Varsavia e Kiev ai ferri corti per il nome di un'unità d'élite
Dall'Ucraina un omaggio a Upa, l'esercito indipendentista ucraino che combatté i sovietici nella Seconda Guerra mondiale. E che, però, massacrò 100.000 polacchi

Bandiere ucraine ammainate, richiesta di revocare un’onorificenza al presidente Volodymyr Zelensky, città in protesta. È un durissimo scontro quello che sta opponendo Kiev a Varsavia, finora uno dei più solidi sostenitori del Paese invaso dalla Russia. Al centro, la decisione di Zelensky di chiamare un’unità di élite, la Sso («Separate Special Operations Center North»), «Eroi dell’Upa». Una scelta che rischia di avere pesanti ripercussioni nella relazioni tra i due alleati.
L’Upa, «Esercito insurrezionale ucraino», che combatté contro i sovietici durante la Seconda Guerra mondiale, è considerato in Ucraina il simbolo della lotta contro l’oppressore russo. Secondo il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha, a volere la denominazione sono stati gli stessi soldati per commemorare coloro che lottarono contro «l’imperialismo di Mosca». Il fatto è però che, tra il 1943 e il 1945, l’Upa si rese colpevole del massacro per pulizia etnica di oltre 100.000 polacchi, molti donne e bambini, nelle regioni allora in Polonia della Volinia e della Galizia orientale (i polacchi risposero con analoghi eccidi sulla popolazione ucraina).
In Polonia la cosa è stata presa con un’autentica ondata di sdegno e rabbia, unendo personalità di opposte posizioni politiche. A cominciare dall’ex presidente nonché ex leader storico di Solidarnosc, Lech Walesa, che si è strappato dalla giacca lo stemmino ucraino che portava da anni, dichiarandosi personalmente «insultato». Questa decisione, ha dichiarato anche il premier Donald Tusk, «ferisce la nostra sensibilità storica» ed è «preoccupante dal punto di vista delle nostre relazioni». Ancora più duro il presidente della Repubblica Karol Nawrocki (molto vicino ai nazionalpopulisti del PiS), che ha chiesto la revoca a Zelensky dell’Ordine dell’Aquila Bianca concessagli nel 2023 dal suo predecessore Andrzej Duda in riconoscimento dei suoi contributi alle relazioni bilaterali, alla democrazia, alla pace e alla sicurezza. «Purtroppo - ha tuonato Nawrocki - il presidente Zelensky ha dimostrato che l’Ucraina in termini di mentalità, glorificando i banditi e gli assassini dell’Upa, non è pronta ad esser parte della famiglia europea».
In varie parti della Polonia sono state ammainate le bandiere ucraine issate in segno di solidarietà a Kiev. In subbuglio è la città di confine Rzeszów, il cui aeroporto è uno hub essenziale per Kiev. Il consiglio comunale ipotizza di porre fine a questo ruolo strategico per Kiev, il che costringerebbe a spostare l’intero hub in Romania. La situazione inoltre alimenta le crescenti tensioni nei confronti dei rifugiati ucraini in Polonia.
Kiev è inquieta, Sybiha cerca di gettare acqua sul fuoco. «Siamo pronti a discutere di tutte le questioni, anche le più difficili» ha dichiarato. «La minaccia russa - ha aggiunto - riguarda tutti noi, combattere fra di noi ci porterebbe all’orlo dell’abisso». Per Varsavia però l’unico modo per placare gli animi sarebbe annullare la denominazione dell’unità.
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