«L'accordo sul diesel russo è un tradimento». Tra i repubblicani Usa cresce la fronda anti-Trump

di Elena Molinari, New York
Almeno otto senatori del Gop si sono dichiarati pubblicamente contro l'accordo con Putin: c'è anche Mitch McConnell, già capogruppo al Senato. Critiche alla Casa Bianca anche dal mondo Maga e dall'opposizione democratica. Per gli economisti l'effetto dell'operazione sarà «una goccia nel mare»
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October 14, 2026
«L'accordo sul diesel russo è un tradimento». Tra i repubblicani Usa cresce la fronda anti-Trump
Il presidente Donald Trump durante la sua tappa elettorale in Alaska / Afp, Ansa
Cresce all’interno del partito repubblicano la rivolta contro l'intesa di Donald Trump con Vladimir Putin per importare diesel russo. Almeno otto senatori del Gop hanno espresso pubblicamente contrarietà, e una dozzina — sei repubblicani e sei democratici — ha firmato una lettera aperta chiedendo al presidente di cancellare l'accordo. Tra i firmatari figurano nomi di peso dello schieramento conservatore come Mitch McConnell, John Cornyn, Susan Collins, Lisa Murkowski, Thom Tillis, tutti d’accordo che l'accordo «è un regalo al nostro avversario e un tradimento dei nostri alleati».
L'annuncio di Trump prometteva di allentare le sanzioni e far arrivare sul mercato oltre 300mila tonnellate di diesel russo (circa 2,25 milioni di barili), frutto di una «discussione di grande successo» con Putin. L'obiettivo del capo della Casa Bianca è far scendere il prezzo del carburante prima del voto di midterm del 3 novembre, poiché il caro-diesel (schizzato con la guerra all’Iran) pesa sui candidati del Grand old party. Ma l'effetto, per ora, non si nota: il prezzo medio negli Usa resta a 6,28 dollari al gallone, circa 1,50 euro al litro, appena 25 centesimi sotto il picco di settembre.
Gli economisti spiegano infatti che i 2,2 milioni di barili valgono meno di un giorno di consumo americano di diesel, «una goccia nel mare», come evidenziano i ribelli, che prevedono un impatto «trascurabile». Poi ci sono i motivi strategici e morali della rivolta: i senatori temono che i dollari americani finiscano a «finanziare la macchina da guerra» di Mosca e la sua cooperazione con Cina, Iran e Corea del Nord — fino a mettere a rischio i soldati impegnati contro Teheran. La Russia, ricordano, ha già fornito all'Iran dati satellitari per colpire le forze Usa.
Non è una fronda senza precedenti all’interno del Gop di Trump. Pochi mesi fa quattro deputati repubblicani e quattro senatori avevano votato per limitare i poteri di guerra del presidente sull’Iran, e il senatore Bill Cassidy aveva bollato come «sbagliato» il decreto sui vaccini del ministro alla Sanità. La novità è che a protestare non è più il solito drappello di dissidenti, ma i pilastri del partito, a cominciare da McConnell, già capogruppo repubblicano al Senato. Inoltre sull'Iran la spinta veniva da parlamentari opposti al principio di un impegno Usa in conflitti all'estero, mentre stavolta a muoversi sono i falchi anti-russi, che accusano Trump di tradire la linea dura che il Gop ha sempre tenuto verso Mosca. Critiche in questo senso si sono levate anche dal mondo Maga: Laura Loomer, influente voce di destra, ha attaccato l’intesa su X, sostenendo che finanzia la Russia e aiuta l’Iran.
Dietro le dichiarazioni ufficiali, i commenti dell’universo conversatore sono ancora più taglienti. «L'accordo non ha senso — confida un ex collaboratore repubblicano del Senato —. Non abbasserà i prezzi prima del voto e ricorda agli elettori che Trump non ha chiuso la guerra in Ucraina come aveva promesso». Ma la Casa Bianca tira dritto: l'intesa, ha assicurato ieri un portavoce, «aiuterà agricoltori, camionisti e famiglie».
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