Una legge non risolve ma dev'essere fatta bene
sabato 5 giugno 2021

Caro direttore,

il dibattito in corso in queste settimane sulla proposta di legge in tema di omofobia, grazie anche allo spazio di documentazione e confronto garantito dal suo giornale, ha messo in luce, accanto alle ragioni dell’intervento legislativo, anche le imprecisioni e le ambiguità contenute nel testo. Nei giorni scorsi è intervenuto sul tema anche il presidente della Cei, cardinale Bassetti, offrendo alcune semplici considerazioni che mi paiono del tutto condivisibili. Non vi è dubbio che vadano difese le persone omosessuali. Esse, e proprio in quanto persone, sono titolari e portatrici di dignità e diritti inviolabili, che nessuna 'differenza', comunque vissuta, può annullare. Questo va riaffermato con chiarezza e decisione. Con altrettanta chiarezza e decisione va però anche detto che «il testo dev’essere scritto in modo semplice e chiaro» in modo da non prestarsi «a essere interpretato in varie maniere» e rischiare di «sfociare in altre tematiche che nulla hanno a che vedere con l’omofobia, gli insulti o le violenze». Il controverso punto sulla 'identità di genere' – controverso dal punto di vista scientifico e giuridico – che alimenta la preoccupazione che punti di vista culturali possano divenire 'reati d’opinione', merita perciò di essere oggetto di più approfondita discussione. Così come sarebbe utile chiarire la differenza tra chi diffonde idee e chi istiga a commettere atti di discriminazione e violenza, evitando di affidare la materia all’interpretazione del giudice. Si tratta di questioni non capziose, le quali, se riguardano aspetti tecnici del ddl, aprono tuttavia scenari culturali e politici rilevanti.

Rispetto alle osservazioni di Bassetti e alla richiesta di un supplemento di esame del testo, il dibattito appare purtroppo condizionato da opposte rigidità. Trattandosi di un ddl, che riguarda peraltro un tema che non può essere considerato di parte, dovrebbe invece essere cosa normale per il Parlamento discutere, mediare, emendare e approvare il testo modificato con la maggioranza più larga possibile. Come non vedere che altrimenti più che risolvere i problemi si radicalizzano le divisioni? Dispiace che partiti di una certa consistenza e tradizione non colgano l’occasione per mettere in campo una proposta che sia di 'mediazione': dove questo termine non significa mediocre compromesso, ma capacità di costruire, attorno al punto medio dei diritti, della cura e della dignità della persona, politiche efficaci che mobilitino le energie della società tutta. Rispetto a questa mediazione, che è il compito della politica in democrazia, si preferisce schierarsi dietro posizioni che hanno il sapore di una deriva tardo- ideologica con venature libertarie, che speravamo superata da una più ampia visione di libertà responsabile. Questa annotazione vale un po’ per tutti i partiti, ma particolarmente per il Pd, che non dovrebbe permettersi di rinunciare alla sua costitutiva vocazione pluralistica, regalando in tal modo spazio politico a una destra che, al di là del merito, è ben contenta di cavalcare un’improbabile e parziale 'difesa dei valori'.

Ricordiamoci anche che la legge, benché necessaria, non è tuttavia sufficiente per sciogliere nodi intricati. Lo vediamo a proposito del femminicidio, ora regolato da una norma molto dura e tuttavia inefficace nell’impedire il ripetersi di atti di violenza sulle donne, come purtroppo le cronache ci dicono. Il fatto è che le discriminazioni di ogni genere, ma in particolare quelle a sfondo sessuale, sono sempre figlie di una mentalità e di una cultura della violenza e della sopraffazione. È questo il vero muro da abbattere, per far rifiorire un terreno nuovo, dove siano l’accoglienza e il rispetto reciproco a costituire la trama di relazioni improntate alla convivenza pacifica. Anche la comunità ecclesiale deve sentirsi chiamata in causa e coinvolta in questo impegno e nel varo di una legge largamente condivisa.

Ecco perché vanno apportate modifiche migliorative al testo attuale, ascoltando tra l’altro anche gli autorevoli giuristi che segnalano aspetti in contrasto con la Costituzione e gli esponenti di varie culture – compresa quella femminista – che sottolineano i punti critici e contraddittori. La posta in gioco è troppo grande per disperdere energie e buone idee in dispute ideologiche di cui non si sente onestamente alcun bisogno.

già parlamentare, presidente di Argomenti2000

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI