La "Giornata della libertà": il Minnesota si ferma contro i raid dell'Ice
Saracinesche abbassate in tutto lo Stato contro l'abuso della forza nei raid anti immigrati

Non solo serrande abbassate. La “Giornata della verità e della libertà”, convocata in Minnesota per dire “basta” ai raid dell’Ice contro gli immigrati, ha portato i cittadini di Minneapolis a sfidare, in strada, il freddo artico con temperature fino a meno 24 gradi. Si è tenuta all’aperto anche la manifestazione organizzata al Terminal 1 dell’aeroporto Saint Paul della capitale per dare voce all’indignazione contro i voli carichi di irregolari deportati.
L’appello a boicottare lavoro, scuola e acquisti è arrivato dopo le tese dimostrazioni sollevate dalla morte di Renée Good, l’americana uccisa il 7 gennaio da un agente dell’Ice durante un raid anti-migranti. La donna, lo ricordiamo, è stata raggiunta da tre colpi di pistola esplosi da una guardia che l’accusava di bloccare il passaggio. Il caso è indignato l’opinione pubblica statale ed è diventato nazionale. L’Amministrazione di Donald Trump si è schierata dalla parte dell’agente che, questa è stato il ragionamento del vicepresidente JD Vance, avrebbe aperto il fuoco perché in pericolo. A gettare benzina sul fuoco delle proteste sono stati tanti altri episodi di “abuso” della forza e del potere che ha visto protagonisti gli uomini arruolati per eseguire i bliz contro gli indocumentados. L’ultimo, solo in ordine temporale, riguarda il piccolo Liam, 5 anni, usato dagli agenti dell’Ice come esca per far uscire la madre di casa. Caso su cui l’Ecuadorquale, il Paese di origine della famiglia, ha chiesto spiegazioni a Washington tramite il ministero degli Esteri.
L’idea dello sciopero come strumento di protesta è legata al fatto che le tante attività commerciali gestite dagli immigrati sono state duramente colpite dall’attività dell’Ice: per mettersi al sicuro dai raid, molti gestori sono stati costretti a chiudere le proprie attività o a ridurre l’orario di lavoro al minimo indispensabile. All’iniziativa hanno aderito per solidarietà anche esercenti americani, e senza personale di origine immigrata. Adesioni sono arrivate pure da leader religiosi, sindacati e dirigenti d’azienda.
Chiusi, in tutto lo Stato, bar, ristoranti e negozi. Aperte le attività di chi ha invece deciso di mettersi al servizio dei manifestanti offrendo loro caffè gratuito e materiali per preparare i cartelli “Ice out” (Ice fuori). Decine le anche veglie di preghiera. Gli organizzatori hanno segnalato che tra gli arresti disposti dalle autorità per sedare la dimostrazione c’erano almeno un centinaio di religiosi scesi in strada.
Fa discutere il caso di una foto ritoccata dalla Casa Bianca per rendere più drammatico il fermo di un’attivista per i diritti civili. L’immagine originale era stata pubblicata dalla segretaria agli Interni Kristi Noem su X e ritraeva l'attivista Nekima Levy Armstrong mentre guardava serenamente davanti a sé, al momento del suo arresto. La donna è una delle tre persone fermate per l’irruzione in una chiesa a St. Paul domenica scorsa. Ma la foto modificata e pubblicata dalla Casa Bianca mostra l’attivista disperata, in lacrime. Uno dei portavoce ha provato a sminuire l’episodio parlando di un “meme”.
L’Ice sembra intanto acquisire ancora più poter. Una circolare interna autorizza gli agenti ad entrare nelle case senza un mandato giudiziario. Una mossa che secondo gli esperti legali viola le garanzie sancite dal quarto emendamento della Costituzione. Anche in un’Amministrazione che ha sempre promosso una visione espansiva della propria autorità in materia di applicazione della legge, la direttiva – secondo gli studiosi – si distingue per il modo in cui ignora i divieti di lunga data contro le perquisizioni senza mandato in proprietà private, un concetto giuridico che precede la creazione degli Stati Uniti e che è tra i principi fondamentali del Paese.
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