I magistrati onorari a Bari: chi pensa ai precari in toga?
mercoledì 27 giugno 2018

Tra le vergogne della giustizia italiana ci sono i 'precari in toga', cioè i magistrati onorari di tribunale che ogni giorno mandano avanti tanta parte dei procedimenti civili e penali, con paga 'a gettone' (niente udienza, niente retribuzione) e senza garanzie previdenziali e assistenziali.

Ora capita che questa vergogna vada a intrecciarsi con un’altra, più recente: l’inagibilità del palazzo di giustizia di Bari per rischio di crolli, tanto che per qualche giorno le udienze si sono tenute sotto alcune tende montate nel parcheggio. Per ovviare al problema, la scorsa settimana il Consiglio dei ministri – su proposta del guardasigilli Alfonso Bonafede – non ha trovato di meglio che sospendere le udienze (e i termini, compresi quelli di prescrizione) di tutti i processi fino al 30 settembre.

Un tempo congruo, secondo il ministro, per trovare un’adeguata sistemazione al tribunale penale del capoluogo pugliese. Ci sarebbe molto da dire sulla congruità stessa della soluzione, e infatti lo stanno facendo gli avvocati del foro barese a suon di proteste. Ma qui ci interessa sottolineare come il ministro, e con lui il governo tutto (il governo 'del cambiamento', della lotta alla precarietà e dell’imminente 'decreto dignità'), non si sia curato del fatto che la sospensione lascerà senza stipendio per oltre tre mesi i giudici onorari e i viceprocuratori onorari di tribunale.

Eppure questi ultimi avevano segnalato la conseguenza al guardasigilli, prima del varo del decreto. Senza ottenere risposta. Oltre al danno la beffa, per una categoria sfruttata (dallo Stato!) e alla quale la riforma realizzata dal precedente ministro Orlando non ha riconosciuto le tutele che pure erano state promesse.

Così adesso non al ministro della Giustizia, ma a quello del Lavoro Luigi Di Maio si rivolgono le toghe onorarie del Movimento Sei Luglio, che in una lettera firmata dalla portavoce Paola Bellone chiedono spazio nel 'decreto dignità' o comunque tutele con «priorità assoluta», visto che «da vent’anni sono i «riders della giustizia», una sorta di 'fattorini in toga' che ogni anno, anziché pizze e hamburger, recapitano ai cittadini italiani migliaia di sentenze. In attesa di un auspicabile riscontro, l’esecutivo potrebbe rispondere rinunciando a opporsi alle numerose cause di lavoro intentate dai magistrati onorari, nelle quali il precedente governo si era costituito parte resistente. Del resto, sono trascorsi appena sei mesi da quando sia il Movimento 5 stelle sia la Lega, che ora insieme governano il Paese, dichiaravano pubblica solidarietà alla magistratura onoraria «mortificata» e «precarizzata» da una riforma che, sostenevano, andava cancellata.

E alle ultime elezioni entrambi i partiti si sono presentati con programmi che prevedevano ampie tutele per la categoria. Nel 'contratto di governo', infine, è scritto: «Bisogna riconoscere il ruolo dei magistrati onorari, tramite una completa modifica della recente 'riforma Orlando', affrontando anche le questioni attinenti al trattamento ad essi spettante e alle coperture previdenziali e assistenziali». È arrivato il tempo di passare dalle parole ai fatti. Ma Bari non è certo un buon inizio.

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