Dire Terra Santa è riconoscere la speciale dignità di quei luoghi
venerdì 9 novembre 2018

Signor direttore,
unisco la mia alla voce di coloro che deplorano il fatto che il vostro giornale, come altre testate cattoliche, continui a usare l’espressione “Terra Santa” anziché “Israele”. “Terra Santa” poteva andare bene quando quei luoghi facevano parte dell’Impero Ottomano e può avere tutt’al più un significato sentimentale nel parlare e nel comunicare privato; non ne ha in documenti ufficiali, contesti rivolti al pubblico, ecc. Perché questa non casuale imprecisione? Se non ci fosse stato l’ebraismo (Israele), non ci sarebbe il cristianesimo!

Loris Maria Marchetti Torino

E perché mai, gentile signore, il fraterno rispetto che da cristiani abbiamo per l’ebraismo dovrebbe essere in contrasto con il fatto di chiamare con il suo nome la Terra Santa? Perché mai parlare di Terra Santa dovrebbe ferire chiunque guardi con occhi liberi e retta coscienza alla dolorosa condizione dei due popoli che vivono in quel cruciale spicchio di mondo dalla storia unica e dalla speciale dignità. La Terra Santa comprende l’attuale Stato di Israele e lo Stato di Palestina (già riconosciuto da 137 membri dell’Onu, e che al Palazzo di Vetro ha lo status di osservatore permanente). E comunque quella terra è santa per tutte e tre le religioni monoteiste: l’ebraismo, l’islam e il cristianesimo.

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