martedì 18 febbraio 2014
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Un certo nervosismo serpeggia in Forza Italia sulla sorte dell’Italicum, la legge elettorale ultra-bipolare messa in piedi con il patto Renzi-Berlusconi. E si intuisce il perché: mentre prima il segretario del Pd poteva avere un largo margine di manovra sulle riforme a prescindere dalla sorte del governo (guidato da Letta), ora, nelle vesti di premier si trova nell’improvvisa necessità di "dipendere" dalla maggioranza che lo sostiene. Il sospetto, o meglio il timore di Forza Italia, è che ora la galassia centrista costringa in qualche modo Renzi ad annacquare l’Italicum, rendendolo meno punitivo nei confronti delle forze minori.Un sospetto tutt’altro che infondato. Nei giorni scorsi gli alleati di Renzi premier prossimo venturo (Ndc, Udc, Popolari per l’Italia, Scelta civica, Centro democratico), con vari accenti di toni, hanno battuto sulla necessità di evitare doppie maggioranze. E ieri in molti a Montecitorio brindavano, più o meno riservatamente, all’imminente tramonto dell’Italicum. Tra questi anche molti esponenti del Pd, convinti che quel doppio turno eventuale non sia altro che la riproposizione di un super-Porcellum. Le motivazioni, non del tutto illogiche, che gli alleati presentano all’ex sindaco di Firenze sono queste: non possono esistere due maggioranze, una che sostiene il governo, l’altra che fa in Parlamento le riforme con Berlusconi. Ogni decisione, dicono a gran voce i centristi, "alfaniani" in prima fila, deve essere prima concordata dalla maggioranza e poi portata al confronto con le opposizioni. Detta in altri termini: i voti che Renzi chiede per avviare la sua scalata di Palazzo Chigi, potrebbero avere come contropartita quella di sostanziali modifiche alla legge elettorale. Con il risultato abbastanza probabile di costringere Berlusconi a denunciare il mancato rispetto dei patti.Il giovane premier in pectore, accanto alla baldanza ha anche un fiuto speciale, che lo rende un politico accorto. E quindi ha sicuramente presente il problema. E studierà mosse e contro mosse. Per ora è alle prese con la scelta del ministro dell’Economia, una casella chiave da cui dipenderà il futuro del suo governo. Ma non potrà sottovalutare il diverso approccio che dovrà tenere nei confronti degli alleati di governo che hanno digerito obtorto collo il dialogo preferenziale con il Cavaliere sulla legge elettorale.La verità è che il patto con Berlusconi sulla legge elettorale e una navigazione tranquilla del suo governo si tengono insieme con estrema fatica. Renzi non potrà minacciare seriamente le elezioni per ridurre gli alleati a più miti consigli, finché non sarà approvata la nuova legge elettorale maggioritaria. Andare al voto prima, con una legge proporzionale, vorrebbe dire congelare le larghe intese anche nella prossima legislatura. Questo è il fianco scoperto o il tallone di Achille del presidente del Consiglio incaricato. Un punto debole che i futuri alleati hanno intenzione di sfruttare al massimo.
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