giovedì 14 maggio 2009
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«Il Papa è con voi. Oggi sono qui in persona, ma ogni giorno accompa­gno spiritualmente ciascuno di voi nei miei pensieri e nelle mie preghiere». Così Be­nedetto XVI si rivolge ai piccoli ospiti del Baby Hospital, il centro per l’infanzia di Be­tlemme sostenuto dalle Conferenze epi­scopali tedesca e svizzera, e le parole del pellegrino vestito di bianco, che si com­muove accarezzando un bimbo nato pre­maturo, possono valere per un’intera gior­nata tramata di uno speciale affetto per «i più vulnerabili». Ma l’affetto, anzi, l’amore del Papa non è fazioso, anche ieri ha fatto chiaramente ca­pire che per lui non ci sono figli e figliastri, e che, in altre parole, questo suo è un pel­legrinaggio di pace che tiene ugualmente presenti le legittime aspirazioni dei popo­li israeliano e palestinese, per i quali la San­ta Sede propugna la nascita di due Stati in­dipendenti, sovrani, con confini interna­zionalmente riconosciuti. Il Papa ieri non si è dunque scostato da questa linea, ma illuminando idealmente l’intera giornata con la luce di quel «faro di speranza» (il Baby Hospital) «circa la pos­sibilità che l’amore ha di prevalere sull’o­dio », ha tenuto specialmente, e diremmo teneramente nella Piazza della Mangiatoia a ricordare la storia dolorosa dei palesti­nesi. «Il mio cuore – esordisce – si volge in maniera speciale ai pellegrini provenienti dalla martoriata Gaza (...) vi chiedo di por­tare alle vostre famiglie il mio caloroso ab­braccio (...) siate sicuri della mia solidarietà nell’immensa opera di ricostruzione che vi sta davanti e delle mie preghiere che l’embargo sia presto tolto». Ma dopo tan­te sofferenze, «al di sopra di tutto – aggiunge il Papa – siate testimoni della potenza del­la vita, della nuova vita donataci dal Cristo risorto (...) La vostra terra non ha bisogno soltanto di nuove strutture economiche e politiche, ma in modo più importante di u­na nuova infrastruttura 'spirituale'». Con tono appassionato, il Papa aggiunge: «sia­te un ponte di dialogo e di collaborazione nell’edificare una cultura di pace che superi l’attuale stallo della paura, dell’aggressio­ne e della frustrazione». Ma, per duro e do­loroso che sia il momento, la fiducia del Papa nell’uomo non vacilla. «Voi – dice – a­vete le risorse umane per edificare la cul­tura della pace», e insomma, conclude e­cheggiando le parole dell’angelo ai pasto­ri di Betlemme, e quelle memorabili di Gio­vanni Paolo II, «non abbiate paura». L’esortazione che ha concluso l’omelia in piazza accompagna un ragionamento che si rivolge al mondo politico. Per esempio, durante la cerimonia mattutina di benve­nuto a Betlemme, Benedetto XVI si era fat­to nuovamente supplice, come il giorno del suo arrivo in Israele. «Supplico tutte le parti coinvolte in questo conflitto – aveva detto– ad accantonare qualsiasi rancore e contrasto che ancora si frapponga sulla via della riconciliazione (...) Una coesistenza giusta e pacifica (...) può essere realizzata solamente con uno spirito di cooperazio­ne e mutuo rispetto», tra l’altro puntando ad alleggerire «i gravi problemi riguardan­ti la sicurezza», «così da permettere una maggiore libertà di movimento, con spe­ciale riguardo per i contatti tra familiari e per l’accesso ai luoghi santi». I palestinesi, e il Papa lo sa e lo dice, sono le vittime mag­giori della situazione attuale, ma questo non li assolve di tutto. «Non permettete – dice loro Benedetto XVI – che le perdite di vite e le distruzioni (...) suscitino amarez­ze e risentimento nei vostri cuori. Abbiate il coraggio di resistere ad ogni tentazione di ricorrere ad atti di violenza o di terrori­smo ». A sera, concludendo la «memorabile gior­nata, il Papa posa pensoso lo sguardo sul muro che separa i due popoli, sui profughi del campo di Aida. È colpito profonda­mente, al presidente palestinese Mahmud Abbas dice: «Con angoscia ho visto la si­tuazione dei rifugiati, ho visto il muro che si introduce nei vostri territori, separando i vicini e dividendo le famiglie», e la sua memoria corre al muro di Berlino. Sospi­ra, il Papa tedesco, ma subito lancia paro­le che sono riassunto e sigillo di un giorno, e non soltanto di un giorno: «I muri non du­rano per sempre».
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