La storia di un "signor Nessuno" contro Putin: il documentario che ha vinto l'Oscar
La censura e la propaganda nelle scuole russe dopo l'Operazione speciale contro l'Ucraina: un insegnante ha filmato di nascosto la degenerazione dell'istruzione nel suo Paese e poi è fuggito
L’atto di accusa arriva dal grande schermo. Ed è un’accusa da Oscar contro il presidente russo Vladimir Putin. C’è un documentario che sta facendo il giro del mondo e che, dopo aver vinto premi e riconoscimenti, è stato premiato questa notte a Los Angeles, nella categoria Best Documentary Feature. Il titolo è Mr. Nobody against Putin e parla della censura nelle scuole russe e della nuova educazione patriottica subentrata con l’inizio dell’Operazione militare speciale, come in Russia chiamano la guerra in Ucraina. A filmarlo è stato un insegnante e videomaker, che ha voluto documentare la degenerazione dell’istruzione nel suo Paese e la connotazione sempre più nazionalista e antioccidentale. Il suo nome è Pavel Talankin, che, con la direzione e l’aiuto di David Borenstein, ha mostrato come la quotidianità di bambini e adolescenti sia cambiata radicalmente nel giro di pochi giorni.
Mr. Nobody against Putin è ambientato a Karabash, una cittadina degli Urali meridionali non lontana da Ekaterinburg. Ma potrebbe essere ovunque in Russia. I primi otto minuti sono dedicati alla vita scolastica prima della guerra. Pavel, che ha studiato nella stessa scuola dove ha insegnato, fino a quando non è stato costretto a scappare dalla Russia, racconta una quotidianità fatta di studio, attività ricreative, momenti ludici e di condivisione con la comunità. Colori, canti, i sapori delle torte fate in casa per festeggiare il Natale. Poi, all’improvviso, il 24 febbraio 2022, cambia tutto. Le televisioni iniziano a trasmettere l’arrivo delle truppe russe sulla linea del fronte. Nelle scuole entra il documento intitolato Nuova politica federale per l’educazione patriottica. Ai canti e alle corse dei bambini si sostituisce l’alzabandiera e l’imparare a marciare come soldati. Alle lezioni del curriculum scolastico, quelle sull’Operazione militare speciale in Ucraina, dove si spiega, anche ai più piccoli, che Kiev implementa politiche naziste e razziste e che quindi la Russia è stata costretta a intervenire per demilitarizzarla e denazificarla. Non mancano attacchi a Paesi europei, che farebbero anche sorridere, se non si trattasse di un’operazione di indottrinamento.
Un docente, che è anche un esponente locale di Russia Unita, il partito del presidente, spiega la guerra dal punto di vista economico, “chiarendo” che non è la Russia che sta soffrendo per le sanzioni, bensì l’Europa. Il Vecchio Continente viene ritratto come un luogo dove non ci si riesce a scaldare e dove non si trovano più prodotti agricoli, farina e olio. Dove la Francia sarà costretta a cibarsi di ostriche e rane, «come hanno sempre fatto» sottolinea il professore. Soffrirà anche la Gran Bretagna, «quella piccola isola che ha ucciso i suoi stessi soldati durante la Seconda Guerra mondiale».
Una realtà aberrante e ribaltata, che Pavel è costretto a filmare, perché vanno inviati filmati a Mosca per dimostrare che il nuovo protocollo educativo è agli effetti in implementazione. Un modello che, secondo l’insegnante-documentarista, ricorda l’Unione Sovietica, con la differenza fondamentale che ai tempi dell’Urss c’era la componente ideologica del comunismo, per quanto ingiustificabile. Adesso ruota tutto attorno a Putin. Non solo i bambini indottrinati, ma anche i giovani costretti a crederci e ad arruolarsi, spesso dopo aver assistito a “lezioni” di mercenari della Wagner, in cui si spiega quali siano le differenze fra i vari tipi di mina e come si monti un Kalashnikov. Il tutto in orario scolastico, sottraendo tempo allo studio della cultura russa.
Nel documentario ci sono anche le prime madri che non vedono tornare a casa i figli. Il funerale di Artyom, morto a 19 anni, non viene filmato perché troppo rischioso. Ma basta l’audio, con lo strazio di chi lo ha messo al mondo. Il film si conclude con l’ultimo giorno di scuola, che è anche l’ultimo di Pavel come insegnante. Gli è arrivato il passaporto e ha i contatti giusti per lasciare la sua cittadina negli Urali. La scena finale è l’ultima festa con i suoi studenti. Una parvenza di finta, ipocrita normalità, dietro la quale c’è tutto l’orrore della guerra di Putin e della sua nuova educazione patriottica.
Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha rifiutato di commentare la vittoria agli Oscar come miglior documentario del film, affermando di non averlo visto. Peskov ha aggiunto che per commentare il film ha bisogno "almeno di capirne il contenuto". Il film era stato presentato in anteprima il 25 gennaio 2025 al Sundance Film Festival, dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria. Nel frattempo, i media e i blogger patriottici russi hanno accusato Talankin di tradimento.
Salendo sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles, il regista David Borenstein ha ricordato il senso politico del film: «Mr. Nobody Against Putin parla di come si perde un Paese. Lo si perde attraverso innumerevoli piccoli atti di complicità. Quando restiamo in silenzio mentre il potere controlla i media e decide cosa possiamo produrre e consumare». Il discorso si è concluso con un messaggio di responsabilità individuale: «Tutti noi affrontiamo una scelta morale. Ma anche un “nessuno” può essere più potente di quanto pensiamo». Subito dopo ha preso la parola Pavel Talankin, protagonista del documentario. Parlando in russo e tradotto sul palco da un membro della troupe, l’insegnante ha pronunciato uno dei momenti più intensi della serata. «Per quattro anni abbiamo guardato il cielo cercando stelle cadenti per esprimere un desiderio», ha detto. «Ma ci sono Paesi dove al posto delle stelle cadono bombe e droni». Poi l’appello finale, accolto da un lungo applauso del pubblico: «Nel nome del nostro futuro, nel nome di tutti i nostri figli: fermate tutte le guerre, ora».
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