Da oggi Zuppi sarà a Mosca: «Un successo lo scambio dei prigionieri. Ora lavoreremo con lui per liberare i civili»

Alla vigilia della missione dell'arcivescovo di Bologna in Russia abbiamo intervistato l'ambasciatore del Cremlino presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky: «Finora esaminati 310 casi: alcune famiglie sono già state ricongiunte»
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September 27, 2026
Il ministro degli Esteri russo Lavrov con il cardinale Zuppi durante la visita del 14 ottobre 2024/ REUTERS
Il ministro degli Esteri russo Lavrov con il cardinale Zuppi durante la visita del 14 ottobre 2024/ REUTERS
«Il cardinale Matteo Zuppi è sempre il benvenuto a Mosca». L’ambasciatore russo presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky, lo ripete più volte alla vigilia del nuovo viaggio dell’arcivescovo di Bologna in Russia. Inizia domani la terza visita di Zuppi a Mosca, che già da oggi sarà in città. Tre giornate di incontri e colloqui che si concluderanno mercoledì e che arrivano dopo la visita a luglio in Ucraina dove il cardinale era entrato anche in un campo di detenuti dell’esercito russo e dove aveva ricevuto la richiesta di fare altrettanto in Russia per verificare le condizioni di chi è stato catturato dai militari del Cremlino. Ancora una volta la spola fra le due capitali per favorire vie di incontro partendo da «chi soffre», come è solito dire Zuppi. È lo spirito della diplomazia umanitaria della Santa Sede in mezzo alla guerra che dal 2022 devasta l’Ucraina e che è al centro della missione di pace del presidente della Cei come inviato del Papa. Missione voluta da Francesco e confermata da Leone XIV che in tre anni ha permesso di creare un canale di dialogo fra Kiev e Mosca, attraverso la segreteria di Stato e la rete delle nunziature, da cui sono passati migliaia di nomi di prigionieri di guerra, di bambini, di dispersi di entrambi i Paesi. Un impegno che «ha prodotto risultati concreti. E possiamo affermare che ha avuto successo e continua a svolgere un ruolo ragguardevole», spiega ad Avvenire l’ambasciatore Soltanovsky. Perché, aggiunge, «si sviluppa contemporaneamente su più fronti, tra cui il ricongiungimento delle famiglie, sia russe sia ucraine, e lo scambio dei prigionieri». A Mosca il cardinale era stato nel giugno 2023, ossia all’inizio del suo incarico “vaticano”, dopo la sosta a Kiev. Poi era tornato nell’ottobre 2024. Adesso ancora la tappa nella capitale.
Signor ambasciatore, che cosa segna il barometro delle relazioni fra Federazione Russa e Santa Sede dopo un anno di pontificato di Leone XIV?
«I rapporti sono buoni e costruttivi, nonostante la complessa situazione politica internazionale. Proprio in queste circostanze occorre che sia stato preservato quanto costruito durante i precedenti pontificati. Il dialogo rimane aperto e basato sulla fiducia, con contatti regolari a tutti i livelli. C’è inoltre un grande potenziale per ampliare la collaborazione in numerosi ambiti».
Il Papa continua a lanciare appelli per la pace, richiamando spesso la guerra in Ucraina.
«La ricerca della pace è inscritta nel Dna dell’insegnamento cristiano. Apprezziamo la posizione di principio e siamo convinti che l’impegno di Leone XIV è autentico, coerente e non condizionato da interessi politici, come invece purtroppo spesso accade. Nel momento in cui il mondo tende alla polarizzazione e a ragionare in termini di bianco o nero, le autorevoli parole del Papa assumono un’importanza particolare importanza».
L'ambasciatore russo presso la Santa Sede Ivan Soltanovsky con il cardinale Pietro Parolin/ Ansa
L'ambasciatore russo presso la Santa Sede Ivan Soltanovsky con il cardinale Pietro Parolin/ Ansa
Dialogo costante con la Santa Sede, ma non con l’Europa.
«Con la Santa Sede proseguiamo una regolare attività diplomatica, come dimostrano la recente visita a Mosca dell’arcivescovo Gallagher e la prossima visita del cardinale Zuppi. Purtroppo, nell’Europa di oggi, ciò che dovrebbe essere la norma è diventato un’eccezione. Giudichiamo molto positivamente l’approccio vaticano e constatiamo con profondo rammarico la mancanza di volontà di dialogo da parte di molti Paesi europei. È proprio in presenza di profonde divergenze che il dialogo diventa quanto mai necessario».
Il Papa ha chiesto più volte di fermare i bombardamenti sulla popolazione. In Ucraina sono oltre 15mila i morti civili per i raid russi. C’è la volontà di Mosca?
«Certamente. Sappiamo bene che i civili, su entrambi i lati del fronte, soffrono gravemente a causa delle ostilità. Gli attacchi russi non sono mai diretti contro la popolazione civile, ma contro infrastrutture utilizzate a fini militari».
Uno degli ambiti della missione di Zuppi è lo scambio dei prigionieri. “Mediazione” che funziona?
«Il cardinale Zuppi rappresenta un significativo canale per lo scambio di informazioni di carattere umanitario, anche sui prigionieri di guerra. Contribuisce a sottrarre questa questione alla politicizzazione e così facilita il processo. Durante la sua ultima visita in Ucraina, il cardinale ha anche visitato i prigionieri di guerra russi. È stato un gesto di grande valore umano. Lo scambio dei prigionieri di guerra è un processo molto difficile, frutto di accordi complessi. Ogni volta che si riesce a raggiungere un’intesa, si tratta di un risultato di grande rilevanza, che naturalmente accogliamo con favore. Siamo molto grati al cardinale Zuppi per il suo contributo».
Zuppi invita anche a facilitare lo scambio dei prigionieri civili, non solo di quelli militari.
«Si tratta di un tema nuovo ed è ancora difficile dire quali sviluppi potrà avere. Sarà necessario un lavoro approfondito per stabilire con precisione chi rientri in questa categoria. Sulla base degli elenchi ricevuti finora, è ancora difficile valutare in quale misura tali scambi saranno possibili».
La diplomazia umanitaria della Santa Sede guarda, poi, ai bambini. Secondo le autorità ucraine, sono 20mila quelli portati in Russia.
«A Mosca vengono esaminati attentamente tutti gli elenchi trasmessi dal cardinale Zuppi. Finora sono stati esaminati circa 310 casi e sono già avvenuti ricongiungimenti familiari sia in Russia sia in Ucraina. Su richiesta del cardinale, i rispettivi nunzi apostolici partecipano ai contatti diretti tra i rappresentanti russi e ucraini su singoli casi complessi, che si svolgono in videoconferenza. I nunzi fungono da garanti delle intese raggiunte. Il meccanismo di collaborazione esiste e produce risultati».
Come è andata la visita dell’arcivescovo Gallagher?
«Bene. Dopo cinque anni siamo stati lieti di accogliere nuovamente a Mosca il capo della diplomazia della Santa Sede. Il confronto è stato franco, positivo e pragmatico. Sono stati inoltre individuati alcuni temi promettenti sui quali sviluppare la collaborazione».
Gallagher ha ribadito la disponibilità a far incontrare in Vaticano i rappresentanti di Mosca e Kiev. C’è sempre lo stop russo?
«Non c’è alcuno stop da parte di Mosca. Non è per nostra iniziativa che i negoziati si sono interrotti. La questione non è dove tenere i negoziati, ma se esista la volontà di avviare un dialogo serio, capace di affrontare e risolvere i problemi che hanno portato al conflitto. L’autorità morale della Santa Sede è indiscutibile. Tuttavia, l’ipotesi di tenere i negoziati in Vaticano incontra oggettive difficoltà di carattere geografico e logistico. Rimaniamo aperti a consultazioni con la Santa Sede su questioni specifiche».
Leone XIV ha condannato il riarmo dell’Europa che i leader Ue giustificano richiamando anche la “minaccia” russa.
«Sosteniamo le parole del Papa. Il riarmo dell’Europa è un processo pericoloso ed è, purtroppo, anche il risultato della completa assenza di dialogo tra Russia e Paesi della Ue. Osserviamo che una parte delle élite europee cerca di riarmare non soltanto i Paesi, ma anche le menti e i cuori degli europei che vivono gravi problemi economici. Sono proprio queste forze a sabotare il processo di pace in Ucraina, perché interessate alla prosecuzione della guerra e al potenziamento della produzione bellica. Anche il personale della nostra ambasciata subisce pressioni mediatiche a causa della nostra linea a favore della pace».
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