«Netanyahu ha deciso di scaricare la sua rabbia contro Beirut»
di Camille Eid
Per l'intellettuale libanese, Pierre Abi-Saab, «i raid sono una vendetta. Il primo ministro israeliano ormai campa sui conflitti e a malincuore ha dovuto cedere sull'Iran. La verità è che dalla tregua tra il regime e gli Usa possono nascere nuovi equilibri regionali»

«Questi raid sono una vendetta. Avendo dovuto cessare, a malincuore, ogni azione bellica contro l’Iran, Netanyahu ha voluto scaricare tutta la sua rabbia contro il Libano». L’intellettuale e giornalista politico di Beirut, Pierre Abi-Saab, non ha dubbi. «Questa inaudita brutalità contro obiettivi civili spingerà molti cittadini – tra i sunniti in particolare, ma anche tra i cristiani – che si consideravano per svariati motivi "estranei al conflitto" a rivedere la loro posizione».
I leader dell'Unione Europea e del Canada hanno esortato «tutte le parti ad attuare il cessate il fuoco, anche in Libano...
L'Europa ha finalmente capito che Trump e Netanyahu stanno trascinando il mondo verso una catastrofe, quindi ha cercato di smarcarsi dalla loro politica chiudendo il proprio spazio aereo ai caccia bombardieri diretti verso il Medio Oriente. Ciò non vieta che la Ue abbia le sue responsabilità nell'attuale rompicapo libanese. Molti Paesi europei, tra cui l'Italia, fanno parte della missione Unifil nel Sud, ma nessuno di loro è intervenuto durante i 15 mesi trascorsi dal cessate il fuoco del 27 novembre 2024 all'inizio dell'attuale conflitto per condannare le continue violazioni dell'accordo da parte di Israele.
Non crede che la situazione sia ancor più confusa adesso? Dopo il cessate il fuoco del 2024 Israele aveva mantenuto il controllo di cinque “postazioni strategiche”, mentre ora occupa decine di località meridionali...
Vero, ma per quanto tempo Israele sarà disposto a sopportare le conseguenze di un'occupazione territoriale simile a quella che ha preceduto il suo ritiro nel 2000? Negli ultimi giorni diversi generali israeliani hanno rivisto al ribasso il loro obiettivo iniziale, affermando che non intendono più raggiungere il fiume Litani, bensì fermarsi a una fascia di 8 chilometri dal confine. Non intendo minimizzare i costi umani e materiali di questa mattanza. Il Libano sta indubbiamente pagando in questo momento un caro prezzo. Ci vorranno probabilmente anni per ricostruire tutto, ma l'annunciata tregua fra Usa e Iran ci indica anche che il Medio Oriente conoscerà presto nuovi equilibri regionali che avranno delle ripercussioni positive sul Libano.
Che cosa le fa pensare questo?
Il fatto che gli Stati Uniti abbiano accettato di discutere a Islamabad dei “dieci punti” posti da Teheran. Uno smacco, questo, che si aggiunge al defilarsi di molti Stati europei e al veto presso il Consiglio di sicurezza dell'Onu di Cina e Russia. Tutto indica che siamo vicini a un rimescolamento delle carte a livello regionale e questo fatto ha mandato su tutte le furie il primo ministro israeliano che “campa” praticamente sui conflitti per sottrarsi ai suoi problemi giudiziari. Israele ha atteso 50 anni per avere un presidente americano disposto ad assecondare i suoi piani e fare addirittura la guerra per conto suo. E ora che lo ha trovato si accorge che questo partner lo sta mollando.
Nuovi equilibri anche tra libanesi?
Non sarebbe del tutto sbagliato arrivare a un nuovo contratto sociale. L'importante è che nessuna componente del ricco mosaico libanese si senta lesa o discriminata, come accade ora con la comunità sciita. Il resto diventa un dettaglio, compresa la questione delle armi in mano a Hezbollah.
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