mercoledì 3 gennaio 2018
davvero difficile prevedere che cosa accadrà dal 5 marzo in poi. Lo scenario del dopo-voto è il grande problema/opportunità. Ma è ben chiaro che cosa non dovrebbe accadere in questi 60 giorni
Nuove idee realistiche Politici alla vera prova

È davvero difficile prevedere che cosa accadrà dal 5 marzo in poi. Lo scenario del dopo-voto è il grande problema/opportunità. Ma è ben chiaro che cosa non dovrebbe accadere in questi 60 giorni di campagna elettorale. È giunto opportuno, quindi, il misurato eppure fermo appello del presidente Mattarella a riempire di «contenuti realistici», e non di chimere, i programmi di partiti e movimenti. Perché anche il 'sonno della politica' – ovvero la sua componente pressappochistica e demagogica, in parte inevitabile e sempre dura da sradicare – può generare mostri. Ieri, sulle colonne di questo giornale sono stati ricordati i mirabolanti annunci fatti dai partiti ancor prima che cominciasse la vera e propria corsa alle urne: una lista della spesa pubblica (ulteriore) che una stima de 'Il Sole-24 Ore' valuta in almeno 130 miliardi di euro (lasciando fuori dal conto il costo dell’abrogazione della 'legge Fornero' sulle pensioni). Una propensione alla vana affabulazione che cozza con le concrete istanze del corpo elettorale che, accanto a segnali da lungo attesi (in particolare sulla pressione fiscale, per non proseguire in un livello di tassazione che mortifica le attività 'trasparenti'), chiede una dose dell’efficiente realismo evocato dal capo dello Stato. Le prossime elezioni sono molto attese. Arrivano dopo 5 anni turbolenti, ma che si sono chiusi con un qualche sprazzo positivo. Ripeteva spesso Rudiger Dornbusch, uno dei più grandi economisti del dopoguerra: «I problemi difficili hanno soluzioni facili. Peccato siano quasi sempre sbagliate».

La strada da intraprendere non può essere questa. Archiviata tra errori e presunzioni la fase del bipolarismo, l’accresciuta competizione fra gli almeno 4 poli in lizza porta con sé, in questa stagione, il rischio di deragliare verso allettanti 'soluzioni sbagliate'. Ecco perché su queste pagine si continuerà a non dare, volutamente, troppo spazio a nuove 'promesse clamorose' che dovessero arrivare, destinate (non sempre, ma spesso) a divenire ballon d’essai e comunque 'marchiate' dall’antico vizio di scaricare i costi delle avventure di oggi sulle generazioni future. Quelle stesse generazioni che Mattarella ha esortato, invece, alla «partecipazione», per invertire la rotta di una politica concentrata più sull’oggi che sul domani. Per la politica, perciò, può aprirsi ora una nuova finestra di opportunità: più che promesse che appesantiscono i conti pubblici, servono idee nuove, capaci di rispettare davvero e di 'liberare' la società italiana mediante la valorizzazione delle tante risorse in essa presenti.

È, insomma, l’ora di un nuovo professionismo: non nel senso della lunga militanza dei politici, ma per qualità delle proposte politiche e per la capacità di parlare linguaggi nuovi e di ribaltare schemi ormai logori. Per questo sul lavoro, tema sottolineato come «priorità sociale» dal Quirinale, 'Avvenire' oggi ha chiesto a leader e aspiranti leader (si veda alle pagine 4 e 5, ndr ) lo sforzo di contributi innovativi. Ciascuno è chiamato a fare sul serio la propria parte. E i lettori-elettori possono giudicare.

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