Trump ha annunciato un'intesa con la Nato sulla Groenlandia (e lo stop ai dazi)

di Elena Molinari, New York
Al Forum economico di Davos il presidente americano, dopo le stoccate contro gli europei, ha incontrato Rutte: «Abbiamo definito la struttura di un futuro accordo sull’Artico»
January 21, 2026
Trump a Davos
Trump a Davos
«L’opzione militare non è sul tavolo. Non penso che sarà necessaria. Penso che la gente userà il buon senso». Da Davos, Donald Trump assicura che l’annessione Usa della Groenlandia non passerà da una conquista armata. Ma nel suo discorso al World Economic Forum il presidente americano ha continuato a descrivere la gigantesca isola artica dell’Atlantico del Nord come un tassello «naturale» della sicurezza statunitense e, soprattutto, come un bene che «deve tornare» nell’orbita di Washington. Il presidente americano ha fatto ricorso alla storia per giustificare le sue mire espansionistiche, ricordando l’intervento militare con cui gli Stati Uniti scongiurarono l’arrivo dei nazisti sull’isola ed il fatto che poi restituirono «rispettosamente», da «stupidamente» il territorio alla Danimarca.
A sera, dopo un incontro «molto proficuo» con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, il dietrofront sui dazi annunciati, dal 1° febbraio, ai Paesi che hanno inviato soldati in Groenlandia: «Abbiamo definito la struttura di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all’intera regione artica. Questa soluzione, se finalizzata, sarà estremamente vantaggiosa per gli Stati Uniti e per tutte le nazioni della Nato», ha scritto Trump su Truth. «Ulteriori informazioni saranno disponibili quando le trattative proseguiranno», ha aggiunto, indicando come responsabili del dossier il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff. L’argomento resta quello che usa da settimane: la Groenlandia è decisiva nella nuova architettura difensiva immaginata dalla Casa Bianca, a partire dallo scudo missilistico Golden Dome, che Trump vuole realizzare nell’Artico e che ha citato anche per legare il dossier groenlandese alla competizione globale con Russia e Cina. Il capo della Casa Bianca ha alternato toni svalutativi e toni strategici, definendo la Groenlandia un «territorio freddo e in una posizione scomoda», ma allo stesso tempo «cruciale per la pace mondiale».
Da questo punto, Trump è passato a un bersaglio ricorrente: la Nato. «Noi diamo così tanto e in cambio otteniamo così poco», ha detto, sostenendo che gli Stati Uniti incassano solo «morte, caos e montagne di soldi dati a persone che non apprezzano ciò che facciamo». Il riferimento non è solo all’Alleanza atlantica ma anche, più in generale, all’Europa. Nel pubblico era presente il segretario generale Mark Rutte, che in mattinata aveva lodato la pressione americana per aumentare la spesa militare degli alleati. Il presidente ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero pagato «quasi il 100%» della Nato e che i Paesi membri sarebbero passati dal non rispettare il 2% del Pil alla soglia del 5%. Dati recenti indicano invece che la spesa statunitense rappresenta una quota maggioritaria, ma non totale, del budget complessivo dell’Alleanza. Il messaggio politico, però, è incontrovertibile: Trump considera la Nato un costo e un vincolo che limita la libertà d’azione americana.
In questa chiave si può leggere la proposta di Trump di creare una nuova istituzione internazionale: il Board of Peace. Trump non ne ha parlato ieri, ma secondo il programma della Casa Bianca, oggi è prevista proprio a Davos la cerimonia che formalizzerà la nascita del Consiglio della pace, presentato da Trump come parte del suo piano per Gaza ma già incaricato, nel suo statuto, di occuparsi di questioni globali. Il Board avrebbe raccolto l’adesione di circa 35 leader su oltre una cinquantina di inviti mandati. L’Arabia Saudita ha annunciato la «decisione comune» di aderire insieme a Qatar, Egitto, Giordania, Emirati, Turchia, Indonesia e Pakistan. Putin ha ringraziato e avrebbe accettato. Nel suo intervento, Trump ha allargato il discorso al Medio Oriente, attribuendo agli Stati Uniti il merito di «contenere» l’Iran e parlando di Hamas, un «piccolo problema», che avrebbe accettato di consegnare le armi con l’avvertimento che, in caso contrario, sarebbe stata «spazzata via rapidamente». Ha citato anche la tecnologia difensiva, rivendicando la paternità americana del sistema Iron Dome israeliano e proponendo una versione più ampia, il Golden Dome, da estendere a Stati Uniti, Canada e «al resto del mondo». Ed è proprio sul Canada che Trump ha chiuso, lanciando un messaggio diretto al premier Mark Carney. Dopo aver sostenuto che Ottawa «riceve molte cose gratis» da Washington, il tycoon ha accusato il leader canadese di non essere grato. «Il Canada vive grazie agli Stati Uniti – ha ammonito –. Ricordatelo, Mark, la prossima volta che fai le tue dichiarazioni».

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