mercoledì 10 luglio 2024
Seul lancia una campagna per la prevenzione. Obiettivo: aiutare i ragazzi a rischio. Il suicidio è la principale causa di morte tra i giovani sudcoreani
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La prevenzione contro il suicidio inizierà dai banchi di scuola. Dinanzi a una piaga che continua ad avere un carattere epidemico, il governo di Seul ha lanciato una campagna per disinnescare quella che è sempre più una bomba sociale: il nodo dell’autolesionismo che, nelle sue punte più estreme, arriva fino al suicidio. I dati catturano una realtà drammatica: dal 2003, ininterrottamente, la Corea ha registrato il tasso di suicidi più alto tra i 34 Paesi membri dell’Ocse. Ogni 100mila persone di età compresa tra i nove e i 24 anni, il tasso di suicidio è pari a 10,8: è dunque la principale causa di morte tra i giovani rispetto agli incidenti (3,9) e al cancro (2,5). Secondo la Korea Foundation for Suicide Prevention, da gennaio a giugno 2023, quasi 7.000 persone in Corea si sono tolte la vita, segnando un aumento dell’8,8% rispetto all’anno precedente. Nel 2022 si erano tolte la vita 12.906 persone.

Secondo quanto scrive il Korea Times, il programma di formazione – che verrà esteso anche ai dipendenti delle istituzioni pubbliche - comprende due “filoni” principali. La prima parte del programma educativo è finalizzata “a educare i ragazzi sulla natura del suicidio, compresi i fattori che contribuiscono al declino della salute mentale e le strategie per superare le condizioni di criticità”. La seconda, invece, “fornisce una guida pratica sul sostegno da offrire alle persone esposte a un alto rischio, spiegando come riconoscere i segnali di allarme e come predisporre strategie di risposta efficaci”. “Spero che la cultura del rispetto della vita si diffonda ulteriormente attraverso il programma di prevenzione”, ha spiegato Lee Young-hoon, un alto funzionario del dipartimento di salute. “I suggerimenti pratici su come cercare aiuto e su come fornire aiuto a coloro che sono ad alto rischio contribuiranno a rafforzare la rete di sicurezza salvavita nella società”. L’obiettivo dichiarato dal governo di Seul è ridurre il tasso di suicidio da 25,2 ogni 100.000 persone alla media Ocse di 10,6 entro i prossimi 10 anni.

Le iniziative del governo sudcoreano testimoniano come la realtà dei giovani nel Paese sia complessa: una miscela difficile da padroneggiare di fragilità e spaesamento. Recentemente Seul ha deciso di mappare gli «adolescenti isolati e solitari». L’obiettivo è trasparente: strappare gli isolati dalla loro reclusione volontaria per restituirli alla vita attraverso forme di accompagnamento e di sostegno. L’indagine, come ha riportato il Korea Times, «mira a identificare quando inizia il periodo di isolamento, la sua durata e cosa lo ha innescato». Perché l’universo dei «reclusi in casa» è elusivo, ha contorni sfuggenti, difficili da identificare. Secondo uno studio pre-pandemico del 2019, condotto dal think tank governativo Korea Institute for Health and Social Affairs, circa il 3% della popolazione della Corea del Sud di età compresa tra 19 e 34 anni viveva in isolamento. Nel 2021 la stima è salita al 5%, ovvero 540.000 giovani coreani.

La domanda è: perché i giovani sudcoreani arrivano a forme di disimpegno dalla realtà così radicali e, in molti casi, estremi? Difficile restituire una realtà complessa senza scadere in formule semplicistiche. Come ha spiegato ad Avvenire Donald L.Baker, professore di Civiltà coreana all’University of British Columbia, “la Corea del Sud è una società incredibilmente competitiva, nella quale la lotta per la conquista dello status sociale può essere spietata”. Una enorme pressione viene così esercitata sui giovani, da subito fagocitati da un sistema scolastico estremamente selettivo. Non solo: come spiega ancora Baker, c’è una componente piscologica che gioca un ruolo esiziale in una società dell’onore come è quella sudcoreana: “La sensazione che i miei successi così come i miei fallimenti, non riguardino solo me, ma si riflettono sui membri della mia famiglia. Se non riesci ad avere un matrimonio di successo e/o una carriera di successo, senti di aver fallito non solo verso te stesso ma anche verso la tua famiglia. Ciò crea un tale senso di vergogna che alcune persone arrivano a uccidersi”. “La Corea del Sud è un Paese profondamente infelice, nonostante la sua immagine esteriore di perfezione”, ha scritto sul Guardian Raphael Rashid. “La cultura sudcoreana pone un forte accento sia sul conformismo che sulla competizione, una contraddizione che può generare stress, isolamento, emozioni represse e una insoddisfazione profonda”.


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