L'accoltellamento, la campagna social, i roghi in città: a Belfast si è scatenata la caccia al migrante
Tutto è nato dall'aggressione ad opera di un cittadino sudanese contro un passante nella capitale nordirlandese. È stata la scintilla che ha innescato la mobilitazione anti-stranieri veicolata dall'estrema destra britannica. Dietro alla campagna d'odio c'è anche la regia di Elon Musk: attacchi e intimidazioni hanno riguardato interi quartieri

Le immagini giunte da Belfast fino a ieri hanno riportato alla memoria scene che molti speravano appartenessero al passato: case incendiate, autobus dati alle fiamme, famiglie costrette a fuggire dalle proprie abitazioni, gruppi mascherati che attaccano quartieri abitati da immigrati e un clima di paura che si è rapidamente esteso ben oltre l’Irlanda del Nord.
La scintilla è stata il brutale accoltellamento avvenuto lunedì notte in un'area residenziale della città non lontana dal centro. Un cittadino sudanese di 30 anni, richiedente asilo, è stato incriminato per tentato omicidio dopo aver aggredito un uomo in strada, provocandogli gravi ferite al volto, agli occhi e al collo. Sebbene gli investigatori abbiano escluso un movente terroristico la vicenda è stata subito trasformata in un detonatore politico. Il video dell’aggressione, diffuso massicciamente sui social, è stato rilanciato da esponenti dell’estrema destra britannica, mobilitando proteste anti-immigrazione che in poche ore sono degenerate in violenze diffuse. Uomini incappucciati hanno preso di mira case abitate da immigrati e appartenenti a minoranze etniche. In alcuni episodi sono state scagliate pietre contro le finestre, mentre in altri sono state incendiate automobili e sono comparsi slogan ostili agli stranieri. In seguito agli attacchi, la polizia ha dovuto evacuare diverse famiglie dalle proprie abitazioni.
Le violenze hanno provocato una rara convergenza tra le principali forze politiche nordirlandesi e britanniche. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha condannato gli attacchi definendoli «scioccanti e del tutto inaccettabili», e analoghe prese di posizione sono arrivate dalla prima ministra nordirlandese Michelle O'Neill e da altri esponenti delle istituzioni locali. Gli episodi di Belfast si inseriscono in una sequenza di tensioni che, nelle stesse ore, hanno interessato anche altre località dell'Irlanda del Nord e nel resto del Regno Unito, con scontri, atti di vandalismo e incendi dolosi in aree abitate da comunità migranti che arrivano a pochi giorni dalle proteste di Southampton seguite alla condanna dell’assassino di Henry Nowak, lo studente diciottenne ucciso a coltellate nel dicembre scorso.
Ancora una volta emerge un modello ormai consolidato in Europa: un grave episodio di cronaca viene immediatamente reinterpretato come prova di un presunto fallimento dell’immigrazione nel suo complesso. Attraverso social network, gruppi Telegram, influencer politici e piattaforme digitali, l'evento viene trasformato in una narrazione più ampia che trasforma la rabbia in mobilitazione collettiva. Quanto accaduto a Belfast ricorda inevitabilmente i disordini che sconvolsero Dublino nel novembre 2023. Anche allora tutto iniziò con un accoltellamento che coinvolse alcuni bambini e un’insegnante nei pressi di una scuola. Nel giro di poche ore gruppi dell’estrema destra convocarono manifestazioni di protesta nel centro della capitale che degenerarono con mezzi pubblici incendiati, negozi saccheggiati, auto della polizia distrutte e centinaia di persone che si scontrarono con le forze dell'ordine.
Nel caso di Belfast, tra coloro che hanno contribuito alla diffusione del video dell’accoltellamento e alimentato le proteste, figurano sia il pluricondannato estremista di destra britannico Tommy Robinson che Elon Musk. Quest’ultimo, ieri sera, ha respinto le accuse di aver fomentato i disordini, attribuendone invece le cause alle politiche di immigrazione di massa e alle frontiere aperte, che ha definito insostenibili per i Paesi occidentali. È significativo che le violenze, nella capitale nordirlandese, si siano concentrate esclusivamente nelle aree a maggioranza lealista e protestante della città, richiamando in modo diretto pratiche già viste durante gli anni del conflitto anglo-irlandese a danno della comunità cattolica: gruppi provenienti da aree lealiste che agiscono in forma collettiva e mascherata, attacchi incendiari contro abitazioni, intimidazione di famiglie considerate “fuori posto” e una chiara dimensione territoriale della violenza, con l’obiettivo di controllare o “ripulire” determinati quartieri.
Fino a ieri sera la situazione a Belfast è restata estremamente esplosiva. Le autorità hanno disposto la sospensione dei servizi notturni di autobus e treni, mentre alcune scuole e attività commerciali sono state chiuse in via precauzionale temendo nuove mobilitazioni. La sindaca, Róis-Máire Donnelly, ha denunciato di aver ricevuto minacce di morte dopo aver condannato pubblicamente le violenze contro le comunità migranti. La scorsa settimana si era già verificato un attacco incendiario a sfondo razziale contro un’ex sala evangelica destinata a ospitare un negozio di alimentari asiatici. Anche in questo caso, in un’area tradizionalmente protestante, quella di Shankill Road.
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