mercoledì 1 marzo 2017
Il primo discorso di Donald Trump davanti al Congresso si rivela privo degli accenti forti e quasi «obamiano». Una scelta strategica che non deve abbagliarci.
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(Lapresse) - LaPresse

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Sorpresa: il primo discorso di Donald Trump davanti al Congresso si rivela – è lo stesso Washington Post, da sempre rudemente ostile ai modi e alle scelte del primo inquilino della Casa Bianca a riconoscerlo - «sorprendentemente presidenziale», anzi, per certi aspetti quasi obamiano quando afferma: «Dobbiamo avere il coraggio di esprimere le nostre speranze. E sperare che queste speranze e i nostri sogni si trasformino in azioni». In sostanza, «a toned-down affair», un discorso sullo Stato dell’Unione quasi sommesso, privo degli accenti forti della campagna elettorale e dei primi quaranta giorni di presidenza, scanditi dalla martellante serie di executive orders, la maggior parte dei quali ha sconvolto l’opinione pubblica americana spaccandola in due: da una parte una buona metà di entusiasti (non soltanto rintracciabili tra coloro che Trump lo hanno votato l’8 novembre scorso), dall’altra un’America perplessa e impaurita.

Quella stessa America che ora si domanda cosa accadrà ai 22 milioni di cittadini che usufruivano dell’Obamacare, il sistema sanitario allargato alle fasce più deboli che Trump ora conferma di voler smantellare promettendo una «migliore assistenza a costi più bassi», e i cui stanziamenti probabilmente andranno invece a vantaggio del poderoso aumento delle spese militari. Il “milder tone” di Donald Trump – una scelta strategica ben congegnata e al contempo l’imprevisto atto di nascita di un presidente “normale” – non deve abbagliarci.

The Donald rimane un conservatore dai toni duri e risoluti e con un programma che si richiama in parte alla Dottrina Monroe, in parte a quel modello autarchico che tanto piace all’elettorato medio americano: America first, soprattutto, condita da un riuscito pizzico di umiltà, con la promessa di sopire le scaramucce del recente passato con la stampa e con la magistratura federale, senza per questo rinunciare al proprio programma economico, né al bando nei confronti degli Stati-canaglia a maggioranza musulmana o alla costruzione del muro confinario fra Stati Uniti e Messico, lasciando trapelare pochissime e irrilevanti modifiche nei confronti dell’immigrazione illegale.

Autentico Jekyll e Hyde, dopo il volto brutale dell’imbonitore che ha sedotto mezza America (perfetta si adatta ancor oggi la considerazione di Elias Canetti in Massa e potere: «La massa è un enigma che mi ha perseguitato per tutta la parte migliore della mia vita e, seppure sono arrivato a qualcosa, l’enigma nondimeno è restato tale») compare ora il volto presidenziale di Trump, accondiscendente nella sua fermezza e rispettoso della divisione dei poteri. Di entrambi i canovacci "The Donald" ha mostrato per la prima volta di saperne fare buon uso. Bisognerà vedere in futuro quale utilizzerà con maggior profitto.

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