No ai veti, sì ai nuovi aiuti: l'Europa a 27 oggi ribadirà l'asse con l'Ucraina

di Gabriele Rosana, Bruxelles
L'Unione ritrova compattezza e si schiera ancora una volta a favore di Zelensky: staccato un nuovo assegno da 2,86 miliardi per l’acquisto di droni e difese aeree. Resta forte lo scetticismo su Trump e Putin. Sul tavolo tutti i dossier economici
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October 15, 2026
No ai veti, sì ai nuovi aiuti: l'Europa a 27 oggi ribadirà l'asse con l'Ucraina
Nessuno strappo in vista: in Europa, l’unità a 27 sull’Ucraina non è più ostaggio dei veti. Ed è forte la determinazione a essere «al fianco di Kiev» in eventuali negoziati di pace. A Bruxelles, dove oggi tornano a riunirsi i leader dei Paesi Ue per un summit di due giorni, non appassiona invece il toto-nomi su un possibile inviato Ue, un ruolo mai decollato ma evocato di nuovo ieri in Parlamento dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un interlocutore – si dice – c’è già, ed è l’E3, il formato di coordinamento con Francia, Germania e Regno Unito, mentre occorre rimanere “agganciati” ai contatti portati avanti dagli Stati Uniti.
Semmai, nelle diplomazie Ue serpeggia forte scetticismo sulle reali intenzioni del Cremlino di fermare l’invasione e di sedersi a un tavolo. Tanto che lo sguardo è già rivolto all’inverno ucraino alle porte, con i buchi nelle difese aeree del Paese e gli attacchi russi con i missili che colpiscono le infrastrutture energetiche nonostante la “tregua” proclamata unilateralmente dal presidente Usa Donald Trump. Da qui – si dirà al vertice Ue – discende la necessità di aiuti bilaterali (tra i diplomatici c’è chi evoca la possibilità di mettere in comune le scorte di sistemi antimissilistici e di trasferire a Kiev il surplus), e di continuare a ritmo sostenuto le erogazioni del maxi-prestito Ue da 90 miliardi di euro. Proprio ieri, la Commissione Ue ha “staccato” un nuovo assegno da 2,86 miliardi per l’acquisto di droni e difese aeree. Un messaggio che sarà recapitato anche a Canada, Regno Unito e Giappone, i principali alleati che insieme all’Ue si sono impegnati a sostenere finanziariamente l’Ucraina, e che saranno sollecitati – si legge nelle bozze delle conclusioni visionate da Avvenire – a fare la loro parte senza indugi.
«Chi vuole ottenere al più presto una pace giusta e duratura deve sostenere l'Ucraina con tutti i mezzi di cui ha bisogno per difendersi dalla brutale aggressione della Russia», è tornato a insistere ieri sera il presidente del Consiglio europeo António Costa, il padrone di casa che domattina riceverà a Palazzo Europa il leader ucraino Volodymyr Zelensky. Prima della tappa a Bruxelles, Zelensky ieri è stato a Londra, ospite di re Carlo e del premier Andy Burnham, da dove ha ribadito che Kiev è «disponibile a qualsiasi tipo di cessate il fuoco». Ma due elementi rimangono imprescindibili per la resistenza ucraina, ha ricordato il presidente parlando delle titubanze americane: la continuità di servizio del sistema di connessione satellitare Starlink e della condivisione delle informazioni di intelligence da parte degli Usa.
Manco a dirlo, l’elefante nella stanza sarà, come per ogni summit Ue dal suo ritorno alla Casa Bianca, proprio Trump. La sua decisione di sanzionare la Corte penale internazionale sarà oggetto di condanna, con una formula che apre alla possibilità di attivare lo “scudo” che neutralizza gli effetti delle misure americane. Nelle conclusioni, i leader dei 27, poi, esprimeranno il loro «rammarico» pure per l’accordo sull’acquisto di gasolio russo. La mossa ha senso in ottica elettorale per i repubblicani in vista del voto di midterm – ragionano vari diplomatici –, ma politicamente assesta un colpo basso all’Ue proprio nel momento in cui, a Bruxelles, varie cancellerie tornano alla carica chiedendo un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Dopo quattro anni e mezzo di massima pressione su Mosca, e l’iscrizione nella “black list” di 1.569 soggetti appena lunedì scorso, stavolta prevale una certa cautela sull’eventualità di continuare a stringere la morsa. L’obiettivo è, semmai, colmare le tante lacune che oggi impediscono alle restrizioni di mordere davvero, mentre l’utilizzo degli asset russi congelati rimane un tabù. A inizio 2027 dovrebbe scattare il divieto di ingresso per i veterani russi che hanno combattuto in Ucraina anche se individuarli sarà un’impresa ardua, mettono in guardia varie fonti. Intanto, però, Finlandia e Svezia torneranno a insistere sulla necessità di mettere al bando i visti turistici per i russi. Un’ipotesi che si scontra non con l’opposizione ma con la forte cautela di chi, soprattutto le più classiche mete turistiche del Mediterraneo – dalla Francia alla Grecia, passando per l’Italia –, non vorrebbe mandare un messaggio di chiusura ai cittadini della Federazione.
Oggi, però, l’agenda sarà dominata dai dossier economici. A cominciare dalle misure, necessariamente di «breve termine», per far fronte ai rincari dell’energia: la Commissione vuole “liberare” più aiuti di Stato (un’opzione praticabile solo dai Paesi con maggiori margini di bilancio) e andare incontro alle richieste delle raffinerie per produrre più carburante in casa. Ma si mostra aperta anche al dialogo con Italia e Grecia, che guardano al parziale uso dell’extragettito Iva come scudo anti-rincari. Un ampio segmento sarà dedicato alla Cina, con cui l’Ue sta tentando un reset commerciale per fronteggiare gli imponenti volumi di merci vendute a basso costo, mentre prepara strumenti ad hoc per sostenere le imprese impegnate a diversificare le filiere. Ma la vera spaccatura è attesa sul prossimo bilancio settennale (2028-2034), con le posizioni lontanissime tra chi vuole tagliare la spesa e chi difende le voci più tradizionali, cioè agricoltura e coesione. La trattativa si preannuncia tanto lunga quanto in salita.
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