martedì 6 novembre 2018
Le priorità: istruzione, investimenti, creazione d'impresa e di lavoro, cura delle relazioni (anziani e bambini), ripresa della natalità
L'interno del Senato (Ansa)

L'interno del Senato (Ansa)

Caro direttore,

la vita politica italiana sembra essersi avvitata in un circolo vizioso che ha caratteristiche strutturali e che finisce per stritolare elettori ed eletti, trasformandoci tutti, con minori e maggiori responsabilità, in vittime e carnefici.

Gli ingredienti del circolo vizioso sono chiari. La ricchezza digitale e le diseguaglianze crescono e fanno da forte contrasto a uno sfondo di grande trasformazione del lavoro che senza protagonismo progettuale dà visibilità solo alla creazione di lavoro povero. Le aspettative dei cittadini sono molto elevate, spesso alimentate da una classe politica che gareggia in promesse (spesso irrealizzabili) per vincere il loro consenso a breve, dato che il “successo” della stessa si misura non sui risultati di medio termine, ma sui sondaggi del giorno dopo. La comunicazione aggiunge il suo carico con nuovi strumenti di propaganda che fanno leva sulla pancia dei cittadini esaltando i conflitti perché è questo che crea più audience.

I risultati di questi ingranaggi perversi sono sotto gli occhi di tutti. Ossessione del breve termine e difficoltà da parte delle forze politiche di concentrare l’attenzione sui problemi strutturali del Paese, ricerca di leader che rapidamente si logorano perché non in grado di soddisfare le aspettative enormi create in fase di campagna elettorale. Incapacità del Paese di uscire veramente dalla crisi.

In questo contesto, prima ancora di pensare al lato dell’offerta politica – in un’arena pubblica sempre alla ricerca di nuovi soggetti, quasi che i partiti siano diventati di plastica, usa e getta, da cambiare ogni volta che perdono una tornata elettorale – riteniamo necessario lavorare dal lato della domanda. Possiamo contribuire al Bene comune dell’Italia e della sua vita politica se aggreghiamo tutte quelle componenti vitali che operano oggi nella società (e magari in misura importante al momento delle elezioni sono prese dalla sfiducia e vanno a costruire il partito di maggioranza degli astenuti) per formare quello che in economia chiameremmo un “gruppo di acquisto”, ovvero un insieme di cittadini che si organizza per fare massa critica e aumentare il proprio potere contrattuale nei confronti dell’offerta. Un “gruppo di acquisto” che si organizza e crea una vision (fondata sulla generatività, sulla sussidiarietà e sull’economia civile) e fissa un’agenda di priorità politiche su cui misurare l’impegno concreto dei partiti.

La nostra convinzione, maturata nell’ascolto delle realtà vitali del Paese, nell’incontro con le buone pratiche e i suoi laboratori sui territori, è che si debbano puntare le poche risorse pubbliche disponibili (come i pani e i pesci della parabola, che condivisi con fiducia portano al miracolo) per incentivare lo sforzo “contributivo” dei cittadini per il bene comune: istruzione, investimenti, creazione d’impresa e di lavoro, cura delle relazioni (anziani e bambini), natalità dovrebbero pertanto essere i fulcri di quest’intervento. Siamo altresì convinti che, nella logica della sussidiarietà, il politico che vuole centralizzare e organizzare dall’alto la soluzione di tutti i problemi s’imbarca in un’impresa titanica e velleitaria. La politica deve piuttosto essere levatrice delle energie della società civile e sistematicamente orientata a favorire percorsi di cittadinanza attiva e partecipazione che hanno un duplice vantaggio: fanno sentire tutti i cittadini coinvolti e partecipi del percorso, mettono in moto un processo di intelligenza collettiva dove la sintesi qualificata delle visioni e la messa in comune di competenze arricchisce in modo decisivo risposte e soluzioni.

Il paradosso è che quando parliamo con molte persone impegnate su vari fronti della politica partitica c’è piena condivisione di questi princìpi e visioni. Come abbiamo ricordato all’inizio però i meccanismi dell’ingranaggio di cui siamo tutti vittime finiscono per limitare spazi di iniziativa e rendere difficile la realizzazione dei migliori propositi. La lettura “partitica ed elettorale” da parte di alcuni di un nostro primo intervento pubblicato su “la Repubblica” (e che abbiamo chiamato Prologo Italia) dimostra l’incapacità di vedere la società civile senza immaginare “cosa ci sia dietro”, anche nelle nostre poche righe che chiedono di superare la frammentarietà dell’impegno sociale. L’Italia non vive solo di congressi, gruppi dirigenti ed elezioni. La politica di questi anni ha dato una spinta rilevante al processo di disintermediazione sociale. Per questo motivo il nostro lavoro non vuole essere in competizione con l’offerta politica, ma intende piuttosto dare voce, massa critica e organizzazione ai cittadini e alla società civile (dal lato della domanda) in modo da poter modificare meccanismi e ingranaggi in modo virtuoso e far muovere la nave Italia in direzione del bene comune.

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