Netanyahu, un uomo solo all'Onu. Parla e in decine se ne vanno. «Siete codardi morali»

di Elena Molinari, New York
Il tono di sfida del premier israeliano nel suo discorso all'assemblea delle Nazioni Unite. «Ipocrita chi sta lasciando la sala». Intanto però è gelo anche con l'alleato Trump, mentre è proseguito a oltranza lo scambio di accuse con il sindaco musulmano di New York, Mamdani
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September 24, 2026
Netanyahu, un uomo solo all'Onu. Parla e in decine se ne vanno. «Siete codardi morali»
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante il suo discorso all'Onu / Epa
Decine di diplomatici hanno abbandonato l’aula dell’Assemblea generale dell’Onu non appena Benjamin Netanyahu ha preso la parola. Imperturbabile, il premier israeliano li ha bollati come «codardi morali» e ha rovesciato l’accusa: «Israele sta difendendo molti dei Paesi che hanno appena lasciato quest'aula, e molti dei loro leader ci ringraziano in privato per aver neutralizzato le capacità nucleari dell’Iran. È difficile immaginare un’ipocrisia più sconcertante».
Il tono di sfida ha dominato l’intero intervento, il quindicesimo di Netanyahu al Palazzo di Vetro. Sull’Iran, il premier ha rivendicato il lancio delle ostilità in termini esistenziali: «Perché, se non l’avessimo fatto, saremmo tutti morti». Rivolto al presidente siriano al-Sharaa ha aggiunto che «gli ebrei sono sulle alture del Golan dai tempi di Mosè». Quindi ha assicurato che il suo Paese continuerà a difendersi, perché «non ha altra scelta»: «Vinceremo».
Il gelo tra Israele e l’Onu non è una novità. Lo Stato ebraico affronta da tempo accuse di genocidio e crimini di guerra a Gaza e in Cisgiordania, ha dichiarato il segretario generale António Guterres «persona non grata» e ha ridotto drasticamente l’attività dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, l’Unrwa. Tutte le risoluzioni di condanna vengono respinte da Israele come prova di «pregiudizio».
Ma il vero pubblico di Netanyahu non era in sala. Erano gli elettori israeliani, chiamati alle urne il 27 ottobre, con sondaggi che danno lo schieramento del premier lontano dall’ottenere la maggioranza. Pesano la collera per il mancato allarme sul 7 ottobre 2023, il rifiuto di istituire una commissione d’inchiesta e l’arruolamento degli ebrei ultraortodossi. Il discorso è stato dunque un comizio elettorale, costruito per arginare il principale rivale, l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot. Non a caso è stato incentrato sulla sicurezza, dopo tre campagne militari, a Gaza, in Libano e in Iran, che hanno avuto esito incerto. Sulla Striscia il premier ha rivendicato il controllo di oltre il 60% del territorio e promesso di disarmare Hamas, senza spiegare come, e ha celebrato il ritorno degli ostaggi, sorvolando sulle decine di rapiti morti in prigionia.
A ridurre il successo della trasferta a New York è stato però il mancato sostegno del presidente americano. Netanyahu, infatti, non ha incontrato Donald Trump, che secondo gli esperti lo tiene deliberatamente a distanza e non lo ha ancora appoggiato per la rielezione. Nei giorni scorsi il presidente ha invece ricevuto il neosindaco di New York, il musulmano Zohran Mamdani. È uno smacco: non si ricorda un premier in visita negli Stati Uniti senza un faccia a faccia con il presidente, che pure Netanyahu ha già incontrato otto volte in questo mandato, l’ultima a luglio. Trapelata l’indiscrezione, Trump si è limitato a rilanciare un sondaggio che dava il blocco del premier di poco avanti, senza però appoggiarlo apertamente.
Dietro la freddezza dell’Amministrazione Usa c’è l’Iran. Trump e Netanyahu hanno lanciato insieme la guerra contro Teheran il 28 febbraio, ma si sono ritrovati su rotte opposte quando Washington ha accettato una tregua provvisoria che Israele opponeva. Con le elezioni di midterm alle porte, il 3 novembre, gli Stati Uniti si stanno allontanando dagli obiettivi massimalisti israeliani in Iran, dove nessuna concessione appare all’orizzonte. Nel suo discorso di ieri, Netanyahu ha però glissato sulle differenze, sostenendo di «non avere più grande alleato di Trump» e ringraziandolo.
Netanyahu è arrivato e ripartito da New York in giornata, ma è riuscito a mettere a segno uno scontro a distanza con Mamdani, che lo ha definito «l’architetto di un orribile genocidio», mentre l’ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon, ne chiedeva l’arresto. «Vergognati per aver diffuso bugie», ha tuonato Netanyahu rivolto a Mamdani e definendolo «antisemita».
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