sabato 20 dicembre 2008
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Caro Direttore,Gesù Bambino, che contempliamo nel presepe e che poi crescerà adulto per immolarsi in un atto meraviglioso e «sconcertante» d’amore sul patibolo della Croce, ci svela con la sua vita il vero e autentico volto di Dio Padre. A volte si ha la sensazione che molte persone, cristiani compresi, abbiano nella mente e nel cuore un’immagine di Dio offuscata e confusa. Dio prima di tutto è amore e l’aggettivo principale che definisce questo amore è «misericordioso». Questo suo amore misericordioso è talmente grande che supera ogni più fervida immaginazione, anche se ognuno di noi può coglierlo nella misura in cui se ne lascia, per così dire, «inondare». Questa «inondazione», per azione dello Spirito Santo, non è affatto indolore, perché vuol dire imparare a patire con Gesù crocifisso e risorto. Tutti siamo peccatori, senza eccezione alcuna, ma prima di tutto e sempre siamo figli di Dio: che gioia! Paradossalmente Dio ama tantissimo chi sembra più lontano da lui. È auspicabile che ciascuno di noi si riconosca e si immedesimi sempre più nel figliol prodigio, con questi continui viaggi di andata e ritorno verso un Padre che non si stanca mai di perdonarci, se pentiti, nonostante i mille propositi fatti per non offenderlo più. Facciamoci trovare, quando ci smarriamo, dal Buon Pastore che ci riporta alla casa del Padre. Solo un Dio innamorato «pazzo» di ogni uomo può avere tanta pazienza e misericordia. Vi è un messaggio di speranza in ogni Natale non solo per noi cristiani, a volte distratti e consuetudinari, ma per tutte quelle persone che sono indifferenti e disperate. Proprio a questi nostri fratelli, che magari ci passano accanto ogni giorno, possiamo fare il regalo più prezioso: testimoniare con le nostre povere vite, con le parole e con fatti concreti, che Dio li ama con un amore tenero e misericordioso. Il volto di Gesù Bambino sorrise nonostante già sapesse, in quanto Dio, che sarebbe andato a morire in Croce abbandonato da tutti noi tranne che da Maria, nostra Madre, da san Giovanni e da alcune donne. Nel sorriso di Gesù Bambino, di ogni concepito, è nascosto il sorriso di Dio. Che bello se riuscissimo spesso a regalarci sorrisi di autentica e profonda misericordia: potrebbe essere un Natale continuo per tutto l’anno!

Alessandro Andalò, Bologna

La sua, caro Andalò, è la lettera appassionata di un uomo davvero conquistato dal mistero del Natale. Un mistero che, come lei ben scrive, è «messaggio di speranza non solo per noi cristiani». Questa, infatti, è la radicale differenza e irriducibilità del Natale cristiano rispetto a ogni altra festa religiosa che si celebra nel mondo: la nascita di Dio fra gli uomini è festa oggettiva, per l’intera umanità, non solo per i battezzati e per coloro che si professano cristiani. Il Natale è rivelazione («epifania») della natura benigna del Creatore, padre di tutti gli uomini e di tutte le confessioni che lo ricercano e lo affermano con sincerità. Nella capanna di Betlemme Dio rivela il suo volto umano, assicurando dignità a ogni persona, a qualsiasi cultura, o gente, o fede appartenga. In tal senso la festa dell’Incarnazione – che è semplicemente la memoria di una nascita che rende sante tutte le nascite – diviene la festa di ognuno e di tutti, dell’intera famiglia umana, senza barriere di razze e di credo. La coscienza di questa gioia universale (cioè «cattolica» nel senso profondo) rende ancor più triste il tentativo – da parte di una certa mentalità laicista, egemone soprattutto nelle istituzioni politiche e accademiche occidentali – di omologare e confinare la celebrazione della Natività nel ridotto delle ricorrenze confessionali, facendone – in nome di un malinteso rispetto e di un’altrettanto malintesa «uguaglianza» di tutte le religioni – una data come un’altra, anzi cercando di limitarne la visibilità pubblica, per esempio rimuovendo il popolare simbolo del presepe da scuole, uffici, negozi. Tutto ciò mentre, paradossalmente, nonostante la recessione, dilaga in tutto il pianeta una concezione globalizzata e globalizzante del Natale come rito materialistico ed edonistico, costellato di ciccioni in divisa rossa, di gadget, di ogni sorta di consumi se non di eccessi (nello shopping, nella gastronomia, nelle vacanze): nulla di tutto ciò ha a che vedere con lo spirito autentico del Natale cristiano, tutto raccolto nel sorriso di quel Bambino nella notte silente.
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