Burhan Sönmez: «La letteratura ti guarda senza giudizio»
L’autore turco mette Kafka e Max Brod al centro di un’indagine sulla libertà, la memoria e il diritto di custodire l’eredità di uno scrittore. E riflette sul confine tra fedeltà all’autore e bene comune

Chi ha il diritto di decidere il destino dell’opera di uno scrittore dopo la sua morte? È uno dei dilemmi al centro del libro Gli amanti di Franz K. (Nottetempo, pagine 150, euro 16,50) dello scrittore turco di etnia curda Burhan Sönmez. Nella Berlino Ovest del 1968, Ferdy Kaplan viene interrogato dopo aver ucciso per errore uno studente: il suo vero bersaglio era Max Brod, l’amico che disobbedì alla richiesta di Kafka di distruggerne i manoscritti. Da questo confronto prende forma un’indagine non soltanto su un delitto, ma sulla responsabilità di chi custodisce un’eredità letteraria e sul confine tra fedeltà, tradimento e bene comune. Ospite a Pordenonelegge per l’incontro “La letteratura come libertà”, lo scrittore ha riflettuto sul potere della letteratura di restituire l’essere umano oltre la colpa, ma anche sulla distanza tra verità giudiziaria e verità narrativa e sul rapporto tra libertà della scrittura e libertà della lingua.
Nel libro Brod si paragona a Satana, dicendo che disobbedisce a Dio per difenderlo. Se Kafka non fosse poi diventato Kafka, giudicheremmo in modo diverso la sua decisione di tradire i desideri di Kafka?
«Abbiamo il diritto di agire per il bene dei nostri cari, anche se loro non sarebbero d’accordo. Ciò potrebbe portare a esiti positivi o negativi. Nel caso di Kafka e Brod è generalmente accettato che abbia portato a un esito positivo».
«Abbiamo il diritto di agire per il bene dei nostri cari, anche se loro non sarebbero d’accordo. Ciò potrebbe portare a esiti positivi o negativi. Nel caso di Kafka e Brod è generalmente accettato che abbia portato a un esito positivo».
Questa contraddizione però non riguarda solo il loro rapporto, ma dice qualcosa sul potere che esercita chi custodisce l’eredità di un autore.
«La mia domanda di partenza nel libro infatti riguarda altri casi: utilizzando l’esempio di Kafka, voglio capire se gli scrittori vengono difesi in modo corretto. Ad esempio, due anni fa i figli di Márquez hanno pubblicato il suo manoscritto incompiuto ( Ci vediamo in agosto ), nonostante lui avesse dato loro l’ordine preciso di non farlo, poiché non era riuscito a portare a termine la storia in modo adeguato e non era pronta per essere condivisa con i lettori. Qual è la decisione giusta in questo caso? Chi ha il diritto di difendere e rappresentare il libero arbitrio e l’opinione di Márquez? Come si può vedere, il mio romanzo è una storia che utilizza il caso di Kafka come uno specchio e cerca di riflettere in esso altri casi».
«La mia domanda di partenza nel libro infatti riguarda altri casi: utilizzando l’esempio di Kafka, voglio capire se gli scrittori vengono difesi in modo corretto. Ad esempio, due anni fa i figli di Márquez hanno pubblicato il suo manoscritto incompiuto ( Ci vediamo in agosto ), nonostante lui avesse dato loro l’ordine preciso di non farlo, poiché non era riuscito a portare a termine la storia in modo adeguato e non era pronta per essere condivisa con i lettori. Qual è la decisione giusta in questo caso? Chi ha il diritto di difendere e rappresentare il libero arbitrio e l’opinione di Márquez? Come si può vedere, il mio romanzo è una storia che utilizza il caso di Kafka come uno specchio e cerca di riflettere in esso altri casi».
Kaplan accusa Brod di aver commesso un «peccato mortale», calpestando lo spirito di Kafka. Ma chi può determinare quale sia il vero spirito di uno scrittore? L’autore stesso, l’amico che lo conosce o l’opera?
«Questa è la domanda principale. Non credo che esista una risposta univoca applicabile a tutti i casi. Ogni caso va valutato in base alle proprie circostanze. Ad esempio, torniamo ancora una volta a Márquez: pubblicò il suo capolavoro Cent’anni di solitudine , ma in seguito rifiutò sempre le offerte dei produttori cinematografici e dei registi, sostenendo che quel romanzo potesse essere compreso solo attraverso le parole da lui utilizzate. Cosa è successo quando è morto? I suoi figli hanno venduto i diritti del libro ai produttori cinematografici e lo scorso anno è stato trasmesso su Netflix. Ora, abbiamo il diritto di chiederci: chi ha ragione riguardo a Márquez?».
«Questa è la domanda principale. Non credo che esista una risposta univoca applicabile a tutti i casi. Ogni caso va valutato in base alle proprie circostanze. Ad esempio, torniamo ancora una volta a Márquez: pubblicò il suo capolavoro Cent’anni di solitudine , ma in seguito rifiutò sempre le offerte dei produttori cinematografici e dei registi, sostenendo che quel romanzo potesse essere compreso solo attraverso le parole da lui utilizzate. Cosa è successo quando è morto? I suoi figli hanno venduto i diritti del libro ai produttori cinematografici e lo scorso anno è stato trasmesso su Netflix. Ora, abbiamo il diritto di chiederci: chi ha ragione riguardo a Márquez?».
Se Brod avesse obbedito, oggi non avremmo una parte fondamentale dell’opera di Kafka. La letteratura può giustificare talvolta la violazione della volontà di un individuo in nome del bene comune?
«In questo caso specifico, risponderei di sì, anche se ciò va contro l’opinione del protagonista del mio romanzo. Sì, gli autori possono avere opinioni diverse rispetto ai propri eroi».
«In questo caso specifico, risponderei di sì, anche se ciò va contro l’opinione del protagonista del mio romanzo. Sì, gli autori possono avere opinioni diverse rispetto ai propri eroi».
Nel romanzo, la discussione sulla letteratura nasce durante un interrogatorio. Perché ha scelto uno spazio di “controllo” per discutere della libertà di espressione attraverso la scrittura?
«Una storia può prendere vita a seconda dell’atmosfera in cui è ambientata. Volevo che questa storia fosse compresa nel clima intenso della Guerra fredda e delle rivolte studentesche del 1968, in cui Kafka può essere interpretato da diverse prospettive. E, in quell’atmosfera tesa, creare una scena di interrogativi attraverso la “legge” mi ha offerto l’opportunità di dare vita al linguaggio narrativo di cui avevo bisogno».
«Una storia può prendere vita a seconda dell’atmosfera in cui è ambientata. Volevo che questa storia fosse compresa nel clima intenso della Guerra fredda e delle rivolte studentesche del 1968, in cui Kafka può essere interpretato da diverse prospettive. E, in quell’atmosfera tesa, creare una scena di interrogativi attraverso la “legge” mi ha offerto l’opportunità di dare vita al linguaggio narrativo di cui avevo bisogno».
A questo proposito, lei ha definito «politica» la decisione di scrivere per la prima volta in curdo, una lingua a lungo vietata in Turchia. Qual è il rapporto tra libertà letteraria e libertà linguistica?
«La letteratura può essere libera a seconda della lingua in cui prende vita. Se la lingua curda non è libera, ciò significa che nemmeno la letteratura curda lo è. Ancora oggi molti scrittori curdi scrivono in altre lingue (coloniali) come il turco, l’arabo o il persiano».
«La letteratura può essere libera a seconda della lingua in cui prende vita. Se la lingua curda non è libera, ciò significa che nemmeno la letteratura curda lo è. Ancora oggi molti scrittori curdi scrivono in altre lingue (coloniali) come il turco, l’arabo o il persiano».
Pubblicando Kafka, Brod ha anche contribuito a plasmare l’immagine con cui lo conosciamo oggi. Chi custodisce l’opera di uno scrittore finisce per riscriverne anche l’identità?
«In parte, sì. Perché lo scrittore defunto viene riflesso attraverso il prisma di qualcun altro. Ad esempio, Brod riscrisse alcune righe dei racconti, o riassemblò i racconti incompiuti, o addirittura cambiò il titolo di un romanzo dato da Kafka».
«In parte, sì. Perché lo scrittore defunto viene riflesso attraverso il prisma di qualcun altro. Ad esempio, Brod riscrisse alcune righe dei racconti, o riassemblò i racconti incompiuti, o addirittura cambiò il titolo di un romanzo dato da Kafka».
Nel libro il detective inizia cercando il movente di un crimine e finisce per mettere in discussione la propria idea di verità. Cosa riesce a cogliere la letteratura che un’indagine, da sola, non riesce a vedere?
«La letteratura è diversa dalla storiografia o dal reportage giornalistico; essa parla piuttosto di un’altra possibilità che non si è ancora verificata. Soprattutto nelle indagini penali, i fatti vengono giudicati e un crimine, anche se commesso con buone intenzioni, verrà punito. Ma attraverso la letteratura vediamo l’anima delle persone, sia dei colpevoli che degli innocenti. Ad esempio, in Delitto e castigo di Dostoevskij vediamo e comprendiamo che Raskolnikov è colpevole del brutale crimine che ha commesso, ma allo stesso tempo iniziamo a provare la sensazione di immergerci nella sua anima. Non crediamo che sia innocente o che debba essere liberato; naturalmente, diciamo che dovrebbe essere giudicato e punito, ma vediamo una persona al di là del semplice criminale. Questo è il potere della letteratura».
«La letteratura è diversa dalla storiografia o dal reportage giornalistico; essa parla piuttosto di un’altra possibilità che non si è ancora verificata. Soprattutto nelle indagini penali, i fatti vengono giudicati e un crimine, anche se commesso con buone intenzioni, verrà punito. Ma attraverso la letteratura vediamo l’anima delle persone, sia dei colpevoli che degli innocenti. Ad esempio, in Delitto e castigo di Dostoevskij vediamo e comprendiamo che Raskolnikov è colpevole del brutale crimine che ha commesso, ma allo stesso tempo iniziamo a provare la sensazione di immergerci nella sua anima. Non crediamo che sia innocente o che debba essere liberato; naturalmente, diciamo che dovrebbe essere giudicato e punito, ma vediamo una persona al di là del semplice criminale. Questo è il potere della letteratura».
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