Poste ingloba Tim: ecco perché e cosa succede ora

Ieri sera l'annuncio dell'Opas da 10,8 miliardi. Lo Stato rimarrà azionista di maggioranza con il 51% delle azioni. Nascerà una piattaforma integrata di servizi dalla logistica alle tlc alla finanza
March 23, 2026
Poste ingloba Tim: ecco perché e cosa succede ora
Poste italiane ha formalizzato un'Opas su Tim
Poste Italiane ha lanciato un'Opas (un'Offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria) da 10,8 miliardi per l'acquisto di Telecom Italia. Lo ha annunciato ieri sera il cda della società controllata dal ministero dell'Economia, sia direttamente (29,26%) che indirettamente tramite la Cassa depositi e prestiti (35%). L'obiettivo dell'operazione è quello di "dar vita ad un unico gruppo, integrando due delle più grandi e importanti realtà industriali italiane". Si verrebbe a creare una "piattaforma integrata" con ricavi aggregati pari a circa 26,9 miliardi di euro, sinergie per 700 milioni e oltre 150 mila dipendenti.

Cos’è l’Opas

L’Opas rappresenta una combinazione tra acquisizione e scambio di azioni: il corrispettivo offerto agli azionisti della società target è composto sia da denaro contante che da azioni con diritto di voto dell’offerente. Questo tipo di operazione viene spesso scelta per ridurre l’impatto finanziario di un’acquisizione e consente al tempo stesso agli azionisti della società target di continuare a essere coinvolti nella nuova società.
L'offerta di Poste prevede una componente in carta e una in cash e sarà perfezionata entro la fine dell’anno. L’operazione prevede un aumento di capitale (approvato dal board) finalizzato all’emissione di nuove azioni Poste da offrire come corrispettivo di scambio agli azionisti di Tim: ogni 5 mila azioni della società telefonica consegnate avranno in cambio 109 azioni di Poste. Oltre all’offerta di carta, si aggiunge un conguaglio cash: ogni 5mila azioni è previsto il pagamento di 835 euro. Il premio rispetto al prezzo di chiusura del 20 marzo è del 9,01%. Stamattina il prezzo delle azioni Tim è schizzato con un rialzo del 4,69% a 60 centesimi, sfiorando quasi il livello (63,5) dell’offerta di Poste che invece ha perso il 4,9% nelle prime ore di contrattazione a piazza Affari.

Lo scenario e i conti di Poste e Tim

L'operazione sorprende gli operatori ma non più di tanto. Il gruppo guidato da Matteo Del Fante è già azionista di maggioranza di Poste con il 27,3% di azioni. Un anno fa era emerso lo spiccato interesse di Poste per Tim che aveva acquisito il 15% delle azioni dal francese Vivendi e il 9,81% da Cassa Depositi e Prestiti. Da quest'anno inoltre Poste ha deciso di utilizzare per i suoi utenti le infrastrutture e la rete mobile di Tim, al posto di quella di Vodafone. 
Il 2025 è stato un anno record per Poste con un utile netto di 2,21 miliardi in rialzo del 10% rispetto al 2024 e con una crescita che ha riguardato tutti i business: finanziario, assicurativo e Postepay. La decisione del cda arriva a 10 giorni dal deposito, da parte del ministero dell’Economia, della lista per il rinnovo del vertice di Poste Italiane. Anche gli ultimi conti di Tim sono incoraggianti con ricavi in crescita nel 2025 (13,7 miliardi) la società è tornata in utile con un risultato netto consolidato di 519 milioni e registrando il debito netto in forte calo.
Un portavoce di Tim ha fatto sapere che la società prende atto dell'Opas totalitaria e che oggi si riunirà il cda per avviare il processo di valutazione dell'offerta. Poste illustrerà nei dettagli l'operazione in una conference call già fissata sempre per la giornata di oggi.
L’esborso complessivo per Poste Italiane, nel caso di un’adesione al 100% dell’offerta, sarebbe attorno a 2,8 miliardi di euro. Sempre nel caso di una simile adesione, i soci Tim verrebbero a detenere il 22% del capitale della società dei recapiti, mentre l’effetto diluitivo per la quota di controllo dello Stato, pari oggi al 65% circa del capitale, sarebbe attorno al 23 per cento. La quota pubblica scenderebbe attorno al 51% del capitale.
Lo scenario in cui si muove Tim è quello della separazione tra la rete e i servizi con l’obiettivo di risanare le proprie finanze e diventare sempre più competitivo in un mercato, quello delle tlc, considerato molto vitale in Italia ma poco redditizio. L’obiettivo finale è il delisting della società telefonica, ovvero l’uscita da piazza Affari, ma la condizione perché l’offerta sia considerata valida è un’adesione tale che consenta al gruppo dei recapiti di raggiungere il 66,67 per cento del capitale. Poste non è socio qualunque ma di un colosso che negli ultimi anni ha saputo trasformarsi e ampliare la sua attività spostandola dalla corrispondenza, ormai marginale, ad altri ambiti assai più redditizi e attuali: la logistica, i servizi digitali, il risparmio, la finanza.

Cosa cambia per le due aziende e per i cittadini

L'operazione non è solo finanziaria, ma disegna un nuovo assetto industriale per il Paese, accelerando un processo di convergenza tra logistica, pagamenti e connettività e la creazione di una piattaforma digitale a guida pubblica. Poste si trasforma definitivamente in una "piattaforma di infrastruttura connessa". Integrando la rete fissa e mobile di Tim e i suoi data center, potrà offrire servizi integrati di connettività sicura, cloud e gestione dati su scala nazionale. Per Tim l'uscita dalla borsa segnerebbe la fine di un'era. Sotto la copertura di Poste, avrebbe una maggiore flessibilità operativa e una stabilità finanziaria garantita dalla maggioranza pubblica. Tim inoltre potrebbe avvantaggiarsi della diffusa rete di uffici di Poste per pubblicizzare i suoi prodotti e cercare di consolidare la sua leadership nel mercato delle tlc che in Italia è spezzettato tra quattro operatori.

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