L'attacco alla Corte penale dell'Aja, l'IA da «incoraggiare»: cosa ha detto Trump all'Onu
In 30 minuti di discorso, quasi la metà dell’anno scorso, il leader ha difeso il proprio governo. Nuovo affondo
al multilateralismo

«Istituzione fuorilegge». Donald Trump ha scelto il podio di Palazzo di vetro per sferrare l’attacco frontale alla Corte penale internazionale, emblema di quell’ordine mondiale che la sua Amministrazione ha deciso di riscrivere. «Chiedo a tutte le nazioni che sono membri dell’organismo, di ritirarsi immediatamente», ha tuonato il presidente statunitense nel suo intervento, il secondo, come da tradizione, della cosiddetta “Settimana di alto livello” dell’Assemblea generale. Non si tratta solo di una delle ormai consuete dichiarazioni a effetto del tycoon. Gli Stati Uniti– che non ne hanno mai fatto parte – hanno un rapporto difficile con il tribunale permanente, creato nel 2002 per giudicare i crimini più efferati perpetrati nel pianeta. Dal ritorno alla Casa Bianca, il repubblicano, però, ne ha fatto un bersaglio ricorrente, in risposta al mandato di arresto nei confronti “dell’amico” Benjamin Netanyahu. Finora, però, le misure restrittive erano state circoscritte ai singoli funzionari. Appena qualche giorno fa, tuttavia, il Wall Street Journal ha diffuso l’indiscrezione di un piano di «sanzioni radicali» nei confronti della Corte dell’Aja nel suo insieme che rischierebbe di paralizzarne l’operato mediante il blocco di fondi, beni e servizi da parte di cittadini e aziende statunitensi. Un’iniziativa in linea con quanto affermato oggi dal presidente: «Questo organismo non ha alcuna giurisdizione sugli Stati Uniti che vi si oppongono fermamente». Come l’anno scorso, il tycoon ha utilizzato il palcoscenico delle Nazioni Unite per portare avanti la propria offensiva al multilateralismo: anche l’arrivo in ritardo, ad allocuzione già conclusa del padrone di casa, il segretario generale António Guterres, è stato eloquente. Quest’ultima, però, stavolta non ha rappresentato il cuore del discorso, molto più breve: mezz’ora contro i 57 minuti del 2025.
Intrappolato nel pantano iraniano, il presidente ha giocato in difesa, tessendo un elogio della propria azione politica, in chiave midterm. Dalle consuete «otto paci» raggiunte ai «risultati importanti» nella politica migratoria, dalla «guerra alla droga contro i cartelli messicani» fino al blitz in Venezuela e relativo accordo sul petrolio: «Le spoglie vanno al vincitore», ha detto. Non è mancata una frecciata a Cuba – definito «uno Stato fallito, al collasso, che presto cadrà» –, «la libertà arriverà presto», ha garantito, mentre i delegati dell’Avana lasciavano la sessione in segno di protesta. Quanto alla Groenlandia, ha annunciato uno «storico» patto per la sicurezza – firmato poco dopo – con la premier danese Mette Frederiksen, e il leader della Groenlandia Jens-Frederik Nielsen. Il testo, in realtà, non offre sostanziali novità rispetto ai precedenti del 1951 e del 2004 che consentivano agli Stati Uniti di ampliare la propria presenza militare nel territorio semi-autonomo. L’unica risiede nel divieto a nazioni non Nato di stabilire basi militari o dispiegare truppe nell'isola nonché di realizzare investimenti nel settore dei minerali critici e delle risorse strategiche. Perfino il dossier Teheran è stato trasformato in un successo retorico: «Devo prendere una grande decisione tra avviare un negoziato con l’Iran per un accordo e il suo annientamento, senza possibilità di sopravvivenza presenza o futura. Ma credo che troveremo un’intesa dopo il voto di medio termine». A conferma di ciò, il presidente ha insistito sul canale di comunicazione costante. «È appena terminato un incontro tra funzionari americani e iraniani – ha raccontato –. È durato tre ore ed è andato bene».
In prospettiva midterm, numerosi analisti leggono anche l’impegno per la “deregulation” dell’Intelligenza Artificiale. Mescolando riscaldamento globale e difesa della tecnologia, il tycoon ha promesso di «non soffocare la crescita dell’IA» poiché gli allarmi sono una «fake-news», «complotti globalisti». A pochi giorni dagli allarmi lanciati dalle aziende di Big tech, il presidente ha affermato: «Gli stessi che prefiguravano la catastrofe climatica, ora si scagliano contro quest’ultima, sostenendo che causerà la morte dell’umanità». Per fugare ogni dubbio sulla bontà dell’IA, Trump, come spesso accade, ha puntato sulla riqualificazione linguistica: «La parola “artificiale” la fa sembrare falsa. Per questo, nei documenti ufficiali statunitensi, sarà definita “super intelligenza”». E ha concluso: «Non la controlleremo. Al contrario, la incoraggeremo. Non bloccheremo la crescita di qualcosa che è più grande della rivoluzione industriale. L’America non si è mai fermata davanti ad una sfida».
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