sabato 12 agosto 2017

Luigi e Aurelio Luciano erano nel posto sbagliato al momento sbagliato. In tanti lo hanno scritto in questi giorni per raccontare la ferocia dei killer della mafia garganica che si è accanita contro due testimoni inconsapevoli dell’omicidio del boss Mario Luciano Romito e del suo autista. Ma non è vero, Luigi e Aurelio, agricoltori, erano nel posto giusto al momento giusto. Perché a quell’ora gli agricoltori sono sui campi, coi loro attrezzi, per tirar fuori dalla terra frutti e un faticoso reddito.

E dove altro potevano essere? A lavorare, a sudare. Un sudore che si è mischiato al sangue. Sangue voluto e cercato da chi invece era davvero nel posto sbagliato al momento sbagliato. Chi uccide, chi estorce, chi traffica, chi corrompe, chi commette violenze e soprusi, chi distrugge vite e speranze è sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Come chi si fa corrompere, chi è colluso con le mafie, chi non denuncia, chi tace. Perché quello che fa è sbagliato, è reato, è contro la legge e contro gli uomini. E, come ci hanno ripetuto gli ultimi tre grandi Papi, è peccato.

Sì, la mafia è peccato, è fuori e contro il Vangelo. E, dunque, è sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non le sue vittime innocenti. Non lo era il piccolo Dodò Gabriele, ucciso mentre stava giocando su un campo di calcio a Crotone dai proiettili ’ndranghetisti destinati a uno ’ndranghetista. Giocava, come tutti i bambini di 11 anni. Era nel posto giusto. Non lo era chi ha sparato. E non era nel posto sbagliato al momento sbagliato neanche Annalisa Durante, adolescente napoletana scesa in strada a Forcella col vestito bello per passeggiare con le amiche e neanche Silvia Ruotolo che stava passeggiando per il quartiere Arenella tenendo per mano il figlio Francesco di 5 anni. E neanche Michele Fazio, 15 anni, che stava rientrando a casa dal suo turno di lavoro da barista a Bari Vecchia, come Gaetano Marchitelli, anche lui 15 anni, che stava lavorando in una pizzeria nel quartiere barese di Carbonara.

Adolescenti che volevano aiutare le loro famiglie. Facevano la cosa giusta, nel posto giusto e al momento giusto. Niente di sbagliato. Lo era invece chi ha sparato per uccidere, per strada, tra la gente. Non pensando agli 'effetti collaterali'. Che erano giovani vite. O ancor più giovani come i 3 anni di Cocò Campolongo, ucciso perché testimone dell’omicidio del nonno. Testimone proprio come Luigi e Aurelio. Perché chi uccide non vuole testimoni, anche se poi dei delitti si vanta. Forse capisce di essere nel posto sbagliato e non vuole che il suo sbaglio sia scoperto? Qualcuno sicuramente ha fatto questo percorso, riconoscendo lo sbaglio. Come Salvatore Grigoli, killer di don Pino Puglisi, convertito dal sorriso del parroco di Brancaccio. Sicuramente no chi ha premuto il pulsante dell’autobomba destinata al giudice Carlo Palermo, pur capendo che sarebbe stata coinvolta un’altra auto. Barbara Asta e i figli, i gemellini Salvatore e Giuseppe di 6 anni, non erano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Stavano andando a scuola, mamma e figli, come tante mamme e figli a quell’ora.

Chi era nel posto sbagliato erano ancora una volta i mafiosi che con quella bomba volevano risolvere il loro problema, un bravo magistrato, decidendo di vita e morte, anche di una giovane mamma e dei suoi bambini. L’elenco potrebbe continuare perché sono centinaia le vittime del 'posto sbagliato al momento sbagliato'. Bambini che erano in braccio al loro papà, bersaglio dei killer. Amici che stavano accompagnando un carabiniere vittima designata. Ragazzi scambiati per esponenti del clan rivale come Alberto Vallefuoco, Salvatore De Falco e Rosario Flaminio, operai ventenni. Il bimbo mai nato, ucciso nel ventre di Ida, colpita assieme al giovane marito, il poliziotto Nino Agostino. E Domenico Martimucci, 27 anni, prima vittima innocente delle ' azzardomafie', ucciso nel 2015 ad Altamura da una bomba contro una sala giochi mentre stava guardando una partita in tv. Mi scuso per non averli ricordati tutti. Ma tutti sono nella mia penna e nel mio taccuino di giornalista. Molti narrati sulle pagine di Avvenire.

E chi vorrà li potrà comunque trovare sul sito di Libera che ogni anno li ricorda il 21 di marzo. Storie, visi, persone che erano al posto giusto al momento giusto, perché volevano vivere una vita vera, giusta, piena. Un lungo terribile elenco di nomi, al quale ora si aggiungono Luigi e Aurelio agricoltori foggiani, mariti e papà, morti su quella terra che per loro era tutto. Terra usurpata dalle mafie, con la violenza e il sangue innocente che ha bagnato le zolle foggiane. Questo sì che è essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Le mafie e chi le sostiene, facendo e tacendo. Sono anche loro ad aver ucciso Luigi e Aurelio. Ora è il momento di essere ancor di più nel posto giusto al momento giusto. Basta sottovalutazioni e negazionismo in questa terra foggiana. Basta con istituzioni lontane e distratte. Servono fatti concreti e soprattutto continuità.

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