La parità di genere sarà raggiunta tra due secoli, forse. L’Onu: «Stiamo regredendo»

Si sta arrestando il processo che ha portato a una maggiore presenza femminile in ruoli di potere, scrive Un Women. Incidono dinamiche strutturali, violenza, taglio dei fondi
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September 19, 2026
La parità di genere sarà raggiunta tra due secoli, forse. L’Onu: «Stiamo regredendo»
Una donna mostra un cartello durante una manifestazione per la Giornata internazionale della donna a Trafalgar Square, a Londra/ Ansa
Una data: 2197. Cioè tra quasi due secoli. Solo allora, forse, l’umanità potrà dire di avere raggiunto una piena parità di genere tra uomo e donna. Una condizione in cui sia eliminata ogni forma di violenza nella sfera pubblica e privata, in cui cessino le discriminazioni e si eliminino gli ostacoli di accesso a posizioni di potere e ruoli di leadership. Si tratta di un ritardo di 171 anni. La parità era uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile. E sarà disatteso. A lanciare l’allarme è un report di UN Women, l’ente delle Nazioni Unite dedicato all’uguaglianza di genere e all’empowerment delle donne. I passi avanti fatti nell’ultimo decennio, dice il report “Gender Snapshot 2026” pubblicato ieri, stanno subendo un brusco arresto e, in alcuni casi, si assiste a una vera e propria regressione. Secondo la Banca Mondiale, oggi meno del 4% delle donne vive in economie che si avvicinano alla piena uguaglianza giuridica nelle opportunità economiche. Una donna su cinque si sposa ancora minorenne. E con l’acuirsi delle guerre e delle crisi, il rischio di subire violenza di genere subisce aumenta esponenzialmente.
Secondo UN Women, in alcuni settori specifici si sta verificando una vera e propria regressione, con un indebolimento sistematico di Istituzioni e movimenti creati proprio per promuovere la parità di genere. Il rapporto evidenzia in particolare un aspetto: le donne continuano ad essere vittime di un «doppio vincolo» tra disagio e leadership. Sono cioè sovra-rappresentate nella povertà e nell’esclusione e sotto-rappresentate nelle posizioni di potere capaci di incidere sulle ingiustizie. Sebbene il numero di donne a capo di Stato o di governo sia aumentato da 20 a 28 in sei anni (tra 2020 e 2026), gli uomini sono ancora alla guida di 6 Paesi su 7. Negli ultimi cinque anni, le parlamentari sono diminuite in 24 Paesi e il numero delle ministre è diminuito del 20% a livello globale. A incidere, secondo UN Women, sono diversi aspetti. I sistemi strutturali continuano ad essere favorevoli agli uomini e la violenza psicologica o fisica che continua ad essere «pervasiva», scrive il report. In politica, le donna continuano a ricoprire per il 90% ruoli legati all’ambito della cura: sono, ad esempio, a capo di commissioni per la parità di genere, per la famiglia e per l’infanzia. Altri ruoli di rilievo decisionale – come gli Affari interni o la Difesa – sono prevalentemente nelle mani degli uomini: solo una donna su cinque è impegnata in ambiti storicamente associati al maschile. Il report evidenzia anche l’impatto di social e intelligenza artificiale nella sfera pubblica: strumenti di per sé neutri, ripropongono però le stesse dinamiche di potere che permeano la società. E diventano mezzi per espandere la violenza. La difficoltà di accesso a ruoli di leadership si evidenzia in diversi ambiti. Quello giuridico è un esempio utile: su 175 presidenti di Corti supreme e organi giudiziari apicali a livello globale (tra cui Corti Costituzionali, Corti di Cassazione e tribunali regionali), 144 sono uomini e solo 31 sono donne.La 
Ha inciso, negli ultimi anni, anche un taglio strutturale dei fondi destinati a enti e movimenti che sono nati proprio per promuovere la parità di genere. Tra il 2023 e il 2024, i finanziamenti per le organizzazioni dell’ambito si sono ridotte del 28%. UN Women indica alcuni passi che devono essere una priorità per governi e Istituzioni, come l’adozione di quote e misure speciali temporanee per raggiungere parità negli organi rappresentativi; l’adozione di leggi che criminalizzino la violenza contro le donne nella vita pubblica e politica; il ripristino dei finanziamenti alle organizzazioni per i diritti di genere. E, non secondario, investire nella raccolta dei dati che riguardano la differenza di genere. A guadagnarne – sottolinea più volte il report – non sono solo le donne. Ma l’intera comunità di riferimento.

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