giovedì 2 agosto 2018
Francesco ha ricevuto in Vaticano, prima dell’udienza generale, i giovani gesuiti che partecipano all'incontro “European Jesuits in formation”, in corso a Roma
Papa Francesco: fare il Papa non è facile, ma è divertente

Ci sono «tanti giovani senza lavoro» perché «c’è una risistemazione dell’economia mondiale, dove l’economia, che è concreta, lascia il posto alla finanza, che è astratta» e «crudele». E in «un immaginario collettivo che non è concreto, ma è liquido o gassoso» al centro troviamo «il mondo della finanza», mentre «al suo posto avrebbero dovuto esserci l’uomo e la donna». Oggi «questo è, credo, il grande peccato contro la dignità della persona: spostarla dal suo posto centrale». È questa la riflessione proposta da papa Francesco incontrando ieri mattina, prima dell’udienza generale, i partecipanti all’incontro “European Jesuits in formation”. Rispondendo ad una domanda il Pontefice ha sottolineato che «la finanza assomiglia su scala mondiale alla catena di Sant’Antonio!».

Così, «con questo spostamento della persona dal centro e col mettere al centro una cosa come la finanza, così “gassosa”, si generano vuoti nel lavoro». Il vescovo di Roma ha poi ricordato che «suicidi, dipendenze e uscita verso la guerriglia sono le tre opzioni che i giovani hanno oggi, quando non c’è lavoro». Così è «importante capire il problema dei giovani». E poi «muoversi» per risolverlo. Il problema infatti «ha soluzione, ma bisogna trovare il modo, c’è bisogno della parola profetica, c’è bisogno di inventiva umana, bisogna fare tante cose. Sporcarsi le mani…».

Nel suo saluto iniziale il Pontefice ha esortato i confratelli gesuiti a non avere una pastorale uniforme: infatti insieme a «una grande obbedienza al pastore» ci vuole «una grande libertà, senza libertà non si può essere gesuita». Così «l’originalità della Compagnia» è proprio questa: «unità con grande diversità». E li ha invitati a rileggersi l’allocuzione di Paolo VI alla XXXII Congregazione generale («il discorso più bello che un Papa abbia fatto alla Compagnia») e l’ultimo intervento del preposito generale Pedro Arrupe, il suo “canto del cigno”. In questi due testi infatti «c’è la cornice di quello che oggi la Compagnia deve fare: coraggio, andare alle periferie, agli incroci delle idee, dei problemi, della missione…». «Il lavoro del Papa non è facile – ha poi detto sorridendo –... Forse questa sembra un’eresia, ma abitualmente è divertente».

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