«L'accordo sul diesel russo è un tradimento». Tra i repubblicani Usa cresce la fronda anti-Trump
di Elena Molinari, New York
Almeno otto senatori del Gop si sono dichiarati pubblicamente contro l'accordo con Putin: c'è anche Mitch McConnell, già capogruppo al Senato. Critiche alla Casa Bianca anche dal mondo Maga e dall'opposizione democratica. Per gli economisti l'effetto dell'operazione sarà «una goccia nel mare»

Cresce all’interno del partito repubblicano la rivolta contro l'intesa di Donald Trump con Vladimir Putin per importare diesel russo. Almeno otto senatori del Gop hanno espresso pubblicamente contrarietà, e una dozzina — sei repubblicani e sei democratici — ha firmato una lettera aperta chiedendo al presidente di cancellare l'accordo. Tra i firmatari figurano nomi di peso dello schieramento conservatore come Mitch McConnell, John Cornyn, Susan Collins, Lisa Murkowski, Thom Tillis, tutti d’accordo che l'accordo «è un regalo al nostro avversario e un tradimento dei nostri alleati».
L'annuncio di Trump prometteva di allentare le sanzioni e far arrivare sul mercato oltre 300mila tonnellate di diesel russo (circa 2,25 milioni di barili), frutto di una «discussione di grande successo» con Putin. L'obiettivo del capo della Casa Bianca è far scendere il prezzo del carburante prima del voto di midterm del 3 novembre, poiché il caro-diesel (schizzato con la guerra all’Iran) pesa sui candidati del Grand old party. Ma l'effetto, per ora, non si nota: il prezzo medio negli Usa resta a 6,28 dollari al gallone, circa 1,50 euro al litro, appena 25 centesimi sotto il picco di settembre.
Gli economisti spiegano infatti che i 2,2 milioni di barili valgono meno di un giorno di consumo americano di diesel, «una goccia nel mare», come evidenziano i ribelli, che prevedono un impatto «trascurabile». Poi ci sono i motivi strategici e morali della rivolta: i senatori temono che i dollari americani finiscano a «finanziare la macchina da guerra» di Mosca e la sua cooperazione con Cina, Iran e Corea del Nord — fino a mettere a rischio i soldati impegnati contro Teheran. La Russia, ricordano, ha già fornito all'Iran dati satellitari per colpire le forze Usa.
Non è una fronda senza precedenti all’interno del Gop di Trump. Pochi mesi fa quattro deputati repubblicani e quattro senatori avevano votato per limitare i poteri di guerra del presidente sull’Iran, e il senatore Bill Cassidy aveva bollato come «sbagliato» il decreto sui vaccini del ministro alla Sanità. La novità è che a protestare non è più il solito drappello di dissidenti, ma i pilastri del partito, a cominciare da McConnell, già capogruppo repubblicano al Senato. Inoltre sull'Iran la spinta veniva da parlamentari opposti al principio di un impegno Usa in conflitti all'estero, mentre stavolta a muoversi sono i falchi anti-russi, che accusano Trump di tradire la linea dura che il Gop ha sempre tenuto verso Mosca. Critiche in questo senso si sono levate anche dal mondo Maga: Laura Loomer, influente voce di destra, ha attaccato l’intesa su X, sostenendo che finanzia la Russia e aiuta l’Iran.
Dietro le dichiarazioni ufficiali, i commenti dell’universo conversatore sono ancora più taglienti. «L'accordo non ha senso — confida un ex collaboratore repubblicano del Senato —. Non abbasserà i prezzi prima del voto e ricorda agli elettori che Trump non ha chiuso la guerra in Ucraina come aveva promesso». Ma la Casa Bianca tira dritto: l'intesa, ha assicurato ieri un portavoce, «aiuterà agricoltori, camionisti e famiglie».
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