lunedì 17 settembre 2018
Francesco afferma che seguire Gesù significa improntare la propria vita all'amore di Dio e del prossimo. Poi il pensiero a Palermo.
Papa dona migliaia di crocifissi ai fedeli, distribuiti da poveri e profughi
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Chi è Gesù? E’ questo l'interrogativo che percorre l’intero Vangelo di Marco e oggi la liturgia propone proprio il brano in cui è lo stesso Gesù a porre la domanda sulla sua identità ai discepoli.

Ma prima ancora Gesù vuol sapere che cosa dice la gente su di Lui e – afferma Papa Francesco oggi all'appuntamento domenicale dell’Angelus - “sa bene che i discepoli sono molto sensibili alla popolarità del Maestro!”. Ne emerge che Gesù è considerato dal popolo un grande profeta. Ma, in realtà, a Lui non interessano i sondaggi e le chiacchiere della gente. Egli non accetta nemmeno che i suoi discepoli rispondano alle sue domande con formule preconfezionate, citando personaggi famosi della Sacra Scrittura, perché una fede che si riduce alle formule è una fede miope.

A Gesù non basta, vuole un’altra cosa, desidera che tra Lui e i suoi discepoli s’instauri una relazione personale. Chiede dunque “Ma voi, chi dite che io sia?”. Lo chiede anche a ciascuno di noi e forse, afferma Francesco, può accadere che affermiamo con entusiasmo: “Tu sei il Cristo”. Quando però Gesù ci dice chiaramente quello che disse ai discepoli, cioè che la sua missione si compie non nella strada larga del successo, ma nel sentiero arduo del Servo sofferente, umiliato, rifiutato e crocifisso, allora può capitare anche a noi, come a Pietro, di protestare e ribellarci perché questo contrasta con le nostre attese, con le attese mondane.

Dire allora di credere in Gesù non può essere solo questione di parole, occorrono “scelte e gesti concreti”, improntati all’amore di Dio e del prossimo. Per seguire Gesù occorre rinnegare se stessi e prendere la propria croce. “Chi vorrà salvare la propria vita la perderà", si legge nel Vangelo.

Spesso nella vita, per tanti motivi, sbagliamo strada, cercando la felicità nelle cose, o nelle persone che trattiamo come cose. Ma la felicità la troviamo soltanto quando l’amore, quello vero, ci incontra, ci sorprende, ci cambia. L’amore cambia tutto e l’amore può cambiare anche noi! Ognuno di noi.


Dopo la recita dell’Angelus, Papa Francesco ricorda la sua giornata a Palermo e ringrazia tutti coloro che hanno collaborato alla sua visita e "tutto il meraviglioso popolo di questa bellissima terra di Sicilia, per la loro calorosa accoglienza".

L’esempio e la testimonianza di don Puglisi continuino ad illuminare tutti noi e a darci conferma che il bene è più forte del male, l’amore è più forte dell’odio. Il Signore benedica voi siciliani e la vostra terra! E un applauso ai siciliani.

Poi annuncia una sorpresa per tutti i presenti in Piazza san Pietro:
Oggi, due giorni dopo la Festa della Santa Croce, ho pensato di regalare a voi che siete qui in piazza un crocifisso. Il crocifisso è il segno dell’amore di Dio, che in Gesù ha dato la vita per noi. Vi invito ad accogliere questo dono e a portarlo nelle vostre case, nella camera dei vostri bambini, o dei nonni… in qualsiasi parte, ma che si veda nella casa. Non è un oggetto ornamentale, ma un segno religioso per contemplare e pregare. Guardando Gesù crocifisso, guardiamo la nostra salvezza. Non si paga niente. Se qualcuno vi dice che dovete pagare è un furbo! No, niente! Questo è un regalo del Papa. Ringrazio le suore, i poveri e i profughi che adesso, loro, distribuiranno questo dono, piccolo, ma prezioso! Come sempre, la fede viene dai piccoli, dagli umili.

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