Iran, si avvicina la scadenza dell'ultimatum. E Trump lancia nuove minacce
di Redazione
Il presidente Usa evoca "la distruzione totale" del nemico. Teheran: mineremo tutto il Golfo Persico, pronti a rispondere colpo su colpo

La (quasi) "vittoria" sull’Iran, evocata più volte dal presidente Usa Donald Trump, sembra ormai definitivamente evaporata. Al suo posto si staglia – sempre più minacciosa – l’ombra sinistra di una nuova escalation. "Pace attraverso la forza, per usare un eufemismo", “la distruzione totale” dell’Iran, ha rilanciato su Truth il tycoon, che ha sentito il primo ministro britannico Keir Starmer. La selva di minacce si è infittita sabato. L’ultimatum lanciato sabato da Trump a Teheran sta per scadere. Il presidente Usa ha minacciato di "colpire e annientare" le centrali elettriche iraniane se la Repubblica islamica "non aprirà completamente lo Stretto di Hormuz entro 48 ore". Il regime degli ayatollah ha risposto, ieri, di essere pronto, in caso di attacco, a "distruggere irreversibilmente" le infrastrutture vitali dell'intera regione, compresi gli impianti di desalinizzazione, insieme a "chiudere completamente" Hormuz, dove solo una manciata di navi è riuscita a passare in poco più di tre settimane di conflitto. Posizione ribadita anche oggi. "Avete attaccato i nostri ospedali noi no. Avete attaccato i nostri centri di soccorso, noi no. Avete attaccato le nostre scuole, noi no. Ma se attaccate la rete energetica, noi attaccheremo reti energetiche: risponderemo a qualsiasi minaccia con la stessa intensità”, hanno fatto sapere i Guardiani della Rivoluzione iraniani. Non solo. Il Consiglio di difesa iraniano ha minacciato di posizionare mine marine per bloccare l'intero Golfo Persico se le coste o le isole iraniane venissero attaccate. "Qualsiasi tentativo da parte del nemico di attaccare le coste o le isole iraniane comporterà naturalmente il minamento di tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione nel Golfo Persico e lungo le coste con vari tipi di mine navali, comprese le mine galleggianti", si legge nella dichiarazione. "In tal caso, l'intero Golfo Persico si troverebbe per lungo tempo in una situazione praticamente simile a quella dello Stretto di Hormuz", fa sapere Teheran.
La guerra prosegue su tutti i fronti. Secondo l'emittente irachena Al-Ahd, citata dai media iraniani, un caccia americano è stato colpito nei cieli sopra l'Iran, precipitando poi in Kuwait. Esplosioni sono state avvertite nelle zone centrali, orientali e occidentali della capitale iraniana Teheran e in tutto il Paese, dove sono state attivate le difese aeree. A Bandar Abbas, una stazione radio è stata presa di mira e una persona è stata uccisa. Anche a Khorramabad e Urmia, due zone residenziali sono state colpite, causando vittime tra i civili. Anche a Isfahan, Karaj e Ahvaz si sono udite forti esplosioni. Ad Ahvaz, un ospedale è stato danneggiato dalle esplosioni come riporta al-Jazeera. Complessivamente, la Mezzaluna Rossa iraniana ha affermato che oltre 80mila siti civili sono stati colpiti, alcune sono stati completamente distrutti.
Resta alto l’allarme in tutto il Consiglio di Cooperazione del Golfo. Secondo quanto riportato da al-Jazeera, il ministero della Difesa saudita ha riferito dell'intercettazione di un drone. Gli Emirati Arabi Uniti, poche ore prima, avevano risposto a minacce missilistiche provenienti dall'Iran, invitando i cittadini a rimanere in luoghi sicuri. Riad ha dichiarato stamattina di aver intercettato diversi missili balistici, abbattendone uno in una zona disabitata, scenario purtroppo frequente dato che l'Iran sta tentando di colpire la provincia orientale, dove si trovano gli impianti petroliferi. Ad Abu Dhabi, un uomo è rimasto ferito dalla caduta di detriti in seguito a un'intercettazione. In Qatar, la popolazione si è svegliata con la notizia di un incidente in elicottero in cui hanno perso la vita sette membri dell'equipaggio. È certamente un episodio che avvicina la guerra alle nostre vite.
Mentre si infiammano le tensioni anche in Libano - dove Israele ha segnalato che "intensificherà" le operazioni "terrestri mirate" – secondo alcune fonti, una timida apertura verso la diplomazia sembra arrivare dagli Stati Uniti: secondo Axios, gli inviati di Donald Trump Jared Kushner e Steve Witkoff stanno creando una squadra per negoziare con l'Iran su ordine del presidente, mentre entrambi i Paesi hanno dato voce alle loro condizioni - al momento inconciliabili - per concludere il conflitto.
Negli ultimi giorni non vi sono stati contatti diretti tra Usa e Iran, ma Egitto, Qatar e Regno Unito hanno fatto da tramite per lo scambio di messaggi, secondo quanto riferito ad Axios da un funzionario statunitense e da altre due fonti. Egitto e Qatar hanno informato Washington e Israele che l'Iran è interessato a negoziare, ma a condizioni molto rigide, enunciate da Tasnim, l'agenzia di stampa legata ai pasdaran: la garanzia che il conflitto non si ripeta; la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione; il pagamento di un risarcimento all'Iran; la fine della guerra contro tutti i gruppi regionali affiliati all'Iran; l'attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz e il perseguimento penale e l'estradizione degli operatori dei media anti-iraniani.
Da parte sua, Donald Trump vuole che l'Iran si impegni su sei fronti: nessun programma missilistico per cinque anni; arricchimento dell'uranio pari a zero; smantellamento degli impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow; protocolli rigorosi di osservazione esterna per la creazione e l'utilizzo di centrifughe e macchinari correlati che potrebbero favorire un programma di armi nucleari; trattati sul controllo degli armamenti con i paesi della regione che prevedono un limite massimo di 1.000 missili; nessun finanziamento per gruppi affiliati come Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen o Hamas a Gaza.
Entrambi gli elenchi mostrano chiaramente una distanza al momento incolmabile: l'Iran ha ripetutamente respinto diverse delle richieste americane. Per quanto riguarda le richieste iraniane, secondo un funzionario statunitense Trump considera la proposta di risarcimenti "inaccettabile", mentre secondo un altro funzionario, potrebbe esserci margine di negoziazione in merito alla restituzione dei beni congelati all'Iran.
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