sabato 10 agosto 2019
In occasione della Giornata delle minoranze, Aiuto alla Chiesa rilancia questo dramma dimenticato. Le giovani vengono rapite, violentate e forzate a passare all'islam
Foto archivio Ap / Nathalie Bardou

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Un passo verso una maggiore comprensione di certi fenomeni e la ricerca di soluzioni praticabili. Questo è stato il tema del recente incontro che ha riunito nel Press Club della metropoli portuale di Karachi rappresentanti delle fedi e della società civile del Pakistan. Una iniziativa che ha avuto al centro l’impegno dell’avvocatessa cattolica Tabassum Yousaf, fortemente coinvolta sul fronte delle conversioni forzate all’islam di giovani donne e adolescenti appartenenti alle minoranze religiose. Uno dei temi, questo, affrontati nell’incontro di Karachi, coorganizzato da Aiuto alla Chiesa che soffre, in vista della Giornata delle minoranze, che il Pakistan celebra domenica. L’evento ha avuto ampie adesioni, inclusa quella – con un messaggio per l’impossibilità di partecipare direttamente per ragioni di salute – dell’arcivescovo cattolico di Karachi, il cardinale Joseph Coutts.

«Ogni anno almeno mille delle nostre ragazze vengono rapite, violentate, obbligate a convertirsi all’islam e costrette a sposare i loro aguzzini», ha detto l’avvocatessa pachistana, sottolineando come questo fenomeno riguardi in particolare le minoranze cristiana e indù. Un dramma per le famiglie coinvolte le quali, spesso, si trovano indifese di fronte alla difficoltà ad avere giustizia. L’impegno per vedere riconosciuti i torti subiti, ottenere un risarcimento e il ritorno a casa delle giovani espone vittime e congiunti a ritorsioni.

La grave situazione richiederebbe interventi concreti da parte delle autorità. Misure non facili da attuare in un Paese dai mille problemi, che fatica a uscire dall’arretratezza nonostante gli evidenti passi avanti. D’altra parte, come già dimostrato e come confermato da Yousaf, «l’Occidente e i media internazionali possono fare molto per tutelare le minoranze religiose in Pakistan», senza per questo dare necessariamente adito ai sospetti di chi, negli ambienti religiosi estremisti del Paese ritiene che sia in corso una crociata contro l’islam, maggioritario e indicato come religione di Stato dalla Costituzione pachistana. In realtà, come all’interno le minoranze lottano per ottenere spazi di giustizia e uguaglianza, le pressioni esterne sul governo guidato dall’ex campione di cricket Imran Khan, non fanno ribadire gli ideali originari del Paese, immaginato dai fondatori come una terra di pari opportunità e diritti per tutti».

Non si tratta, però, solo di “tutelare” le minoranze e difendere gli appartenenti da abusi e violenze. Bensì di promuovere lo sviluppo e la piena integrazione all’interno della società. «I nostri ragazzi non hanno accesso ad un’istruzione adeguata e pertanto sono penalizzati anche nella ricerca di un impiego», afferma Yousaf. Quest’ultima ha redatto – con la collaborazione del cardinale Coutts e di leader di diverse fedi – una risoluzione in 10 punti per la promozione delle minoranze che impegnerà all’azione i partecipanti. Tra le necessità più stringenti, quelle di alzare a 18 anni l’età minima per le nozze e la tutela legale effettiva contro i frequenti rapimenti e conversioni forzate.

Tabassum Yousaf ha voluto esprimere a papa Francesco tutta la gratitudine dei cristiani del Pakistan, come già fatto in precedenza. «Siamo profondamente grati al Santo Padre per la vicinanza nella preghiera a noi e al nostro Paese e per il suo pensiero costante».

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