I nostri obiettivi. Lo sviluppo felice, cammino di fiducia


Marco Tarquinio mercoledì 9 novembre 2016

Se non saremo capaci di pensare, abitare, lavorare e condividere secondo giustizia, la terra degli uomini e delle donne diverrà un posto molto brutto, dove risulterà molto difficile vivere e dove sarà sempre più facile morire a causa dei tanti modi di "fare la guerra" che alcuni, e molto determinati, potenti dell’economia, della tecnoscienza e della politica inventano, inducono, usano contro i senza potere, i poveri, i miti. Ma anche tra i potenti e certo tra le persone comuni c’è un’infinità di gente di speranza e d’azione, che vive a occhi aperti, vede il rischio incombente e però non considera irrilevante (o semplicemente folcloristico) l’impegno concreto, disarmato eppure deciso che porta a non rassegnarsi alla china dell’ingiustizia e dell’irresponsabilità, dello sfruttamento e – persino – della riduzione a cosa e dell’annullamento delle persone, dello spreco della vita animale e vegetale, del saccheggio e della distruzione dell’ambiente.


Siamo al fianco di questa gente di speranza e d’azione, perché ne siamo parte. E nutriamo, e affiniamo, idee utili per far percorrere al mondo una direzione differente e buona, verso uno «sviluppo felice». Crediamo, infatti, che il mondo non diventerà necessariamente un posto molto brutto perché siamo convinti che – nonostante gli errori, le superficialità e le inermità di tanti di noi e i calcoli cinici, arroganti e purtroppo efficaci di pochi privilegiati – sapremo farlo migliore, e questo soprattutto perché sappiamo (e raccontiamo) di una giustizia che già si sta realizzando e che va diffusa e rafforzata. Perché quest’altra "misura", equa e sostenibile, degli stili di vita e delle attività e condizioni umane non è il titolo di un "libro dei sogni", ma una prospettiva concreta.


Ecco perché diamo inizio oggi a un nuovo itinerario informativo – una lunga inchiesta "a puntate" – che svilupperemo per i prossimi mesi, dedicandola appunto allo «sviluppo felice» e che abbiamo concepito per accompagnare la comprensione, la valorizzazione e la concreta realizzazione in Italia e nel mondo dei 17 grandi obiettivi (identificati dalla sigla SDGs) all’insegna dello «sviluppo» e della «sostenibilità» che le Nazioni Unite si sono date il compito di realizzare entro il 2030. Un percorso, che per la verità, ha già avuto un denso prologo attraverso le tappe preparatorie affrontate su queste pagine sin dalla primavera scorsa e che, nel nostro Paese, può contare sull’impegno dell’Alleanza per lo Sviluppo sostenibile, nella quale si riuniscono, garantendo spinta propulsiva, istituzioni accademiche, formazioni sociali, realtà profit e non profit e alla quale Enrico Giovannini, professore ed ex ministro "tecnico" ma dall’ampia visione "politica", sta dando voce. Un percorso che continua idealmente quello che per tutto il 2015 avevamo condotto per spiegare e sostenere il Bes, l’articolato indice che ora l’Italia ha fatto suo e che archivia il tempo della "dittatura del Pil", aiutando a leggere la complessità delle attività, delle tutele, dei beni e delle relazioni che fanno davvero "ricco" un Paese.


A gennaio dell’anno scorso, avviando quel lavoro, ho scritto che il Bes ci avrebbe aiutato «a capire a che punto è la notte della grande crisi e se il giorno che viene potrà davvero riaccendere il sole su una "risalita"». Penso che gli SDGs potranno darci una mano importante per comprendere a che punto è il giorno che già viviamo in questo mondo pieno di squilibri e segnato da disuguaglianze crescenti. E certo ci aiuteranno a scoprire sempre meglio fin dove bisogna saper spingere la luce.


Non è un affare per pochi. E comunque non riguarda solo un manipolo di Stati, per quanto ricchi e potenti, anche se i più ricchi e potenti. Vale la pena di ripeterlo mentre il popolo della nazione più ricca e potente di tutte, gli Stati Uniti d’America, sta scegliendo in modo tormentato come non mai il "suo" presidente e la direzione in cui muoversi nei prossimi anni. Quella scelta pesa molto. Le nostre, tutte insieme, di più. Non ci sono deleghe né alibi sulla via del futuro, e ciò che è bene fare adesso è adesso integralmente chiaro e possibile.

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