sabato 18 settembre 2021
Il rifiuto del presidente ha innescato nel giro di pochissimo un ampio coro di critiche da parte dei partiti unionisti protestanti di Belfast che parlano di «boicottaggio»
Il presidente della Repubblica d'Irlanda Michael D. Higgins con il capo di Stato italiano Sergio Mattarella

Il presidente della Repubblica d'Irlanda Michael D. Higgins con il capo di Stato italiano Sergio Mattarella - LaPresse

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«Sono il presidente dell’Irlanda, non della Repubblica d’Irlanda». Con un sottile ma significativo gioco di parole ieri il capo dello Stato irlandese Michael D. Higgins ha confermato che non parteciperà all’iniziativa per la pace e la riconciliazione che si terrà il 21 ottobre prossimo ad Armagh, nella cattedrale anglicana di Saint Patrick. Quel giorno i principali esponenti delle confessioni dell’isola, tra cui il primate cattolico di tutta l’Irlanda Eamon Martin, commemoreranno il centenario della divisione dell’Irlanda e la nascita dell’Irlanda del Nord, nel 1921, in una cerimonia religiosa alla quale è attesa anche la regina Elisabetta d’Inghilterra. Il rifiuto di Michael Higgins sull’Ulster ha innescato nel giro di pochissimo un ampio coro di critiche da parte dei partiti unionisti protestanti dell’assemblea di Stormont a Belfast, secondo i quali il presidente starebbe attuando un «boicottaggio ufficiale» delle celebrazioni per il centenario nordirlandese.
In particolare il leader del Dup, Jeffrey Donaldson, l’ha accusato apertamente di ostacolare la riconciliazione e l’ha invitato a ripensarci accettando l’invito. Ma Higgins, che proprio venerdì è stato ricevuto in udienza in Vaticano da papa Francesco, ribatte: «Non è mia intenzione boicottare nessuno. Tuttavia quella che doveva essere una cerimonia religiosa è stata trasformata in un evento politico che non condivido». Un portavoce del presidente irlandese ha aggiunto poi che Michael Higgins «continuerà a cogliere ogni opportunità di incontrare in via ufficiale la regina Elisabetta e i membri della sua famiglia».

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