Stop ai soldati Usa in Europa, anzi no. L'ennesimo voltafaccia di Trump preoccupa la Nato

Prima l'annuncio del ritiro di militari dalla Germania, poi il dietrofront sulla Polonia. «Ne invieremo 5mila» ha detto il tycoon, che in precedenza aveva fermato tutto. Il segretario dell'Alleanza atlantica, Rutte: assisteremo a un graduale e strutturato spostamento di forze americane in altri teatri di guerra
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May 23, 2026
Stop ai soldati Usa in Europa, anzi no. L'ennesimo voltafaccia di Trump preoccupa la Nato
Esercitazioni Nato in Danimarca / Epa
Come non detto, gli Usa invieranno 5.000 soldati in Polonia. Dopo l’annuncio a inizio maggio del ritiro di 5.000 militari dalla Germania (anche a seguito dei commenti sgraditi del cancelliere Friedrich Merz sugli Usa «umiliati» dall’Iran), quindi dello stop all’invio di 4.000 soldati in Polonia, arriva un altro voltafaccia di Donald Trump. Il che non ha mancato di seminare un senso di confusione tra gli alleati, come si è registrato venerdì a Helsingborg, in Svezia, dove si sono riuniti i ministri degli Esteri Nato. «Basandomi sull’elezione del nuovo presidente polacco Karol Nawrocki (che a dire il vero risale all’agosto 2025, ndr) – ha scritto il presidente Usa sul suo social Truth – che sono stati fiero di appoggiare, e sulle nostre relazioni con lui, sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti invieranno altri 5.000 soldati in Polonia». Nawrocki, antagonista del premier polacco Donald Tusk, è vicino alla destra nazionalista polacca del PiS e legato ai Maga ed effettivamente ha ottimi rapporti con Trump. Varsavia, che era stata sorpresa dall’annuncio dello stop all’invio dei militari, è naturalmente soddisfatta. «La decisione del presidente Donald Trump sulla presenza delle truppe americane in Polonia – ha scritto Tusk su X – è una buona notizia per la Polonia e gli Stati Uniti».
Una cosa è chiara: gli alleati europei di Washington, che anche alla riunione di Helsingborg hanno fatto capire di volere più «prevedibilità» sulle truppe Usa nel Vecchio continente, sono decisamente perplessi di fronte a questo continuo altalenarsi di annunci di segno opposto. «È davvero fonte di confusione – ha dichiarato la ministra degli Esteri svedese Maria Malmer Stenegard – e non è sempre facile ritrovarcisi». Secondo varie indiscrezioni, anche alti funzionari Usa sono stati a loro volta colti di sorpresa. Ieri il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha cercato di fare chiarezza. «Gli Stati Uniti – ha dichiarato – rivalutano di continuo la propria presenza militare in tutto il mondo e le decisioni in merito sono tecniche, non politiche». Le dichiarazioni di Trump, però, a dire il vero sembrano lasciar pensare altro, e certo è che Rubio ha ammesso che Trump «è deluso» da «alcuni alleati» per il mancato sostegno nella guerra.
In realtà appare chiaro che gli Usa, in linea di principio, rimangono orientati a una riduzione delle proprie forze in Europa. Lo ha ribadito ieri lo stesso Rubio. «Non sono io a stabilire le scadenze – ha dichiarato a un gruppo di testate tra cui l’Ansa – e non ho intenzione di fornire una tempistica precisa oggi se non che questo deve avvenire», il tutto parlando di «un ampio consenso sul fatto che, prima o poi, il numero di soldati statunitensi in Europa finirà per essere inferiore a quello che è stato storicamente».
A confermarlo è stato anche il segretario generale della Nato Mark Rutte. «Gli Stati Uniti – ha dichiarato al termine della riunione – devono anche occuparsi del Medio Oriente, del Pacifico e dei nostri interessi qui in Europa. Nel tempo vedremo un graduale e strutturato spostamento degli Stati Uniti verso queste altre aree del mondo, tutte strettamente interconnesse. Non posso fornire cifre precise, perché si tratta in definitiva di una decisione Usa». L’Europa, è il messaggio, dovrà proseguire la sua «traiettoria» per il proprio rafforzamento, e infatti Rubio ha sottolineato l’urgenza di aumentare le spese di difesa. Su una riduzione della presenza militare Usa in Italia, per il momento, ha precisato comunque il ministro degli Esteri Antonio Tajani, «non ho ancora avuto notizie».
La questione sarà parte del vertice Nato che si terrà il 7-8 luglio ad Ankara. Secondo Rutte le priorità del summit saranno gli investimenti nella base industriale della difesa, la produzione delle capacità e il sostegno all’Ucraina, presente, su invito del segretario generale, sarà il presiedente Volodymyr Zelensky. Non decolla, invece, per ora, l’idea di una missione Nato a Hormuz finita la guerra, anche se, dice Rutte, sull’Iran «gli europei hanno recepito il messaggio».

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