mercoledì 6 giugno 2012
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Definire la camorra non è facile. Una banda di delinquenti, figuri pronti a tutto pur di arraffare denaro, potere e menar vita da nababbi; esseri sanguinari che hanno reso il loro cuore duro come le rocce. Tutto questo e altro ancora. La camorra, come tutte le mafie, è l’esatto contrario del messaggio del Vangelo.I camorristi, i mafiosi – è bene ricordarlo –, non amano nessuno. Anche quando fingono di essere dispiaciuti per qualche tragedia che scuote l’opinione pubblica (si pensi al caso dell’attentato a Brindisi). Come possono dirsi addolorati gli adepti della Sacra corona unita per la morte di Melissa, se continuano ad angariare i pugliesi e a minacciare il futuro dei giovani di quelle terre? Come credere alle loro dichiarazioni di solidarietà se costringono i concittadini a vivere nella paura e nell’incertezza del futuro? La società civile non ha bisogno della loro collaborazione per individuare alcun male.In Campania la camorra, divisa in mille clan, continua a rendere impossibile la vita alle persone per bene. Per quanto ci si possa abituare a questa forzata convivenza, è sempre sconcertante venire a conoscenza di come abbia potuto intrufolarsi dappertutto. Come un cancro maligno nel tessuto sano della società, ne ha decretato la morte o l’assimilazione. Suo intento è far diventare "normale" tutto ciò che le fa comodo. Suo assillo sarebbe smettere i panni della clandestinità per assumere quelli di una finta legalità. Non c’è cantiere che si apre per la costruzione di una casa che non riceve la visita di questi individui della notte e del male. Non c’è attività commerciale che non debba mettere in conto il supplemento di pizzo che costoro chiedono e pretendono. Tutto è già stato calcolato a tavolino. I conti già sono stati fatti. Inutile perdere tempo. Si paga e basta. In un tempo di crisi come quello attuale il sistema camorristico arriva a strozzare piccoli imprenditori e commercianti che non possono reggere alla doppia, tripla tassazione.Gramigna capace di avvelenare anche il grano più rigoglioso, è la camorra. Come il camaleonte assume mille volti e atteggiamenti. Tanti segreti dei clan camorristici, però, ci sarebbero ancora sconosciuti se non fossero stati svelati dai collaboratori di giustizia. Costoro, stanchi di nascondersi e di uccidere o, forse, solo per puro calcolo, si sono arresi. Hanno detto basta. Hanno parlato. Hanno rivelato fatti e misfatti andando indietro negli anni. Hanno permesso di fare chiarezza su tanti misteri. Perciò la camorra li odia e li condanna a morte: una morte che deve essere esemplare. Li odia al punto da punire anche chi fosse solamente sospettato di voler collaborare, per scoraggiare e terrorizzare tutti.Ai piedi del Vesuvio, nella zona di Ponticelli, opera il clan Sarno. In questi giorni 15 affiliati ricevono un mandato di cattura. Per alcuni non occorre cercare lontano, sono già ospiti nelle patrie galere. Gli inquirenti hanno fatto luce su alcuni delitti segnati da una ferocia inaudita negli anni passati. Tutte le vittime avrebbero voluto collaborare con la giustizia. Tra gli arrestati c’è Roberto Schisa. Fece da "specchiettista", trasse cioè in un agguato la vittima prescelta. Ci riuscì con molta facilità: Mario di lui ancora si fidava, lo consegnò a una morte terribile, poi fece ritorno a casa. Aveva superato la prova suprema: Mario, l’uomo da assassinare, era suo fratello.Ecco il vero volto della camorra: fame insaziabile di potere e di denaro, capace di cancellare per sempre anche gli affetti più cari. Eccola qui la gramigna da estirpare davvero a tutti i costi, prima che attecchisca indurendo e distruggendo i cuori e mettendo a dura prova la società.
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