Meloni «più europea»? Per ora fa di necessità virtù, guardando alla Manovra
Alle Camere, alla vigilia del Consiglio Europeo, è apparsa una premier quasi "centrista". A pesare è la caccia a risorse per la legge di bilancio che solo Bruxelles può concedere. Solo dopo si potrà capire se la leader di FdI sta cambiando linea politica

Al netto della consueta arringa sulle migrazioni, non sembra azzardato classificare l’intervento di Giorgia Meloni alle Camere come «centrista». E oggettivamente come il più «europeista» tra quelli ascoltati lungo la legislatura. Al punto che la premier, rispondendo a Mario Monti, ha addirittura mollato la frizione: «È in Europa che stiamo e qui possiamo incidere di più», ha scandito.
Sembra sentire il Mattarella che lunedì, alla Confederazione dei dirigenti (Cida), ha ricordato come l’Europa sia per l’Italia «lo spazio in cui pensarsi e agire». Certo, resta quella mezza minaccia sul bilancio pluriennale dell’Ue, ma in questo momento non c’è cancelleria che non alzi il ditino contro il budget di Bruxelles. Ma è ampiamente compensata, questa minaccia, dall’ulteriore presa di distanza da Trump e da quella disponibilità, sorprendente e che certamente non ha offerto a cuor leggero, di lasciare a Berlino e Parigi (e Londra) la leadership sul dossier russo-ucraino.
Berlino e Parigi, tante volte oggetto dei suoi strali... Un passo verso il moderatismo europeo che ha ricevuto apprezzamenti non solo da Azione ma anche dai riformisti dem. Ma è una vera, nuova postura politica? Difficile a dirsi. Si pensi che solo pochi giorni fa il centrodestra ha di nuovo schivato in Aula la discussione sul superamento del diritto di veto in Europa, da molti considerato il bivio decisivo per accelerare sull’unità sostanziale dell’Unione. Sarà difficile allora dare una risposta sino a quando il Governo sarà alle prese con la Manovra.
Le misure della legge di bilancio, soprattutto quelle a maggior impatto popolare e dunque elettorale, dipendono dalla disponibilità di Bruxelles a concedere ancora qualcosa ai conti pubblici italiani. Le comunicazioni di ieri potrebbero dunque essere state dettate da uno “stato di necessità”. Occorrerà attendere la conclusione del negoziato con l’Ue sul bilancio, la definizione delle misure concrete e il successivo avvio della campagna elettorale per capire se la giornata di ieri è stata un “unicum” di natura tattica o una vera evoluzione politica.
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