Il decreto asilo mette a rischio i minori
venerdì 28 settembre 2018

Gentile direttore,

desidero fare dalle colonne del suo giornale alcune considerazioni in merito al decreto su sicurezza e asilo, approvato nel Consiglio dei ministri di lunedì 24 settembre, in particolare per quanto attiene il tema dei minori stranieri non accompagnati. Anche se il decreto non tratta direttamente la loro condizione, di fatto rischia di avere gravi ripercussioni sui loro percorsi di inclusione sociale, e questo desta la nostra preoccupazione.

Ciò che ci preoccupa principalmente è la disposizione combinata dell’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e la riforma del sistema Sprar. Fino ad oggi, nell’80% dei casi, ai minorenni giunti nel nostro Paese senza familiari è stata concessa la protezione umanitaria, che assicurava loro uno status legale anche dopo il conseguimento della maggiore età. Va tenuto conto, infatti, che l’età media dei ragazzi che arrivano in Italia da soli è di 16-17 anni. Con l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, molti di questi adolescenti saranno indotti a non domandare asilo in Italia e a tentare di continuare il loro viaggio verso altri Paesi europei in forme illegali, esponendosi al rischio di cadere vittime di sfruttamento, traffico di esseri umani e organizzazioni criminali.

Ci preoccupa anche la riforma dello Sprar, un sistema che nel corso degli anni ha dimostrato di funzionare in maniera efficiente, trasparente ed economica, portando benefici anche nei territori che ne ospitano i progetti (ad esempio creando posti di lavoro, consentendo la riapertura di scuole che stavano chiudendo per carenza di alunni, ecc.). Limitare l’accesso allo Sprar ai soli titolari di protezione internazionale significherebbe, per i minorenni soli che non sono riusciti a completare con successo l’iter prima del 18° compleanno, interrompere i percorsi di accoglienza e inclusione sociale già avviati da minori e ritrovarsi in un sistema come quello dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas): strutture in cui spesso non è previsto un valido progetto di inclusione sociale, quando non sono ridotti a veri e propri 'parcheggi' per immigrati.

In questa contro-riforma dello Sprar vediamo un regresso rispetto all’indirizzo degli ultimi anni, teso al superamento dell’approccio emergenziale in favore di un sistema strutturato che offra percorsi individualizzati di accoglienza e di inserimento nella cultura e nella società italiane.

Un’ultima importante considerazione riguarda i minori accompagnati. Non vi sono nel decreto forme particolari di tutela nei loro confronti. Ciò significa che questi ragazzi seguirebbero il percorso dei loro genitori, i quali per tutto il periodo di richiesta di protezione internazionale dovrebbero essere collocati in un centro di emergenza.

Complessivamente ci sembra che queste misure possano portare a un peggioramento della condizione dei minorenni stranieri nel nostro Paese. Una scelta non in linea con i princìpi della Convenzione sui diritti dell’infanzia, del cui rispetto l’Italia si è sempre onorata di essere all’avanguardia.

Portavoce di Unicef Italia

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