Mojtaba Khamenei, l'invisibile: tutto quello che c'è da sapere sulla nuova Guida suprema
di Redazione
Religioso di medio rango e senza incarichi ufficiali prima, il figlio dell'ayatollah ucciso è stato indicato come successore del padre dall’Assemblea degli Esperti. Per la prima volta nella storia della Repubblica islamica il potere passa da padre a figlio

La decisione è arrivata nella notte a Teheran, mentre la capitale era ancora sotto il rumore delle sirene e delle esplosioni. L’Assembly of Experts — il collegio di 88 religiosi incaricato di designare la massima autorità della Repubblica islamica — ha annunciato di aver scelto Mojtaba Khamenei come nuova Guida suprema dell’Iran. Il voto è arrivato al termine di una riunione straordinaria convocata pochi giorni dopo la morte del padre, Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio nei bombardamenti della coalizione guidata da Stati Uniti e Israele. Con questa decisione l’Iran ha il suo terzo leader dalla rivoluzione del 1979. E lo ha scelto nel mezzo della guerra. Subito dopo l’annuncio, i vertici delle forze armate e soprattutto dei Islamic Revolutionary Guard Corps hanno diffuso messaggi di fedeltà alla nuova guida. In un comunicato, i Guardiani della Rivoluzione hanno dichiarato «rispetto, lealtà e obbedienza» al nuovo leader, promettendo di seguire le sue direttive nella difesa del Paese. Anche esponenti del governo e del Parlamento hanno salutato la nomina come un passaggio necessario per garantire stabilità durante la guerra. Il presidente del Parlamento, Mohammad-Bagher Ghalibaf, ha definito la scelta «una decisione saggia in un momento critico per la Repubblica islamica». Parallelamente alla proclamazione ufficiale, le autorità hanno convocato manifestazioni pubbliche in tutto l’Iran per giurare fedeltà al nuovo leader. A Teheran il raduno principale è stato organizzato nella centrale piazza Enqelab, dove migliaia di sostenitori del regime sono stati chiamati a esprimere sostegno alla nuova guida religiosa e politica del Paese. Il messaggio delle autorità è chiaro: presentare la successione come un passaggio rapido e compatto, capace di mostrare continuità al vertice dello Stato nonostante la guerra e la morte improvvisa della precedente guida.
La nomina è stata immediatamente criticata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha definito «inaccettabile» la scelta e ha dichiarato che il nuovo leader «non durerà a lungo» senza l’approvazione di Washington. Israele ha adottato toni altrettanto duri, lasciando intendere che qualunque nuovo leader iraniano potrebbe diventare un obiettivo militare. Intanto, poche ore dopo l’annuncio della nomina, i media statali iraniani hanno riferito del lancio di missili verso Israele, presentato come la prima risposta militare sotto la guida del nuovo leader.
Il profilo e il significato della scelta
Nel 1979, quando milioni di iraniani riempirono le piazze per rovesciare la monarchia dello scià, la promessa implicita della rivoluzione guidata da Ruhollah Khomeini era quella di chiudere definitivamente con la logica dinastica del potere. La nuova Repubblica islamica nasceva proprio in contrapposizione alla monarchia ereditaria dei Pahlavi. Quasi mezzo secolo dopo, quella promessa appare ora incrinata. Per la prima volta infatti il potere supremo passa direttamente da padre a figlio. Una decisione che molti osservatori interpretano come un passaggio destinato ad alimentare il dibattito sulla natura stessa del sistema politico iraniano. A differenza del padre, Mojtaba Khamenei ha mantenuto per gran parte della sua vita pubblica un profilo estremamente discreto. Non ha mai ricoperto incarichi governativi e ha rilasciato pochissime dichiarazioni pubbliche. Foto e video che lo ritraggono sono relativamente rari. Nonostante questa apparente invisibilità, da anni circolano voci sulla sua influenza dietro le quinte. Cablogrammi diplomatici statunitensi pubblicati da WikiLeaks alla fine degli anni Duemila lo descrivevano come «il potere dietro le vesti», una figura considerata capace e determinata all’interno dell’apparato della Repubblica islamica. Nato l’8 settembre 1969 nella città di Mashhad, nel nord-est del Paese, Mojtaba è il secondo dei sei figli di Ali Khamenei. Ha frequentato la scuola religiosa Alavi di Teheran e, secondo i media iraniani, ha prestato servizio militare per brevi periodi durante la guerra tra Iran e Iraq negli anni Ottanta.
Solo nel 1999 si trasferì nella città santa di Qom, uno dei principali centri della teologia sciita, per proseguire gli studi religiosi. Una scelta considerata insolita da alcuni osservatori perché avvenuta relativamente tardi rispetto al percorso tradizionale dei chierici. Oggi Mojtaba resta un religioso di rango intermedio. Negli ultimi anni alcuni ambienti vicini al potere hanno iniziato a riferirsi a lui con il titolo di ayatollah, interpretato da diversi analisti come un tentativo di rafforzarne la legittimità religiosa. Un precedente simile esiste: anche suo padre fu rapidamente elevato a quel rango quando nel 1989 diventò la seconda Guida suprema della Repubblica islamica. Il nome di Mojtaba Khamenei emerse per la prima volta con forza nel 2005, durante le elezioni presidenziali che portarono alla vittoria di Mahmoud Ahmadinejad. In una lettera aperta indirizzata ad Ali Khamenei, il candidato riformista Mehdi Karroubi accusò il figlio del leader di interferire nel voto attraverso reti legate ai pasdaran e alla milizia Basij, che avrebbero sostenuto la candidatura dell’allora sindaco di Teheran. Quattro anni più tardi il suo nome tornò al centro della scena durante la crisi politica del 2009, quando la rielezione di Ahmadinejad scatenò proteste di massa note come Movimento Verde. In quelle settimane, nelle manifestazioni comparvero slogan contro l’ipotesi che Mojtaba potesse succedere al padre. Alcuni dei leader riformisti di quel movimento, tra cui Mir-Hossein Mousavi e Karroubi, finirono agli arresti domiciliari dopo la repressione delle proteste. Nel 2019 il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito Mojtaba Khamenei nella lista delle sanzioni accusandolo di collaborare con i vertici dei pasdaran per promuovere quelle che Washington definisce le «ambizioni regionali destabilizzanti» dell’Iran. Nonostante l’influenza accumulata negli anni, Mojtaba Khamenei non ha mai guidato ministeri o istituzioni statali. La sua esperienza politica è rimasta in gran parte confinata all’attività svolta nell’ufficio del padre. Molti analisti ritengono che la sua visione politica sia profondamente segnata dall’eredità di Ali Khamenei e dal rapporto con i pasdaran, il pilastro militare e ideologico della Repubblica islamica. La sua nomina è il segnale che l’establishment più conservatore del regime ha scelto la continuità nel momento di maggiore pressione esterna. Ma per il nuovo leader la sfida appare enorme: guidare un Paese indebolito dalla guerra, dall’isolamento internazionale e da una crisi economica profonda, mentre una parte della popolazione guarda con crescente scetticismo a un sistema che molti temono stia assumendo i tratti di una successione familiare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






