A Gaza mille bambini sono ritornati a scuola

di Luca Foschi, Ramallah
Dopo quasi tre anni di guerra, la Sacra Famiglia ha riaperto le porte. Padre Romanelli: «Come una luce nell’oscurità». Il ringraziamento per la campagna lanciata da “Avvenire” sul Nobel ai bambini della Striscia
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September 19, 2026
Bambini della parrocchia della Sacra famiglia a Gaza giocano sul sagrato della chiesa
Bambini della parrocchia della Sacra famiglia a Gaza giocano sul sagrato della chiesa
«Come una luce nell’oscurità». Padre Gabriel Romanelli ha salutato così la riapertura della scuola della Sacra Famiglia di Gaza City, chiusa da quasi tre anni a causa del conflitto iniziato nella Striscia il 7 ottobre 2023. Ieri, primo giorno di lezioni nell’enclave palestinese, i 1.000 studenti dell’istituto legato alla parrocchia cattolica sono rientrati nelle aule che a lungo hanno rappresentato un riparo per oltre 450 sfollati. «Riaprire la scuola è un segnale forte per tutti i bambini e ragazzi che potranno respirare un briciolo di normalità in mezzo alla polvere delle macerie e della distruzione», ha dichiarato padre Romanelli durante un’intervista rilasciata all’Agenzia Sir. Prima della guerra erano cinque le scuole cristiane che operavano a Gaza: tre cattoliche, una ortodossa e una evangelica. Quest’anno, per la prima volta, tutti gli studenti cristiani della Striscia si ritrovano riuniti nella scuola della Sacra Famiglia. Sono 130, circa il 10% del numero complessivo degli iscritti, ha reso noto George Akroush, direttore dell’Ufficio per lo Sviluppo del Patriarcato Latino di Gerusalemme.  
«I bambini di Gaza sono diventati un simbolo», aggiunge padre Romanelli in riferimento alla campagna lanciata da Avvenire per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai fanciulli della Striscia. «È una buona iniziativa, proprio come gesto simbolico, non una graduatoria del dolore, ma un segno capace di richiamare l’attenzione sulla condizione di tutta l’infanzia nelle guerre», afferma il sacerdote argentino. «Più di 20.000 bambini di Gaza sono stati uccisi. È una cifra enorme che ricorda ogni bambino ucciso in ogni parte del mondo. E il numero, purtroppo, continua ancora a salire», conclude il parroco della Sacra Famiglia. Appena tre giorni prima che le scuole ricominciassero le attività Amal al-Mughair, 8 anni, è stata dilaniata da un bombardamento israeliano mentre si trovava nella tenda della sua famiglia a Khan Yunis. Sono quasi 1.400 i gazawi uccisi a partire dal “cessate il fuoco” del 10 ottobre 2025. La precarietà della vita nella Striscia si riflette nel sistema scolastico. Secondo i dati forniti dall’Ocha, l’Ufficio di coordinamento per gli affari umanitari dell’Onu, negli ultimi due anni solo 250mila su 658mila studenti di Gaza hanno ricevuto una qualche forma di istruzione negli “Spazi temporanei di apprendimento”.
Il 92% degli edifici scolastici, riporta l’Unrwa, sono danneggiati o distrutti, e solo il 60% degli alunni ha accesso a lezioni in presenza. Uno studio del ministero dell’Educazione palestinese ha evidenziato che fra il 2023 e il 2026 la frequenza scolastica è crollata da 200 a 60 giorni all’anno, e le ore settimanali trascorse in aula da 30 a 12. Nel suo report di giugno l’Unicef indicava in 114 milioni di dollari la cifra necessaria per coprire le esigenze del devastato sistema educativo, il doppio di quanto l’agenzia abbia attualmente a disposizione. Dei 230 spazi utilizzati per l’insegnamento sono pochi gli edifici sopravvissuti ai bombardamenti, o quelli riparati. A docenti e alunni traumatizzati dal conflitto, nelle tende oppresse dal sole e dalla pioggia, manca tutto: banchi, sedie, lavagne, libri, penne e quaderni. Prima del 7 ottobre Gaza poteva vantare uno dei migliori sistemi scolastici di tutta la regione. Solo il 2% della popolazione con più di 15 anni era analfabeta.

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