Usa. La scelta di Trump: «Via dall'accordo sul clima»


Paolo M. Alfieri giovedì 1 giugno 2017
Confermata dal presidente Usa l'uscita dall'intesa raggiunta alla Cop21 di Parigi: «Danneggia i lavoratori americani».
Il presidente Usa Donald Trump (Lapresse)

Il presidente Usa Donald Trump (Lapresse)

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato la sua decisione di ritirare gli Usa dagli Accordi di Parigi, il patto globale per combattere il cambiamento climatico. La conferma è arrivata dallo stesso Trump, che ha parlato dal Giardino delle rose alla Casa Bianca sostenendo che la sua scelta è stata presa "per mantenere il mio impegno solenne di proteggere i cittadini americani". "Usciamo dall'accordo ma siamo pronti a rinegoziare per rientrare ancora nell'accordo di Parigi o in un altro accordo", ha scandito il presidente.

La decisione di sfilarsi dai patti sul clima era data ormai per scontata, dopo le indiscrezioni degli ultimi giorni. Nel corso della sua campagna per le elezioni presidenziali del 2016, Trump aveva criticato gli accordi e aveva definito il riscaldamento globale "una frode" destinata a indebolire l'industria Usa. Il presidente repubblicano si era impegnato ad "annullare" l'accordo firmato a Parigi nel 2015 entro 100 giorni dall'inizio della sua presidenza. Le intenzioni di Trump erano già parse chiare ai partner europei nel corso del vertice di Taormina, la scorsa settimana.


L'uscita dall'accordo dovrebbe essere seguita nei dettagli da una squadra ristretta di persone, tra cui l'amministratore dell'agenzia di protezione ambientale (Epa) Scott Pruitt. L'intesa verrà abbandonata con un ritiro formale, con un processo che durerà fino a quattro anni. Uscendo dall'accordo di Parigi, gli Usa si uniscono agli unici due Paesi che non hanno partecipato all’intesa, cioè Siria e Nicaragua.

“Un accordo negativo”

"Gli Stati Uniti sono già alla guida del mondo per la produzione di energia e non hanno bisogno di un accordo negativo che danneggia i lavoratori americani", afferma la Casa Bianca illustrando la decisione di Trump. La spiegazione è contenuta in un documento distribuito ai membri del Congresso. L'accordo sul clima "impone dei costi in anticipo sugli americani a danno dell'economia e della crescita del lavoro, mentre strappa impegni insignificanti da altri Paesi, come la Cina".


L'uscita degli Usa potrebbe avere gravi implicazioni per l'accordo, che si basa prevalentemente sull'impegno dei grandi inquinatori per ridurre le emissioni di gas serra che gli scienziati affermano siano alla base dell'innalzamento dei mari, delle siccità e di violente tempeste. Secondo l'accordo gli Usa, i secondi produttori di Co2 dopo la Cina, si erano impegnati a ridurre le proprie emissioni tra il 26 e il 28 per cento rispetto ai livelli del 2005, entro il 2025. La preoccupazione è che l'uscita americana possa trascinare altri Paesi a indebolire il loro impegno o a ritirarsi a loro volta. Canada, Ue e Cina hanno comunque dichiarato che rispetteranno i propri obiettivi.

La vittoria dei falchi

La scelta del presidente sembra indicare che, di fronte all'assedio che cresce di giorno in giorno intorno alla Casa Bianca per la vicenda del Russiagate, Trump ha deciso di giocare all'attacco, ritornando a dare ascolto ed influenza ai falchi, Steven Bannon in testa, che nei mesi scorsi sembravano aver perso terreno di fronte al “genero in capo”, Jared Kushner, ora nell'occhio del ciclone dell'inchiesta Fbi. Nella Casa Bianca divisa per la questione del clima, la figlia del presidente Ivanka guida il fronte di chi invece ritiene molto pericoloso e controproducente uscire dall'accordo di Parigi. Con lei è schierato il segretario di Stato Rex Tillerson.

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Riccardo Redaelli
Il monitoraggio e la repressione, seppur efficienti nel nostro Paese, non bastano. La legge sulla cittadianza attraverso lo ius culturae sarebbe uno strumento lungimirante.