martedì 19 marzo 2019
Un eroe di cui essere orgogliosi o un giovane affascinato dalla via delle armi, che non è mai la migliore? Al di là della risposta, è giusto salutarlo e rispettarne la memoria
Lorenzo Orsetti in una foto tratta dal suo profilo Facebook

Lorenzo Orsetti in una foto tratta dal suo profilo Facebook

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Un eroe di cui essere orgogliosi o un giovane affascinato dalla via delle armi, che non è mai la migliore, dato che la guerra è «un’avventura senza ritorno»? Un piccolo dietro le quinte redazionale, in rare occasioni, può aiutare ad analizzare un fatto controverso, come la morte in Siria di Lorenzo Orsetti.

La notizia dell’uccisione di un italiano rivendicata dal Daesh aveva fatto alzare le antenne già in mattinata. Le iniziali del nome facevano temere che la vittima fosse proprio il giovane fiorentino, la cui storia era stata ampiamente illuminata dai media. La tragica conferma nel pomeriggio ha fatto decidere, senza obiezioni, di dedicare un "primopiano" all’evento. Al momento di fare il titolo in prima pagina, la proposta di dare rilievo alle dichiarazioni dei genitori, addolorati ma fieri del figlio e delle sue scelte, ha suscitato invece qualche perplessità. "Non è rischioso dare una connotazione positiva a un combattente ’irregolare’?".

Un dubbio legittimo, e il titolo è diventato più cronachistico e anodino. Ma il giorno dopo gli interrogativi non sono sciolti. Se nessuno avesse combattuto i terroristi musulmani fondamentalisti, non avremmo forse dovuto piangere più uccisi in Medio Oriente e in Europa? Esistono altri modi per limitare una minaccia del genere, oltre che imbracciare un Kalashnikov?

Le motivazioni che ha espresso il volontario italiano sono limpide e non possono lasciare indifferenti. Il coraggio e la determinazione a rischiare la vita per una causa non sono più merce comune nelle nostre società. E quando siamo restii a mandare i nostri eserciti regolari ad affrontare pericolosi fenomeni terroristici-militari come il sedicente Stato islamico, non dobbiamo ringraziare il sacrificio del popolo curdo, che si sta battendo spesso sfruttato prima e abbandonato poi al suo destino?

Certo, Lorenzo ha partecipato a un conflitto "sporco", con poche regole, e forse per la legge italiana ha commesso alcuni reati. Ma chi sente oggi di biasimarne la decisione di partire e di mettersi dalla parte giusta del fronte? Se la violenza non è mai la soluzione ideale, a volte può essere l’ultima via per difendere il bene. Il Giudizio finale non spetta a noi. Possiamo però salutare Lorenzo e rispettarne la memoria.

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