giovedì 7 dicembre 2017

Non ha un nome né un cognome, il personaggio che "Time" ha decretato come il più influente del 2017. Meglio: non ha un solo nome e cognome, bensì sei milioni, quanti sono i messaggi apparsi nelle ultime settimane su Twitter e Facebook con l’hashtag #MeToo (anch’io). Per il settimanale americano la novità più rilevante dell’anno sono le voci che, tutte insieme, hanno lanciato un movimento globale contro le violenze e le molestie sessuali. Un frutto spontaneo del caso Weinstein, il produttore di Hollywood che a partire dagli anni Novanta ha approfittato di decine di giovani attrici e aspiranti tali, protetto (fino a ieri) dal suo potere.

La prima a spezzare il silenzio, lo scorso ottobre, è stata Ashley Judd e i suoi racconti di donna molestata hanno scatenato una slavina planetaria: in tante hanno rivelato di essere state violate e prevaricate, ricattate e intimidite. Da Hollywood a Wall Street, la valanga si è spostata in Europa, toccando il Parlamento della Gran Bretagna, i palazzi dell’Unione Europea, il mondo del cinema in Italia e poi ancora oltre, arrivando in Medio Oriente e rinforzando in India il dibattito sulla piaga degli stupri... L’espressione #MeToo è stata usata per la prima volta il 15 ottobre da un utente di Twitter: "«Se anche voi siete state molestate sessualmente rispondete a questo messaggio»…

Trentamila commenti nei primi due giorni, a oggi sei milioni di messaggi in 85 Paesi diversi: anch’io sono stata importunata, anch’io ho ceduto a un ricatto sessuale per non perdere l’impiego; anch’io sono rimasta paralizzata mentre il capo abusava del suo ruolo, anche a me quando ero bambina sono state rivolte attenzioni oscene... #MeToo, ha spiegato il direttore di "Time" Edward Felsenthal, è il «moving social change (pressappoco: il fattore di cambiamento sociale, ndr) più rapido che abbiamo visto in decenni e che è partito da atti di coraggio individuale da parte di centinaia di donne e anche di alcuni uomini che si sono fatti avanti per raccontare le loro storie». Prima erano volti e nomi noti di star del cinema, poi sul web si sono confessate impiegate e segretarie, infermiere e cameriere…

Non tutte le molestie denunciate dalle donne di tutto il mondo in questi mesi con l’hashtag #MeToo rientrano nella casistica dei reati che possono essere perseguiti, anche perché spesso accadute in tempi lontani. La forza liberante della campagna di mobilitazione premiata da "Time Magazine" sta però nel poter raccontare e non sentirsi sole, nel trarre forza l’una dalle altre, nell’avere un ombrello comune di solidarietà, liberandosi dal senso di colpa che talvolta paralizza le vittime.

Un’autocoscienza globale al femminile (al netto delle polemiche che hanno investito alcune vittime, spesso ritrovatesi nel ruolo delle imputate), dicevamo, che grazie anche all’effetto moltiplicatore garantito dalla Rete non si era vista né all’epoca dello scandalo Clinton-Lewinsky, lui l’uomo più potente del mondo, lei la giovane stagista alla Casa Bianca – né, più di recente, del molestatore seriale francese Dominique Strauss-Kahn, ex capo del Fondo monetario internazionale. Molti hanno fatto notare il rischio che questa sorta di «resa dei conti collettiva», come l’ha definita il 'Time' nelle motivazioni del riconoscimento, si trasformi in una gogna mediatica, un tritacarne di carriere e onorabilità maschili.

Senza sottovalutare questo pericolo, le silence breakers , le donne che hanno rotto il silenzio, hanno il merito di aver scoperchiato il pentolone ribollente degli abusi sessuali maschili, legati a posizioni dominanti e di potere, dei comportamenti scorretti, delle umiliazioni subite dalle donne degli ambienti di lavoro e di vita. Ecco cosa si intende, concretamente, per «cambiamento sociale»: in un sondaggio commissionato dallo stesso Time alla fine di novembre, l’82% degli interpellati ha detto che dopo il caso Weinstein le donne sono più disposte a parlare delle molestie subite e l’85% che crede nelle loro accuse. Qualcosa è cambiato, l’impunità (morale e penale) di comportamenti improntati a sessismo violento sembra destinata a finire o perlomeno ad avere vita più difficile. E quel #MeToo potrà diventare finalmente un forte, planetario #MaiPiù.

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