venerdì 8 marzo 2024
Si tratta del terzo sequestro di massa, in meno di una settimana, dopo che militanti di una fazione dello stato islamico hanno portato via oltre 200, tra donne e bambini, nel nordest del Paese
Un bambino con un cartello di richiesta di auto per gli studenti di Kuriga

Un bambino con un cartello di richiesta di auto per gli studenti di Kuriga - Reuters

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L'incu​bo si è ripetuto per la terza volta. A tre giorni dal maxi-sequestro nello Stato di Kaduna, un commando armato ha fatto irruzione nella scuola del villaggio di Gidan Bakuso, nella regione di Sokoto, e catturato quindici ragazzini, secondo quanto denunciato dal presidente, Liman Abubakar. «I più grandi hanno 20 e 15 anni, gli altri sono sotto i tredici», ha detto. Il nuovo episodio ha fatto precipitare la Nigeria nel terrore perché si teme un dilagare del fenomeno.

Nel frattempo emergono i dettagli del sequestro di Kaduna. Safiya Kuriga, 7 anni, ieri aveva la febbre e non voleva andare a scuola, ma la madre l'ha costretta ugualmente a frequentare la lezione. Due ore dopo, uomini armati sono entrati nella sua scuola e l'hanno rapita con 300 altri studenti tra i 7 e i 15 anni nello Stato settentrionale di Kaduna, in Nigeria. «L'ho costretta ad andare a scuola quella mattina nonostante si lamentasse di avere la febbre», ha detto alla Reuters Khadiya Kuriga, singhiozzante al telefono dalla città di Kuriga. «Piangiamo da ieri. I nostri figli hanno fame».

Alcuni studenti sono stati successivamente rilasciati e altri sono fuggiti ma all'appello ne mancano ancora 286, ha detto Salisu Abubakar, che insegna nella scuola.

Nessuno ha rivendicato la responsabilità del rapimento. Il presidente Bola Tinubu ha ordinato alle agenzie di sicurezza e di intelligence di salvare i bambini «e di garantire che venga fatta giustizia».

Aminu Abdullahi, 13 anni, ha raccontato che una cinquantina di uomini armati hanno fatto irruzione a scuola sparando in aria. Lui è corso nella boscaglia a nascondersi finché non se ne sono andati portandosi dietro gran parte dei suoi compagni. «Alcuni indossavano uniformi militari e gridavano: "Dovreste fermarvi tutti"».

Anche Ali, 8 anni, si è messo in salvo ma solo dopo essere stato portato nella boscaglia dai rapitori. Era in classe quando gli uomini armati hanno fatto irruzione. Prima di rendersi conto dell'accaduto, stava camminando a piedi nudi nella boscaglia seguito dagli uomini armati. «Mio figlio non sapeva quanti fossero, ma ha detto che erano molti. I bambini piangevano per la fame, la stanchezza e la disidratazione», riferisce il padre. Al calare del buio, furono messi a dormire in una grande radura e Ali vide un'opportunità per scappare. «È tornato a casa in piena notte».

In Nigeria i rapimenti nelle scuole cominciarono dieci anni fa ad opera del gruppo jihadista Boko Haram, che portò via più di 200 studentesse di una scuola di Chibok, nello Stato di Borno. Secondo le autorità, da allora la tattica è stata adottata da bande criminali che inseguono il pagamento di un riscatto.

Un altro rapimento di massa di quasi 300 bambini e ragazzi si è verificato all'inizio della settimana a Chikun Kuriga, nello stato nordoccidentale di Kaduna, nel nord della Nigeria, in una scuola primaria, ed è stato denunciato, al governatore regionale, Uba Sani, dal preside Sani Abdullahi. Sarebbero più di 280 i bambini e i ragazzi portati via con la forza dalla scuola presa d'assalto da un gruppo di uomini armati a bordo di motociclette. Dopo essersi recato sul luogo il governatore Uba Sani ha dichiarato l'impegno a "riportare a casa", in sicurezza, tutte le persone in ostaggio e le sue parole sono state rilanciate dalle principali emittenti del Paese. «Faremo in modo che ogni bambino torni. Stiamo lavorando con le agenzie di sicurezza. Riportateli a casa», ha detto Uba Sani secondo il quale gli assalitori avrebbero portato via 187 studenti dell'istituto secondario e 125 di quello elementare mentre 25 sono i rapiti che sarebbero riusciti a liberarsi o comunque a sottrarsi ai rapitori.

«Sono profondamente rattristata e preoccupata per la notizia dell'ennesimo rapimento di studenti nello Stato di Kaduna», ha detto Cristian Munduate, rappresentante dell'Unicef in Nigeria, «La frequenza allarmante di questi avvenimenti in tutto il Paese segnala una crisi che richiede un'azione immediata e determinata da parte di tutti i livelli di governo e della società. Le scuole dovrebbero essere santuari di apprendimento e crescita, non luoghi di paura e violenza».

Il sequestro nella scuola ha parecchie analogie con l’assalto alla scuola femminile di Chibok nel Borno la notte del 14 aprile 2014: 276 ragazze vennero catturate da guerriglieri di Boko Haram. Oltre ottanta, ancora oggi, non sono ritornate a casa e sono finite in spose ai miliziani.

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