Casa Bianca: fuori i grandi media, dentro blogger e influencer Maga. L'editto di Trump sulla stampa

di Elena Molinari, New York
La decisione del presidente Usa di chiudere lo Studio Ovale a Cnn, Ms Now e Politico è solo l’ultimo atto della stretta contro la stampa tradizionale che ha fatto la storia del Paese. Spazio a Fox News, Breitbart e Washington Times
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September 19, 2026
La corrispondente senior della Cnn alla Casa Bianca, Kristen Holmes, in attesa di andare in onda dall’ala nord della residenza presidenziale/ ANSA
La corrispondente senior della Cnn alla Casa Bianca, Kristen Holmes, in attesa di andare in onda dall’ala nord della residenza presidenziale/ ANSA
La decisione di Donald Trump di mettere al bando Cnn, Ms Now (l'emittente all-news della rete Nbc, di stampo progressista) e il sito Politico dalla Casa Bianca non nasce nel vuoto: è l'ultimo passo del continuo sforzo del presidente Usa per mettere il bavaglio alla stampa tradizionale americana, la stessa che, nella storia americana, ha già spinto alle dimissioni un presidente. Con un post su Truth Social, il tycoon ha annunciato di bandire «con effetto immediato» le tre testate per la loro «copertura fake news», minacciando che altre le seguiranno presto e citando il New York Times e il Washington Post. Non ha spiegato come funzionerà il divieto, che ha definito «molto semplice», e come ragioni ha fornito «storie accumulate negli anni: ci si stanca». Lo stesso Trump ha però ammesso che l’ordine potrebbe non reggere in tribunale.
La battaglia del capo della Casa Bianca ai media americani più consolidati è iniziata subito dopo il suo ritorno al potere. Nel febbraio 2025 aveva escluso la Associated Press dallo Studio ovale e dall’aereo presidenziale, l’Air Force One, perché l'agenzia si era rifiutata di chiamare “golfo d’America” il golfo del Messico. Una causa in merito è ancora in corso. Nello stesso mese aveva preso il controllo diretto del gruppo di giornalisti che lo seguono ovunque, gestito da oltre un secolo dai corrispondenti stessi, che organizzano una rotazione dei compiti fra le testate. In questo senso il caso della Cnn è particolarmente delicato perché è una delle cinque emittenti del pool televisivo che segue il presidente americano. Trump ha poi avviato azioni legali contro New York Times, Wall Street Journal e Bbc, alcune delle quali sono state chiuse con pagamenti milionari da parte dei media.
Le reazioni sono state immediate: la Cnn ha parlato di «assalto illegale a un diritto tutelato dalla Costituzione», e le organizzazioni per la libertà di stampa hanno bollato il provvedimento come «palesemente incostituzionale, una discriminazione da manuale». Anche l'associazione dei corrispondenti, presieduta da una giornalista della conservatrice Fox News, ha difeso i colleghi «presi di mira per aver fatto il loro lavoro di fornire agli americani un resoconto completo e indipendente». Considerata il “quarto potere” e custode del primo emendamento sulla libertà d’espressione, negli Stati Uniti la stampa è stata storicamente un contrappeso al potere esecutivo. Nel 1971 la pubblicazione dei “Pentagon Papers” da parte di New York Times e Washington Post svelò le menzogne sulla guerra del Vietnam. Nel 1974 l'inchiesta del Washington Post sul caso Watergate contribuì alla caduta di Richard Nixon. E per decenni, presidenti di entrambi i partiti hanno convissuto con una stampa spesso critica e a volte ostile, considerandola parte delle regole del gioco.
Trump preferisce coltivare invece una stampa amica, riservando accesso e riconoscimenti a una galassia di media conservatori: emittenti e siti fortemente ideologizzati, spesso di estrema destra, che si sono allineati al suo movimento. Al centro c'è Fox News, circondata da un arcipelago di testate militanti. Come Breitbart, il sito nato nel 2007 e cresciuto sotto l’ex stratega di Trump, Steve Bannon, con toni populisti, nazionalisti e da guerra culturale. E come One America News (Oan), il canale via cavo lanciato nel 2013 da un imprenditore senza esperienza giornalistica, collocato ancora più a destra di Fox, che trasmette per intero i comizi di Trump. E poi il giornale conservatore Washington Times, la sua stessa piattaforma Truth Social e i blogger e influencer Maga: un ecosistema cresciuto esponenzialmente negli ultimi due anni, fino a offrire alla base trumpiana un flusso di notizie parallelo a quello delle testate storiche e ammessi in sempre maggior i numeri nelle sale stampa del governo, mentre i grandi media vengono spinti fuori.

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