giovedì 26 marzo 2020
Nuovo intervento del Vaticano a sostegno della sanità impegnata nella lotta al coronavirus. L'Elemosineria individuerà le strutture ospedaliere delle zone più colpite. Gli altri interventi vaticani
Piazza San Pietro

Piazza San Pietro - Archivio Ansa

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Giovedì 26 marzo papa Francesco ha affidato 30 respiratori acquistati nei giorni scorsi all’Elemosineria Apostolica perché questa ne possa fare dono ad alcune strutture ospedaliere nelle zone più colpite dalla pandemia di Covid-19. I respiratori sono stati mandati agli ospedali dove ce n'è più bisogno, in particolare in Italia e in Spagna, Paesi in maggiore sofferenza a causa del Covid-19. I vescovi delle singole diocesi li consegneranno ai nosocomi dove è più forte la necessità.

Non è la prima volta che il Pontefice interviene direttamente con propri aiuti materiali (che si aggiungono alla sua costante preghiera) in questa fase di grande emergenza. Lo scorso 12 marzo papa Bergoglio, tramite il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, aveva donato 100mila euro a Caritas Italiana per un primo significativo soccorso su tutto il territorio italiano. «Tale somma - spiegava un comunicato - vuol essere un’immediata espressione del sentimento di spirituale vicinanza e paterno incoraggiamento da parte del Santo Padre verso tutti quei servizi essenziali a favore dei poveri e delle persone più deboli e vulnerabili della nostra società, che le Caritas a livello diocesano e parrocchiale assicurano quotidianamente in Italia».

Il 23 marzo, poi, l'elemosiniere, cardinale Konrad Krajewski, si era recato presso la Casa Generalizia delle Figlie di San Camillo a Grottaferrata e presso la Congregazione delle Suore angeliche di San Paolo sulla via Casilina. La Sala Stampa della Santa Sede sottolineava in quella occasione che dal venerdì precedente (20 marzo), entrambe le Comunità erano state messe in isolamento, perché molte delle religiose erano state trovate positive al coronavirus. «Dunque per fare sentire loro la vicinanza e l’affetto del Santo Padre, in questo momento di dura prova e difficoltà, il cardinale Konrad Krajewski ha portato in dono alcuni prodotti delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, come latte fresco e yogurt». La medesima donazione è avvenuta anche per la Casa di riposo Giovanni XXIII, gestita dall’Associazione Sorelle della Carità. Il cardinale Konrad Krajewski che mette a disposizione persino il suo numero di cellulare per le emergenze 3481300123. Docce, dormitori, assistenza ai senza tetto e anche “il sacchetto del cuore”, preparato dai volontari, con dentro un pasto oltre a centinaia di confezioni di latte fresco, prodotto sempre nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, e destinato ai più bisognos. Tutti i servizi e le distribuzioni, sottolinea Vatican News, vengono effettuate nel pieno rispetto delle norme stabilite in seguito alla diffusione del Coronavirus.

Va anche ricordato che la Caritas della diocesi di Roma, di cui il Papa è vescovo, tiene aperte le mense sia pranzo che a cena, nel rispetto delle norme di sicurezza. Insieme ai quattro centri di accoglienza diocesani (Ostello “Don Luigi Di Liegro”, Casa di accoglienza “Santa Giacinta”, Centro “Gabriele Castiglion”, Centro per il Piano freddo a Ponte Casilino) ha aggiunto dal 20 marzo il Centro di accoglienza straordinario “Fraterna Domus” a Sacrofano. Si tratta di una struttura temporanea per ospitare 90 persone. Una misura presa per arginare il rischio di contagio e per garantire la permanenza degli ospiti per tutte le 24 ore. Il Centro di Sacrofano è finanziato dalla Diocesi di Roma e dalla Cei, e si avvale delle mani operose dei Frati minori che gestiscono la struttura, alle porte della capitale. Da parte sua, l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, di proprietà della Santa Sede, ha dedicato la struttura di Palidoro ai bambini Covid-19 positivi.

In Vaticano, dunque, si sta cercando di far fronte all'emergenza con interventi economici su vari fronti e nonostante che le entrate del piccolo Stato si siano praticamente ridotte al lumicino proprio a casua della pandemia. Chiusi i Musei Vaticani, fortemente limitata l'attività dell'Annona e della Farmacia, restano però i costi di gestione. Città del Vaticano e Santa Sede hanno complessivamente circa 5mila dipendenti e la spesa per gli stipendi è tradizionalmente quella che incide maggiormente sul bilancio consolidato della Santa Sede. Lo sforzo di questo momento è dunque quello di continuare a garantire la remunerazione per queste 5mila famiglie, anche nella fase difficilissima che stiamo attraversando. Bisogna ricordare infatti che il Vaticano non ha entrate che derivino dalla tassazione dei redditi.

Come ulteriore gesto di solidarietà, inoltre, è allo studio la possibilità di ridurre i canoni di locazione degli immobili di proprietà dell'Apsa, l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, adibiti a esercizi commerciali. Ciò per venire incontro alle necessità dei gestori, fortemente penalizzati dalle limitazioni alla libera circolazione delle persone (e quindi anche di fedeli e turisti) imposte per motivi sanitari.

Queste notizie, unite a quelle sugli interventi della Chiesa in Italia (e in altre parti del mondo), che Avvenire ha documentato ampiamente, smentiscono ancora una volta quanto circola sui social circa l'insufficiente impegno impegno economico del mondo cattolico sul fronte Coronavirus. Alcuni sono arrivati a ritirar fuori anche la questione del presunto mancato pagamento dell'Ici-Imu da parte del Vaticano, che avrebbe sottratto alle casse dello Stato risorse per qualche miliardo, che ora sarebbero molto utili per acquistare materiale sanitario. Si tratta di una fake news assoluta, come dimostrato anche di recente dal presidente dell'Apsa, il vescovo Nunzio Galantino, in una articolo apparso su "Vita Pastorale".

«Bisogna ribadire che sugli immobili dati in affitto, quelli cioè che rendono davvero – spiegava – da sempre le imposte vengono pagate senza sconti o riduzioni». Nel 2019 ad esempio l’Apsa ha versato 5.750.000 euro di Imu e 354.000 euro di Tasi. Questi soldi sono andati per oltre il 90% al Comune di Roma, dove gli immobili si trovano. Se aggiungiamo 3.200.000 euro di Ires, arriviamo a un totale di oltre 9.300.000 euro. «Non proprio una bazzecola concludeva il vescovo -, tenuto conto che le somme si riferiscono
soltanto alla parte di beni amministrati dall’Apsa. A queste somme va infatti aggiunto quanto, con gli stessi criteri, pagano la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, il Vicariato di Roma, la Cei, gli Ordini e le Congregazioni religiose».


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