L'impianto dei rifiuti pericolosi del Vicentino ora è sotto la lente di Bruxelles
Accolta la petizione del comitato di cittadini: il progetto sarà esaminato dalla Commissione europea. Preoccupati anche i sindaci padovani: rischi per la falda

Dalle polemiche di Montecchio Precalcino, provincia di Vicenza, il nuovo impianto di trattamento rifiuti pericolosi (compresi quelli sanitari infettivi) rimbalza direttamente nelle aule di Bruxelles. Il progetto proposto dall’azienda Silva Srl (gruppo Ecoeridania), è infatti al centro di una petizione spedita il 14 agosto scorso alla Commissione Europea dal Comitato Tuteliamo la Salute, che ha segnalato potenziali violazioni di norme europee in caso di via libera al piano industriale della discordia. Nei giorni scorsi è arrivata la risposta: l’iniziativa popolare è stata giudicata ammissibile.
Ad annunciarlo è stata direttamente la vicepresidente della Commissione Europea per le Petizioni, Cristina Guarda, in una conferenza stampa congiunta a cui hanno partecipato anche il consigliere regionale Carlo Cunegato (Avs) e il presidente del consiglio comunale di Vicenza, Massimiliano Zaramella. In precedenza lo stesso presidente della Commissione Petizioni Bogdan Rzońca aveva comunicato al Comitato che “la commissione per le petizioni ha esaminato la richiesta e l'ha dichiarata ricevibile, dal momento che la questione sollevata rientra nel campo di attività dell'Unione europea”. Rzońca ha aggiunto di aver chiesto alla Commissione europea “di condurre un'indagine preliminare sulla questione e, visto l'argomento trattato, ho anche trasmesso la petizione per informazione alla commissione per l'ambiente, il clima e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo”.
“Si tratta di un traguardo straordinario e impensabile fino a un anno fa - commenta il Comitato - Il Parlamento Europeo si dovrà esprimere sulla richiesta che abbiamo avanzato, ovvero verificherà se effettivamente il progetto violi le normative europee segnalate nella petizione. In particolare si tratta della direttiva Quadro per l'Azione Comunitaria in materia di acque, oltre ad altre direttive concernenti la qualità delle acque destinate al consumo umano”.
Una rappresentanza del Comitato Tuteliamo la Salute sarà presto chiamata a Bruxelles per presentare il contenuto della petizione. Dopodiché ci sarà una discussione con i rappresentanti dei vari gruppi politici europei e un voto. Se questo sarà a favore della richiesta avanzata dal Comitato, potrebbe addirittura aprirsi una procedura nei confronti dell’Italia. “Fin dall'inizio abbiamo creduto che la nostra iniziativa avrebbe fatto strada – prosegue il Comitato -. Esprimiamo profonda gratitudine a Cristina Guarda, che ha seguito in tutti questi mesi la nostra richiesta fino alla Commissione per le Petizioni del Parlamento europeo. A gennaio si terrà la Conferenza dei Servizi che si dovrà esprimere in modo definitivo sul progetto di Silva Srl. Auspichiamo che la Conferenza venga rinviata a dopo la discussione da parte delle autorità europee”.
Il caso del nuovo impianto rischia di aggiungere nuove criticità a un territorio già abbastanza compromesso da discariche ricavate in ex cave, in alcune delle quali, nei mesi scorsi, sono stati trovati anche i temibili Pfas, composti chimici utilizzati per impermeabilizzare materiali: erano nelle terre di risulta dei lavori della Pedemontana veneta. La vicenda, su cui la procura di Vicenza ha aperto un’inchiesta, preoccupa parecchio i cittadini, visto che il suolo ghiaioso è molto permeabile: la falda è a rischio e il fatto che nell’area ci siano molti pozzi privati non lascia tranquilli sindaci e abitanti, non solo del Vicentino ma anche del Padovano, che si trova immediatamente a valle.
Per questo motivo, l’8 gennaio i primi cittadini di Padova, Abano Terme, Piove di Sacco, il comune veneziano di Cona e di altri 7 comuni padovani hanno scritto al presidente della Regione Veneto Alberto Stefani chiedendo formalmente di approvare le zone di salvaguardia dei pozzi acquedottistici nei comuni di Villaverla e Dueville: si tratta di aree dove non dovrebbero esserci fonti potenzialmente inquinanti. L’acqua che rifornisce regolarmente questi comuni è infatti gestita da AcegasApsAmga, che preleva l’acqua 1.5 km a sud rispetto all’impianto di Silva, tra Novoledo e Dueville. “Tale impianto - scrivono i 12 - destinato al trattamento e allo stoccaggio di rilevanti quantitativi di rifiuti sanitari (fino a 32 mila tonnellate annue) e sabbie di fonderia (fino a 74 mila tonnellate annue), sarebbe ubicato in area che riveste elevata criticità ambientale in quanto localizzata in corrispondenza della zona di ricarica della falda e a valle idrogeologica dei punti di prelievo idropotabile che alimentano una parte significativa del sistema acquedottistico di numerosi comuni del padovano, oltre che di numerosi Comuni della provincia di Vicenza”. Secondo le stime degli esperti, la falda alimenta i rubinetti di circa un milione di veneti. I sindaci chiedono perciò di applicare il “principio di precauzione” e interrompere subito l’iter di approvazione.
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