martedì 3 gennaio 2012
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Caro direttore,
vorrei far arrivare al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, un grazie di cuore per il suo equilibrio e per la sua pacatezza. Vorrei dirgli grazie per aver sostenuto, nell’esercizio delle sue funzioni, la nostra speranza di cittadini e per averci dato motivo di non vergognarci di essere italiani in un momento in cui tutto sembrava indurci a questo sentimento.
Giustamente il presidente si preoccupa di non lasciare una «gravosa ipoteca sulle spalle delle generazioni successive» e mi sembra di aver capito che intendesse soprattutto le questioni economiche. A mio avviso (e sapesse quanto vorrei essere smentita!) noi lasciamo sulle spalle dei nostri giovani una devastazione ben più grave: quest’ultimo periodo della storia italiana ha lasciato passare una quantità di messaggi amorali e anti-educativi: ultimamente un membro del Parlamento si è permesso di rivolgere alla persona stessa del capo dello Stato degli epiteti che in qualsiasi Paese civile avrebbero provocato scandalo e conseguenze legali (e non è né la prima né la seconda volta che ciò accade...). Mi rendo conto che il presidente Napolitano non ha reagito sporgendo querela per nobiltà d’animo e perché sente la responsabilità di essere un "seminatore di pace"; ma a mio avviso questo è un messaggio pedagogicamente scorretto: i nostri giovani non devono pensare che tutto sia lecito, che si possa insultare il presidente della Repubblica, che si possano fare gestacci e usare un linguaggio scurrile senza che ci siano pesanti conseguenze. Mi auguro perciò che non si lasci passare a questa gente anche questo "vilipendio"! Non è sempre tutto lecito!
Condivido anche il forte appello del nostro presidente a eradicare i fenomeni della «corruzione e dell’evasione fiscale». E mi permetto di suggerirgliene un terzo: l’istituto della raccomandazione, tanto diffuso nel nostro Paese: non è incoraggiante né stimolante per un giovane uscito brillantemente dall’Università, e aver magari conseguito delle specializzazioni assai impegnative, vedersi precedere da persone meno capaci e titolate, ma che hanno "santi in Paradiso". Per cui non solo "rigore finanziario", ma anche – e, forse, prima di tutto – rigore morale e valorizzazione del merito e dell’impegno. Basta, insomma, con quelle che stesso presidente Napolitano garbatamente definisce «arroganze nazionali» affinché le sue parole che ci invitano a uno «sguardo rivolto con speranza fondata al futuro» non siano un’ingenua utopia di idealisti dagli occhi puliti. Auguro al nostro presidente e a tutti gli italiani un buon 2012.
Laura Tumaini Fumagalli
Condivido, cara signora, le sue preoccupazioni, il suo ampio richiamo al rigore morale e l’apprezzamento che manifesta per il ruolo di equilibrio e di garanzia che il presidente Napolitano ha svolto con particolare efficacia in questa fase davvero speciale e critica della vita nazionale. Il messaggio di fine anno lo ha confermato con chiarezza, e credo che davvero tutti gli italiani abbiano potuto rendersene conto. Tuttavia è vero: ci sono, in politica come su certe pagine di giornale, personaggi che non intendono rinunciare a quelle polemiche smodate e scriteriate che rappresentano, purtroppo, uno dei lasciti peggiori della stagione del "bipolarismo furioso". Credo che costoro sbaglino due volte, perché giocano d’azzardo contro l’interesse dell’Italia e degli italiani e perché restano prigionieri di uno schema fallimentare che ha sancito l’insufficienza della politica attuale sia nell’accreditare se stessa presso i cittadini sia nel perseguire il bene comune. Un arrogante disastro, direi, sia sul piano propagandistico sia su quello della (buona) sostanza dell’azione necessaria in un tempo che richiederebbe saggezza, responsabilità e uno sguardo limpido sul futuro da garantire ai nostri figli. Se ne sono resi conto l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i leader delle grandi forze politiche – «già di maggioranza e già di opposizione», come ha rimarcato il 31 dicembre scorso il capo dello Stato – che hanno consentito la nascita del governo Monti e aperto una stagione di transizione che meriterebbe di essere vissuta con spirito costruttivo e riformatore nelle molte questioni sociali e istituzionali che possono essere affrontate e risolte solo secondo inclusive e coinvolgenti logiche bipartisan. E veniamo al modo per "sanzionare" gli insulti al presidente Napolitano (e al buon senso) che sono fioccati negli ultimi tempi e che indignano lei e non solo lei. Come ho già scritto ad altro proposito – ma sempre in riferimento a falsità e volgarità messe in circolo per fare male a chi bene opera... – non so se quella delle querele sia una via percorribile in modo davvero utile. Ma so per certo che il giudizio dei cittadini-elettori è cruciale. E mi auguro – come lei, cara signora Laura – che questo giudizio sia assolutamente e giustamente severo. Lo sguardo limpido che dobbiamo pretendere da chi ci governa e ci rappresenta in Parlamento è anche un nostro dovere...
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