Trump e la tregua che non c’è, tra nuovi attacchi e ricatti a Kiev

Raid russi sulle infrastrutture energetiche. Washington minaccia di sospendere scambi informativi per proteggere le raffinerie di Mosca. L’Ue approva 1.600 nuove sanzioni
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October 12, 2026
Trump e la tregua che non c’è, tra nuovi attacchi e ricatti a Kiev
In fuga dai missili rifugiandosi nelle stazioni della metropolitana. Nuovi raid nelle ore della “tregua” anunciata dalla Casa Bianca/ AFP
La diplomazia annuncia la tregua, sul terreno continuano a suonare le sirene. Donald Trump domenica aveva promesso di fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche, ma nella notte e nella mattinata di lunedì la Russia ha colpito almeno sei obiettivi dell’energia in Ucraina, mentre la “pax trumpiana” viene smentita sia da Mosca che da Kiev. Volodymyr Zelensky assicura che le raffinerie russe negli ultimi giorni sono state risparmiate. Ma sull’ipotesi di cessate il fuoco ci sono già opposte interpretazioni. Per l’Ucraina deve proteggere centrali, impianti del gas e reti elettriche. Una sospensione limitata alle raffinerie metterebbe al riparo soprattutto Mosca. Per Mosca l’esatto contrario. L’annuncio americano di domenica, dopo l’intesa sul diesel tra Casa Bianca e Cremlino e di cui si attendono ancora i dettagli, ha sorpreso gli ucraini e gli alleati europei. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, dice che i colloqui proseguono, ma respinge una sospensione generale dei combattimenti per sessanta giorni: la Russia, sostiene, vuole una pace duratura. Due mesi è il tempo chiesto da Zelensky per mettere in sicurezza le infrastrutture necessarie alle elezioni invocate da Trump che vorrebbe l’attuale vertice ucraino fuori dai giochi . «Se vuole cambiare il leader in Ucraina, deve sapere che solo il nostro popolo può farlo», risponde a Trump proprio Zelensky in un’intervista a Fox News : «Io sono pronto per le elezioni». Ma Mosca offre di fermarsi soltanto nel giorno del voto.
Dietro la tregua annunciata si muovono pressioni che, secondo fonti ucraine, hanno raggiunto direttamente i vertici militari e governativi. Due funzionari hanno raccontato al Kyiv Independent di telefonate americane con una minaccia precisa: se l’Ucraina colpirà gli impianti energetici russi, Washington interromperà la condivisione dell’intelligence e bloccherà “Purl”, il programma attraverso cui gli alleati acquistano armi statunitensi da destinare alle forze armate ucraine. Tra i destinatari delle chiamate figurerebbe Pavlo Palisa, vicecapo dell’Ufficio presidenziale responsabile degli affari militari, che ha confermato le minacce della Casa Bianca. Diversi funzionari sostengono che Kiev non fosse stata avvertita prima dell’annuncio. Gli ucraini si sarebbero così trovati a dover rispettare un’intesa della quale chiedono ancora di conoscere i termini, sotto il ricatto del blackout informativo.
Il nodo è anche economico. Trump difende l’accordo per aumentare le forniture di diesel russo sui mercati mondiali e contenere i prezzi dei carburanti prima delle elezioni americane di metà mandato del 3 novembre. Senatori repubblicani e democratici contestano che l’operazione possa violare il divieto di importazioni energetiche russe previsto da una legge del 2022. Il presidente americano attribuisce agli attacchi ucraini contro le raffinerie una parte del rincaro. Zelensky indica invece nel blocco dello Stretto di Hormuz la causa determinante. Per Kiev la reciprocità si misura sugli impianti rimasti in piedi. L’unica raffineria ucraina, ricorda Zelensky, è stata gravemente danneggiata e il Paese dipende dalle importazioni di carburanti. «È necessario esercitare pressioni sulla Russia», insiste, mentre assicura che i contatti con la squadra americana continuano ogni giorno.
Intanto a Lussemburgo i ministri degli Esteri europei hanno ampliato le sanzioni contro Mosca. Mentre la Finlandia chiede di fermare i visti Schengen per i viaggi non essenziali dei cittadini russi, turismo compreso. La Lituania propone di inserire il Gru, l’intelligence militare russa, nella lista europea delle organizzazioni terroristiche, accusandolo di condurre operazioni ibride sul territorio dell’Unione. Ieri i ministri degli Esteri dell’Ue hanno adottato quasi 1.600 nuove voci di sanzioni rivolte al complesso militare-industriale russo. «Si tratta del più grande ampliamento della nostra lista di sanzioni da quando la Russia ha dato inizio alla guerra», ha spiego Kaja Callas, responsabile degli Affari esteri a Bruxelles. «Più della metà di queste voci è collegata alla catena di produzione dei missili balistici. Stiamo rendendo significativamente più difficile, più lento e più costoso per la Russia produrre le armi che utilizza per uccidere gli ucraini», ha sottolineato. Sul terreno, a Kharkiv, le autorità municipali contano almeno tre morti nei raid notturni e 22 feriti negli attacchi della mattinata contro edifici residenziali. A Kyiv le interruzioni della corrente si ripercuotono sull’acqua e sulla metropolitana. Mosca rivendica anche attacchi contro tre mercantili diretti a Odessa e Mykolaiv, sostenendo che trasportassero carichi militari. Per tutta la giornata gli allarmi attraversano l’Ucraina. E la tregua resta nient’altro che il solito annuncio.

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