Legge di stabilità. Patronati, un taglio ai più deboli


Francesco Riccardi giovedì 23 ottobre 2014
Non compaiono nelle slides di presentazione, ma rischiano di pesare parecchio. Sono alcuni dei tagli nascosti nelle pieghe della Legge di Stabilità, peraltro ancora (troppo) indefinita a una settimana dall’approvazione in Consiglio dei ministri. Sembrano piccoli interventi, di quelli che a prima vista colpirebbero finalmente una qualche burocrazia o eliminerebbero dei privilegi. E invece sono destinati a danneggiare proprio i più deboli tra i cittadini.  È quello che può accadere con il taglio del Fondo Patronati deciso dal governo Renzi. Una manovra in tre mosse che prima storna 150 milioni di euro a un’altra imprecisata «posta del bilancio pubblico». Poi riduce dall’80 al 45% l’anticipo dei pagamenti agli enti e infine dal 2016 dimezza anche l’aliquota di contribuzione (dallo 0,226 allo 0,148% dei salari) che alimenta il Fondo, senza specificare dove finiranno questi soldi di lavoratori e imprese. In totale, su un fondo oggi di 430 milioni di euro, i Patronati se ne vedono sottratti 298 milioni. Di qui il loro allarme – che abbiamo raccolto ieri su queste colonne – per il destino segnato di 7mila dei 10mila addetti del sistema di assistenza. C’è in gioco il futuro di migliaia di lavoratori e questo è certamente preoccupante. Ma lo sono ancora di più le conseguenze che un tale impoverimento di servizi avrebbe per i cittadini e le motivazioni che sembrano sottese alla scelta. Lo scorso anno i Patronati hanno registrato 14 milioni di accessi di persone che chiedevano assistenza per la pensione, l’invalidità, gli infortuni, i permessi di soggiorno, i bonus antipovertà, eccetera. Cittadini per i quali i Patronati rappresentano il filo di Arianna necessario a uscire vivi dal labirinto della Pubblica amministrazione. Persone che, nonostante tutte le promesse di semplificazione, non saranno mai in grado da sole di istruire pratiche complesse con il proprio Pin sul Web, come pretenderebbe l’Inps dai pensionati di 80 e passa anni. E che senza assistenza non solo non riusciranno ad accedere a quel poco di welfare che abbiamo, ma verrà negato loro in radice il diritto di chiedere.  In questi giorni, nei quali la versione di un ministro smentisce quella dell’altro e si accavallano le bozze di manovra, è difficile comprendere le vere ragioni di una tale scelta. Se sia dettata solo dall’esigenza di trovare 150 milioni. O, più probabilmente, continuare nel ridimensionamento dei sindacati (come di tutti i corpi intermedi). Il sospetto è che di questo passo si arrivi ad affermare, non il primato, ma l’autosufficienza della rappresentanza politica. Senza più intermediazione né soggettività della società. Tanto c’è il governo a fare e disfare. Nel male e nel bene, anzi nel bonus.
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