con la cancel culture alla denuncia del commercio delle armi: i temi affrontati
Il Papa incontra il corpo diplomatico

Il Papa incontra il corpo diplomatico - Vatican Media

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“Dialogo e fraternità” sono i due “fuochi essenziali” per superare le crisi del momento presente. Lo ha ribadito papa Francesco nel tradizionale incontro di inizio d’anno con il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Un “incontro di famiglia” in cui il Pontefice ha pronunciato un discorso ampio e articolato in cui ha segnalato analiticamente “luci e ombre” che caratterizzano il tempo presente. Dalla pandemia con le sue conseguenze sanitarie ed economiche alla crisi migratoria, dalla minaccia del “pensiero unico” con la cancel culture alla denuncia del commercio delle armi. Con la sottolineatura che il possesso stesso delle armi atomiche è “immorale”. Con il doloroso riconoscimento degli abusi consumatisi nella Chiesa. E con una disamina delle tante situazioni di guerra e di crisi nel mondo. Tenendo sempre a mente che lo scopo della diplomazia è “aiutare a mettere da parte i dissapori della convivenza umana, favorire la concordia e sperimentare come, quando superiamo le sabbie mobili della conflittualità, possiamo riscoprire il senso dell’unità profonda della realtà”.

IL TESTO

Riguardo alla pandemia Papa osserva che “laddove si è svolta un’efficace campagna vaccinale il rischio di un decorso grave della malattia è diminuito”. È dunque “importante che possa proseguire lo sforzo per immunizzare quanto più possibile la popolazione”. La cura è “un obbligo morale”. Quindi, nonostante messaggi ideologici contrari fondati “su notizie infondate o fatti scarsamente documentati”, i vaccini “rappresentano certamente, in aggiunta alle cure che vanno sviluppate, la soluzione più ragionevole per la prevenzione della malattia”. D’altra parte ci deve essere poi l’impegno della politica a “perseguire il bene della popolazione attraverso decisioni di prevenzione e immunizzazione, che chiamino in causa anche i cittadini affinché possano sentirsi partecipi e responsabili, attraverso una comunicazione trasparente delle problematiche e delle misure idonee ad affrontarle”. Perché “la carenza di fermezza decisionale e di chiarezza comunicativa genera confusione, crea sfiducia e mina la coesione sociale, alimentando nuove tensioni”. Infine, occorre “un impegno complessivo della comunità internazionale, affinché tutta la popolazione mondiale possa accedere in egual misura alle cure mediche essenziali e ai vaccini”. Con l’appello affinché “i Governi e gli enti privati interessati mostrino senso di responsabilità, elaborando una risposta coordinata a tutti i livelli”. E affinché “le regole monopolistiche non costituiscano ulteriori ostacoli alla produzione e a un accesso organizzato e coerente alle cure a livello mondiale”.

Il Papa incontra il corpo diplomatico

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Papa Francesco ha ricordato alcuni momenti dell’anno passato. La giornata del 1° luglio scorso, dedicata alla riflessione e alla preghiera per il Libano. Con un messaggio forte al Paese dei cedri: “Al caro popolo libanese, stretto dalla morsa di una crisi economica e politica che fatica a trovare soluzione, desidero oggi rinnovare la mia vicinanza e la mia preghiera, mentre auspico che le riforme necessarie e il sostegno della comunità internazionale aiutino il Paese a rimanere saldo nella propria identità di modello di coesistenza pacifica e di fratellanza tra le varie religioni presenti”.

Rievocando la tappa a Lesbo del viaggio a Cipro e Grecia, il Papa ha approfondito la questione dei migranti. Di fronte ai loro volti “non possiamo rimanere indifferenti e non ci si può trincerare dietro muri e fili spinati con il pretesto difendere la sicurezza o uno stile di vita”. Francesco ringrazia “quanti, individui e governi, si adoperano per garantire accoglienza e protezione ai migranti, facendosi carico anche della loro promozione umana e della loro integrazione nei Paesi che li hanno accolti”. Denuncia la “disumanizzazione” dei migranti “concentrati in hotspot, dove finiscono per essere facile preda della criminalità e dei trafficanti di esseri umani, o per tentare disperati tentativi di fuga che a volte si concludono con la morte”. Rinnova la sua “gratitudine” alle “Autorità italiane, grazie alle quali alcune persone sono potute venire con me a Roma da Cipro e dalla Grecia”. E rivolgendosi all’Unione Europea la invita a trovare “la sua coesione interna nella gestione delle migrazioni, come l’ha saputa trovare per far fronte alle conseguenze della pandemia”. Occorre, infatti, “dare vita a un sistema coerente e comprensivo di gestione delle politiche migratorie e di asilo, in modo che siano condivise le responsabilità nel ricevere i migranti, rivedere le domande di asilo, ridistribuire e integrare quanti possono essere accolti”.

Per il Papa la questione migratoria, come anche la pandemia e il cambiamento climatico, “mostrano chiaramente che nessuno si può salvare da sé, ossia che le grandi sfide del nostro tempo sono tutte globali”. Di qui la necessità di recuperare “il multilateralismo, ovvero quello stile diplomatico che ha caratterizzato i rapporti internazionali dalla fine della seconda guerra mondiale”. Multilateralismo in crisi anche per la diversa visione, tra i vari membri, degli scopi che esse si dovrebbero prefiggere. Infatti “non di rado il baricentro d’interesse si è spostato su tematiche per loro natura divisive e non strettamente attinenti allo scopo dell’organizzazione, con l’esito di agende sempre più dettate da un pensiero che rinnega i fondamenti naturali dell’umanità e le radici culturali che costituiscono l’identità di molti popoli”. Questa è “una forma di colonizzazione ideologica”, che “non lascia spazio alla libertà di espressione e che oggi assume sempre più la forma di quella cancel culture, che invade tanti ambiti e istituzioni pubbliche”. Si va elaborando infatti “un pensiero unico costretto a rinnegare la storia, o peggio ancora a riscriverla in base a categorie contemporanee, mentre ogni situazione storica va interpretata secondo l’ermeneutica dell’epoca”. La diplomazia multilaterale quindi “è chiamata perciò ad essere veramente inclusiva, non cancellando ma valorizzando le diversità e le sensibilità storiche che contraddistinguono i vari popoli”.

Per il Papa poi “non bisogna mai dimenticare che ci sono alcuni valori permanenti”. E ha aggiunto: “Desidero richiamare specialmente il diritto alla vita, dal concepimento sino alla fine naturale, e il diritto alla libertà religiosa”.

Riguardo poi al cambiamento climatico, Francesco osserva che nella COP26 a Glasgow “sono stati compiuti alcuni passi che vanno nella giusta direzione, anche se piuttosto deboli rispetto alla consistenza del problema da affrontare”. E il 2022 “sarà un altro anno fondamentale per verificare quanto e come ciò che si è deciso a Glasgow possa e debba essere ulteriormente rafforzato, in vista della COP27, prevista in Egitto nel novembre prossimo”.

Per il Pontefice “dialogo e fraternità” sono “i due fuochi essenziali per superare le crisi del momento presente”. Tuttavia, nonostante “i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti”, e tutta la comunità internazionale “deve interrogarsi sull’urgenza di trovare soluzioni a scontri interminabili, che talvolta assumono il volto di vere e proprie guerre per procura (proxy wars)”. Francesco richiama i conflitti in Siria, in Yemen, in Israele e Palestina, in Libia, nella regione del Sahel, in Sudan, Sud Sudan ed Etiopia. Quindi “le profonde disuguaglianze, le ingiustizie e la corruzione endemica, nonché le varie forme di povertà che offendono la dignità delle persone, continuano ad alimentare conflitti sociali anche nel continente americano, dove le polarizzazioni sempre più forti non aiutano a risolvere i veri e urgenti problemi dei cittadini, soprattutto dei più poveri e vulnerabili”.

E poi le situazioni crisi in Ucraina e nel Caucaso meridionale, nei Balcani e in primo luogo in Bosnia ed Erzegovina, in Mynmar. Tutti i conflitti, sottolinea il Papa, “sono agevolati dall’abbondanza di armi a disposizione e dalla mancanza di scrupoli di quanti si adoperano a diffonderle”. Riguardo a quelle nucleari Francesco ribadisce che la Santa Sede “rimane ferma” nel sostenere che “sono strumenti inadeguati e inappropriati a rispondere alle minacce contro la sicurezza nel 21° secolo e che il loro possesso è immorale”. Di qui l’auspicio che la ripresa a Vienna dei negoziati circa l’Accordo sul nucleare con l’Iran (Joint Comprehensive Plan of Action) “possa conseguire esiti positivi per garantire un mondo più sicuro e fraterno”.

Nella parte finale del suo discorso il Papa richiama il Messaggio per la Giornata mondiale per la pace, in cui ha messo in evidenza due elementi “essenziali per favorire una cultura del dialogo e della fraternità”. L’educazione e il lavoro. Il processo educativo è “espressione eminente del dialogo, perché non vi è vera educazione che non sia per sua struttura dialogica” . Ed è in questo contesto che Francesco esprime il “dolore” nel “constatare come in diversi luoghi educativi – parrocchie e scuole – si siano consumati abusi sui minori, con gravi conseguenze psicologiche e spirituali sulle persone che li hanno subiti”. Si tratta “di crimini, sui quali vi deve essere la ferma volontà di fare chiarezza, vagliando i singoli casi, per accertare le responsabilità, rendere giustizia alle vittime e impedire che simili atrocità si ripetano in futuro”.

I RAPPORTI DIPLOMATICI DELLA SANTA SEDE CON IL MONDO

Il Papa poi auspica che i governi investano di più nell’educazione. Con il richiamo all’urgenza di vigilare “affinché tali strumenti non sostituiscano i veri rapporti umani, a livello interpersonale, familiare, sociale e internazionale”. Infatti “se fin da piccoli si impara a isolarsi, più difficile sarà in futuro costruire ponti di fraternità e di pace”. Il secondo elemento essenziale per favorire la cultura della fraternità e del dialogo, conclude Francesco, è il lavoro, “fattore indispensabile per costruire e preservare la pace”. La pandemia abbia messo a dura prova l’economia mondiale, e il numero delle persone annoverate nella categoria della povertà estrema è in sensibile aumento. Anche in quest’ambito è quindi “necessaria maggiore cooperazione tra tutti gli attori a livello locale, nazionale, regionale e globale, specialmente nel prossimo periodo, con le sfide poste dall’auspicata riconversione ecologica”. Gli anni a venire saranno perciò “un tempo di opportunità per sviluppare nuovi servizi e imprese, adattare quelli già esistenti, aumentare l’accesso al lavoro dignitoso e adoperarsi per il rispetto dei diritti umani e di livelli adeguati di retribuzione e protezione sociale”.

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