venerdì 13 luglio 2018
In un rapporto gli investigatori delle Nazioni Unite denunciano attacchi a 40 villaggi, con 232 civili morti e stupri commessi anche sui bambini
Donne sfollate in un campo profughi a Yei in Sud Sudan

Donne sfollate in un campo profughi a Yei in Sud Sudan

«Il bilancio è di 232 civili morti. I soldati governativi e le milizie loro alleate hanno attaccato 40 villaggi commettendo inaudite violenze contro uomini, donne, bambini, vecchi e disabili. Il governo del Sud Sudan e la comunità internazionale devono garantire la giustizia nel Paese». Sono queste le dure parole pronunciate da Zeid Ra’ad al-Hussein, a capo dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), rispetto all’ultimo rapporto pubblicato sul conflitto sudsudanese.
«Dal 16 aprile al 24 maggio, anziani e persone disabili sono state arse vive nelle loro case – denuncia lo studio redatto insieme alla Missione Onu nel Paese (Unmiss) –. Oltre 120 tra donne e ragazze sono state vittime di violenza di gruppo». Come è successo regolarmente in passato, lo stupro continua a essere usato come arma da guerra. Gli investigatori Onu hanno parlato persino di una «bambina di 4 anni» violentata dalle milizie filogovernative. Le violenze sono state perpetrate soprattutto nell’area di Mayendit e Leer, nello Stato settentrionale di Unity, in gran parte occupato dai ribelli. «Tali atti spesso di matrice etnica potrebbero essere giudicati come crimini di guerra», affermano gli analisti.
Il rapporto è stato diffuso in un periodo di negoziati ad alta tensione. Dal 2013, infatti, il governo del presidente sudsudanese, Salva Kiir, di etnia dinka, si sta scontrando contro le forze ribelli di Riek Machar, un nuer. Il fragile cessate il fuoco del 2015 era stato violato in poco tempo. Non si hanno invece ancora notizie precise rispetto all’esito dei colloqui in corso.
L’offerta di un posto da primo vice-presidente per Machar è stata rifiutata. «Vogliamo due delle quattro nomine di vice-presidente e il potere esecutivo e legislativo di Kiir deve essere radicalmente limitato», ha recentemente richiesto uno dei portavoce della ribellione. Sono infatti poche le speranze per una pace duratura nel Paese più giovane del mondo. Secondo le agenzie umanitarie, decine di migliaia di persone sono state uccise e almeno 4milioni di civili hanno urgente bisogno di aiuto.

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