Teheran, raid a 4mila chilometri. «Pronti a chiudere il Mar Rosso»

Dall'Iran due missili sulla base di Diego Garcia. Gli Usa: «Ridotta la difesa a Hormuz». I pasdaran: se invadete Kharg rispsota senza precedenti. In Israele 51 feriti per missile a Dimona
March 21, 2026
Nkp
La base militare anglo-statunitensea Diego Garcia, nell’Oceano indiano, su cui l’Iran ha lanciato due missili
L’Iran, nel giorno di Nowruz – il capodanno persiano – “allunga il tiro”. Dopo che Londra aveva dato il via libera agli Usa per l'utilizzo delle sue basi militari per attaccare obiettivi iraniani che minacciano lo Stretto di Hormuz, l’altra notte Teheran ha lanciato due missili verso la base anglo-americana di Diego Garcia, situata nel cuore dell'Oceano Indiano.
Secondo la ricostruzione del Wall Street Journal nessuno dei due missili ha colpito il bersaglio. Uno avrebbe avuto un guasto in volo, mentre una nave da guerra americana avrebbe lanciato un missile per intercettare il secondo.
La conferma di Teheran è una minaccia: «Questo lancio rappresenta un passo significativo nel confronto con gli Stati Uniti», sottolinea l’agenzia iraniana Mehr. L’isola di Diego Garcia si trova a 3.810 chilometri dall’Iran, ben oltre la capacità di colpire sinora stimata di 2mila chilometri.
La Gran Bretagna conferma che l'Iran non è riuscito a colpire la base di Diego Garcia, ma il raid secondo Londra sarebbe avvenuto prima del via libera all’utilizzo delle basi britanniche per contrastare gli attacchi iraniani allo Stretto di Hormuz. Comunque, afferma la Difesa britannica, è stata «una minaccia agli interessi britannici».
Il raid sembra essere la conferma del passaggio della gittata missilistica iraniana dal medio raggio al raggio intermedio quando, superando la soglia dei 2mila chilometri: la nuova gittata coinvolge ora potenzialmente anche alcune capitali europee.
Un confronto “balisitico” per avere il controllo dello Stretto di Hormuz. Resta questo il “nodo” strategico principale all’inizio della quarta settimana di conflitto. Secondo il ministero degli Esteri degli Emirato Arabi Uniti, sono ora 22 i Paesi pronti a impegnarsi per garantire la navigabilità a Hormuz una volta raggiunta unaa tregua: altri 16 Paesi hanno aderito alla dichiarazione congiunta dei leader di Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone. Secondo fonti britanniche sono Canada, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Danimarca, Lettonia, Slovenia, Estonia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Repubblica Ceca, Romania, Bahrein, Lituania, Australia ed Emirati Arabi Uniti.
Si progetta la sicurezza per Hormuz dopo la guerra, mentre l’esercito americano ha affermato di aver «ridotto» la capacità dell'Iran di minacciare la navigazione nello Stretto. Questa settimana, ha affermato ammiraglio Brad Cooper, capo del CentCom, è stata bombardata una struttura sotterranea che ospitava missili da crociera ma anche «siti di intelligence» e «ripetitori radar». Obiettivi che, ha aggiunto l’ammiraglio Cooper, «non smetteremo di colpire».
Un attacco all’isola di Kharg, la replica dei Guardiani della rivoluzione, potrebbe essere un nuovo “spartiacque” strategico. Se gli Stati Uniti occuperanno il fondamentale hub petrolifero dello Stretto, è la replica dei pasdaran, vi saranno risposte «senza precedenti» come la «chiusura Stretto di Bab el-Mandeb» e quindi della navigazione nel Mar Rosso. Una possibile “chiamata in guerra” degli Houthi, subito raccolta. «Siamo pronti a intervenire e il nostro popolo, il nostro esercito sono desiderosi di affrontare i nemici» ha dichiarato Nasr al-Din Amer, capo dell’autorità per i media degli Houthi.
Proseguono i raid in tutta la regione: un violento raid iraniano ha fatto 51 feriti ieri sera a Dimona. Nel Sud del Libano, in una operazione di terra, l’esercito israeliano ha ucciso 4 miliziani hezbollah Sotto il tiro dei raid israelo-statunitensi, otre che Teheran, anche il sito di arricchimento dell’uranio a Natanz. L’Aiea, invitando alla moderazione, non ha registrato nessun aumento di radiazioni.
Aumenta l’incertezza, all’inizio della quarta settimana di combattimenti, anche sugli obiettivi strategici. Trump, su Truth, ha affermato che gli Stati Uniti li hanno quasi raggiunti e quindi sta valutando un «ridimensionamento» dell’operazione militare. «Aumenteremo l’intensità dei raid nei prossimi giorni», annuncia invece il ministro della Difesa israeliano Katz. Gli obiettivi da raggiungere per Israele sono ancora lontani.

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